SOVERIA MANNELLA (Catanzaro) – Marco Gervasoni: «Non si era mai visto – neanche nella cosiddetta Prima Repubblica – il capogruppo del partito di maggioranza relativa chiedere al Quirinale di smentire alcunché, a maggior ragione accuse di "complotto" contro il governo. Il fatto è che la “mente di destra”, e soprattutto la psicologia di quella italiana, è fortemente legata a un immaginario paranoide e, inoltre, tende a presentarsi come “vittima” dei “poteri forti" , anche quando governa. Non è solamente una soluzione propagandistica - anche se è pure quello -, è proprio una forma mentale»
Un ingresso a gamba tesa, questo di Marco Gervasoni – professore ordinario di Storia contemporanea all’Università del Molise – che irrompe sulla rovente scena politica di queste ore.
E proprio all’immaginario della destra italiana e alla continuità di alcune strutture mentali che riemergono nei momenti di conflitto istituzionale è dedicato il nuovo libro di Gervasoni, in uscita per Rubbettino, dal titolo “Psicologia della destra. Dal fascismo al melonismo” dalla prossima settimana in libreria.
Il libro mostra come i conflitti che esplodono oggi sulle prime pagine non siano fenomeni improvvisi: sono la manifestazione di un immaginario politico stratificato, in cui la figura del leader, l’idea del “nemico interno” e la richiesta di riconoscimento restano centrali.
Il saggio, attraversando un secolo di storia italiana, lega il fascismo, il neofascismo e le nuove destre nazional-populiste attraverso una costante: la dimensione psicologica del potere.
Il volume parte da una premessa netta: per comprendere le destre contemporanee non basta più la categoria politica, serve un’indagine sul loro funzionamento psichico collettivo. Gervasoni ricostruisce così una vera e propria genealogia emotiva della destra italiana, mostrando come pulsioni, timori, bisogni identitari e ritualità simboliche plasmino più della logica e dei programmi l’azione politica di queste forze.
Attraverso lenti che vanno da Freud a Fromm, da Adorno a Reich, l’autore analizza i meccanismi di massa che tornano ciclicamente: il bisogno di ordine, la centralità carismatica del capo, la percezione costante di un assedio da parte dei “poteri forti”, la narrazione della minaccia e la retorica della vittimizzazione, persino quando si è al governo. Questi elementi – secondo Gervasoni – costituiscono una struttura mentale ricorrente che attraversa epoche e contesti, declinandosi in forme diverse ma riconoscibili, dal Ventennio alle destre sovraniste del XXI secolo.
La parte centrale del libro entra nel vivo della storia italiana: il fascismo come dispositivo psicologico prima che politico, il neofascismo come comunità identitaria autosufficiente, il post-fascismo come tentativo di normalizzazione mai del tutto concluso. Ogni fase è letta come un capitolo di una lunga parabola emotiva che ha modellato un certo modo di percepire l’autorità, il conflitto, la nazione e – soprattutto – il ruolo del leader come fulcro di sicurezza e identificazione.
Nell’ultimo segmento, Gervasoni si confronta con le nuove destre di governo: movimenti che dichiarano di aver rotto col passato ma che, secondo l’autore, continuano ad attingere a quell’insieme di automatismi psicologici che si attivano nei momenti di tensione istituzionale. Da qui nasce il cuore del libro: un’interpretazione della contemporaneità non come rottura, ma come riemersione di schemi profondi, che spiegano la forza emotiva della comunicazione politica e la rapidità con cui oggi si incendia il dibattito pubblico.
"Psicologia della destra" non offre un giudizio, ma una lente: una lente potente, spiazzante, che smonta la superficie degli eventi e costringe a guardare dentro le dinamiche meno visibili - quelle che nascono nella mente collettiva prima ancora che nelle stanze del potere.




