MIRABELLA ECLANO – Platea molto attenta, questa sera, quella presente nella sala del teatro comunale di Mirabella Eclano per il convegno promosso dal Centro studi “Italo de Feo” in occasione della pubblicazione in volume degli atti relativi al seminario di studi tenutosi lo scorso anno nel centenario della nascita dell’illustre intellettuale, giornalista e uomo politico eclanese. Al tavolo dei relatori studiosi e uomini di cultura, moderati dal giornalista Franco Genzale.
A fare gli onori di casa il sindaco Vincenzo Sirignano il quale, dopo aver sottolineato l’orgoglio della sua città per aver dato i natali a de Feo, si è soffermato con passione sul valore simbolico nei confronti della cultura rappresentata dal Carro di Mirabella, patrimonio non solo locale ma dell’intera regione. Italo de Feo si portava sovente nel suo paese nelle giornate dedicate proprio al Carro e per ammirare le bellezze del parco archeologico dell’antica Aeclanum.
È stata, poi, la dotta relazione del professor Francesco Barra, ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Salerno, a delineare il valore e l’importanza dell’azione di Italo de Feo esercitata non solo nel giornalismo, ma anche in altri e svariati campi che spaziano dalla storia alla letteratura, alla politica. Barra ha definito de Feo un importante testimone del Novecento quale maestro di giornalismo, padre della televisione italiana, attento e puntiglioso saggista, un divulgatore della storia e della critica letteraria. Accanto ai tanti meriti non passa in secondo piano il suo ruolo di raffinato intellettuale e grande umanista che lo accreditano nella grande schiera degli uomini che hanno avuto una formazione culturale nel seno della illuminata borghesia meridionale. La politica, ancora, ha visto in de Feo, quando questi ha aderito al Pci di Togliatti, il vero spirito libertario.
Ad illustrare, attraverso la proiezione di immagini, i tesori che si conservano nel parco archeologico dell’antica città di Aeclanum, posta in una posizione strategica sulla via Appia, è stata la funzionaria della soprintendenza archeologica Maria Fariello. Due studentesse del locale liceo classico “Aeclanum”, Teresa Mustone e Dolores Ianniello, hanno letto alcune importanti e significative lettere indirizzate da de Feo al cardinale Giovanni Colombo. È quindi intervenuto il curatore del volume, Claudio Bruno, responsabile del Centro studi intitolato all’illustre mirabellano, che si è soffermato sullo studioso Raimondo Guarino, il quale, ai suoi tempi, lamentava “l’identità sospesa” dei suoi concittadini, convinti che la “cultura non fa moneta”. Invece, ha affermato con convinzione Bruno, la cultura, e quella in particolare di Mirabella, ricca di antiche testimonianze storiche e artistiche, va valorizzata e promossa, specialmente con la ripresa dei lavori per portare alla luce l’antico anfiteatro.
Del de Feo studioso e politico si è occupato, nel suo intervento, Gerardo Bianco, uno dei protagonisti della vicenda politica italiana con la Democrazia cristiana prima, il Partito popolare e la Margherita poi, peraltro legato a Mirabella da vincoli affettivi. A tal proposito il moderatore dell’incontro, il collega Franco Genzale, ha lanciato un appello alla civica amministrazione, presente e futura, di conferire all’on. Bianco la cittadinanza onoraria di Mirabella Eclano. Bianco – che, lo ricordiamo, oltre che politico, è stato ordinario di letteratura latina presso l’università di Parma e l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli, riuscendo a coniugare, lui che è uno studioso attento di Francesco De Sanctis, politica e cultura ai massimi livelli – ha sottolineato come la innata curiositas di Italo de Feo, indirizzata in varie direzioni, lo abbia aiutato a formare il suo animo di studioso serio e equilibrato. La sua attività culturale ha spaziato in vari campi soffermandosi sul pensiero storico di Carlo Marx e Benedetto Croce. La storia dei suoi anni di giornalismo e di attento letterato ha avuto il pregio di studiare e indagare l’opera di personaggi come Togliatti e Saragat e di autori come Leopardi e Manzoni. Ancora, la biografia tracciata su Cavour mostra un’attualità non presente in altre opere, come quella di Palmerston che commemorò, a suo tempo, la scomparsa di Cavour in Inghilterra. Bianco, da grande conoscitore della politica, ha poi indicato la coerenza del de Feo per il coraggioso abbandono di Togliatti e del Pci per l’inerzia del comunismo nei confronti di Trieste e degli italiani gettati nelle foibe. Italo de Feo, secondo l’oratore, si è speso per tanti ideali e anche per seri problemi pratici, come nel riconoscere il valore della televisione ed il futuro della comunicazione. Ha affermato, infine, tra l’altro, che non si può fare politica senza cultura.
A conclusione dei lavori ha preso la parola la senatrice e giornalista Diana de Feo, figlia di Italo, la quale, oltre i relatori Barra e Bianco, ha ringraziato, non senza un momento di commozione, la cittadinanza e l’amministrazione di Mirabella per l’omaggio reso a suo padre, Italo de Feo.




