AVELLINO – L’Istituto agrario di Avellino ha dedicato un’intera giornata commemorativa alla figura di Federico Biondi, il professore che nella scuola voluta da Francesco De Sanctis ha insegnato per moltissimi anni lasciando un ricordo indelebile del suo alto magistero. A lui è stata intitolata, questa mattina, l’aula magna della scuola nel corso di una cerimonia cui hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Avellino Paolo Foti, il consigliere provinciale Domenico Palumbo, l’on. Valentina Paris. Diversi i relatori che si sono succeduti: il preside Pietro Caterini, i giornalisti Gianni festa e Generoso Picone, il preside Antonio Cassano, i professori Giuseppe Cacciatore e Luigi Anzalone, l'ex alunno e attuale docente Frusciante.
Qui di seguito riportiamo uno stralcio dell’intervento del preside Cassano che ha ricordato l’amico Biondi ed il docente.
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Il professore Biondi mi ha accompagnato nel mio lavoro di preside di questo istituto, specialmente nei primi anni, quando con la mia inesperienza dovetti affrontare i gravi e urgenti problemi causati dal terremoto e le innumerevoli e per me incredibili difficoltà che ostacolavano la ricostruzione della scuola. Queste difficoltà caddero di colpo quando ci fu il cambio della guardia all’amministrazione provinciale e a casa sua il prof. Biondi mi fece conoscere il nuovo presidente della Provincia, il prof. Anzalone. Egli molto attentamente ascoltò le nostre ragioni e le nostre perplessità sui motivi che avevano fino ad allora ostacolato o meglio impedito la ricostruzione, benché il Cipe già da tempo avesse stanziato fondi pienamente sufficienti destinati proprio alla ricostruzione dell’istituto, per cui di essi non si poteva fare altro uso. Il risultato di questo nostro lungo incontro si ebbe subito: il primo atto dell’amministrazione Anzalone fu quello di avviare la ricostruzione tanto lungamente attesa. Ed anche quest’aula è il frutto di quell’oscuro lavoro di trent’anni fa. Ed è quindi opera giusta e segno di gratitudine per l’uomo di cultura, quale fu Biondi, celebrarne la memoria ora e in questo luogo.
La sua cultura, mai astratta, ma sempre calata nella realtà, si manifestava in modo chiaro e immediato, raggiungendo anche gli interlocutori più ingenui e lasciando in loro i semi del sapere. Mentre faceva conoscere le radici della nostra cultura induceva gli allievi a diventare logici, parlando ad essi con forte e contagiosa passione, creando in classe un entusiasmo anche civile e politico, che poi influenza l’intera vita, diventando parte dell’esistenza di ognuno. Questa sua capacità di dialogare la manifestava con tutti nella scuola (colleghi ed alunni) rendendo, con la sua finezza culturale, facili le cose difficili: e questo è proprio di chi veramente sa e vuole che il sapere sia accessibile a tutti. E con questo obiettivo egli condusse la sua vita, svolse il suo magistero nella scuola, portando innovazioni profonde frutto di una nuova mentalità: una scuola che si aprisse al sociale e che desse a tutti un’occasione di conoscenza e quindi di riscatto.
Questo suo modo di intendere la scuola certo fu motivo di dissidi e di contrasti con taluni colleghi, ma alla lunga si rivelò lungimirante. Il mondo scolastico era ancora legato ad una visione selettiva dell’insegnamento, una visione che spesso declinava in uno sterile nozionismo, e contro questa visione Biondi si adoperava. Per lui la funzione e la missione del professore avevano l’obiettivo di raggiungere le menti di tutti i giovani, di educarli ad una visione critica ed etica della vita, di dar loro la dignità attraverso competenze non solo tecniche da spendere nel mondo del lavoro. Ed era ben consapevole che solo così si assolve l’impegno primario della scuola cioè quello della formazione della personalità dei giovani, supporto indispensabile per una consapevole e cosciente partecipazione dei futuri uomini alla vita democratica.
La scuola, poi, gli è debitrice per tanto lavoro che vi ha profuso. Devo ricordare che è opera sua la catalogazione di tutti i libri della biblioteca. L’istituto possiede un corpus librario davvero importante che esula da una semplice biblioteca scolastica: numerosi sono i testi rari per lo più di argomento scientifico ma anche di argomento letterario. Si spazia dalle cinquecentine, tra cui anche un testo di Galilei, alle raccolte di scrittori latini di agricoltura fino ai testi fondamentali di chimica, viticoltura ed enologia, che acquistò, quest’ultima, la fisionomia di scienza indipendente a cavaliere tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento ad opera dei padri della disciplina che insegnarono proprio in questa scuola (Trotter, Paris, ecc). Ora, i libri che costituiscono quest’ultima sezione, cioè quelli di viticoltura e di enologia sono rarissimi e purtroppo molti di essi sono andati irrimediabilmente perduti nella precedente sistemazione della biblioteca piuttosto precaria e diciamo pure bonaria. La biblioteca, infatti, era ospitata nell’allora laboratorio di chimica, a disposizione di chi la volesse consultare, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. Il prof. Biondi e l’allora preside Rocco Cassano, mio padre, decisero di trasferirla nell’edificio principale, nel locale più ampio e decoroso della scuola stessa che fu attrezzato secondo criteri di estrema funzionalità.
Il lavoro a cui Biondi si accingeva era davvero difficile e faticoso. Catalogò tutti i testi e ne indicò la sistemazione nelle varie sezioni. Ed era solo in questo compito. E a lui bisogna riconoscere anche un altro merito: quello di sostenere la necessità di un continuo aggiornamento, in modo da non lasciarla ferma ai testi antichi ma di dotarla di anno in anno delle opere e delle riviste che man mano venivano pubblicate.
In uno dei tanti incontri a casa sua, in compagnia di un brano della musica classica che tanto amava e che voleva che anch’io amassi, mi raccontava di come fosse rimasto impressionato dalla vista di tanti tomi e spaventato dal lavoro che aveva deciso di intraprendere. Mi raccontava pure che quella fu l’occasione per conoscere il glorioso passato della scuola ed il ruolo che l’attendeva negli anni futuri. Ed è proprio nella dedica che mi riservò nella presentazione del suo Andata e Ritorno che Biondi fa riferimento agli anni della sospirata rinascita ad una nuova vita della scuola, pervenuta ormai al traguardo della compiuta ricostruzione, ricordando l’impegno da lui dedicato, con eguale passione, alla politica ed alla scuola. Negli ultimi anni, quando il prof. era in pensione, e poi anche io sono stato collocato a riposo, ho continuato a giovarmi dei costanti contatti che avvenivano, di regola, a casa sua: inutile dire che in quegli incontri il prof. continuava ad essere calato nella realtà culturale e politica dei tempi. In quegli anni, successivi al servizio come professore, ebbe modo di riorganizzare i pensieri e le idee politiche dando alle stampe un’opera biografica che ritengo tra le opere più sentite: Andata e Ritorno, viaggio nel Pci di un militante di provincia. L’attualità del suo messaggio è riposta anche nell’analisi lucida del passato politico dell’Irpinia e nello sguardo profetico di quello che sarebbe stato il futuro della politica.
E sono fortemente sicuro che gli studenti non dimenticheranno il proprio professore, perché credo che Federico Biondi ha lasciato dentro di loro un’impronta indelebile, che poi è l’etimo del verbo insegnare, lasciare un segno nell’allievo. Non lo dimenticheranno non soltanto per quello che ha loro insegnato, ma innanzitutto per come lo ha insegnato, per la sua forza carismatica; ed è quello che più conta nella formazione dei giovani: non il contenuto del sapere, ma la trasmissione dell’amore per il sapere. Essi ne ricorderanno bene il nome, il volto, la figura, il timbro della voce, che rende vivo il sapere, nel senso che non si limita a trasmetterlo ma lo sa rianimare permanentemente, lo ricorderanno come colui che ha insegnato che non si può sapere senza amore per il sapere, e che il sapere raggiunto senza desiderio è sapere morto, sapere separato dalla verità, sapere falso.




