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    23/10/2017

L’occhio sulla città/Non solo panem et circenses

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_amdos.jpgAVELLINO – Se soddisfare le esigenze-aspirazioni della massa è compito agevole e conveniente, soprattutto da chi ne fa metodo politico bassamente demagogico, sensibilizzare la stessa ad eventi di particolare   coinvolgimento anche emotivo denota un grado di maturità che va ben oltre il “panem et circenses”. La risposta è arrivata  dalla città in occasione della quarta edizione della “camminata rosa” svoltasi la scorsa domenica da Mercogliano ad Avellino: la manifestazione organizzata dall’Amdos irpina (associazione meridionale donne operate al seno) e da altre associazioni giunte dal capoluogo, dalla provincia ed anche dall’intero territorio regionale ne costituisce tangibile esempio.

Un vero e proprio esercito in marcia, capace di farsi portatore del vessillo della sofferenza con dignitosa quanto silenziosa compostezza. Un inno alla vita, una forza concreta ed operosa del fare, nel segno dell’importanza  della prevenzione e per gridare “ferite ma non sconfitte, il cancro al seno si può vincere”.

La camminata ha avuto il suo culmine e naturale approdo in un momento di preghiera, cui ha partecipato anche chi scrive: a celebrare la messa, in una chiesa del Santissimo Rosario gremita come nelle occasioni importanti, monsignor Arturo Aiello: ebbene, l’aver ascolto la  sua  omelia ha corroborato una nostra percezione già avuta in una precedente occasione non ufficiale che per la città inizia a spirare un vento nuovo, diverso. Da quella figura minuta con voce pacata, chiara e ferma, sono venute  offerte d’aiuto e di calda accoglienza nella sofferenza. Un vescovo cittadino tra i cittadini, dunque,

“Sono con voi. Tutto questo è un segno di speranza rispetto alle ferite della vita. In fondo, siamo tutti un po’ feriti ma essere  feriti non vuol dire essere perdenti. Siete una testimonianza di forza viva, prova che si può superare il limite. Quando avrete impressione di cadere sappiate che avrete con voi la forza ed il sostegno immortale della fede” (Bella Immortal! benefica Fede ai trionfi avvezza! -  recitava il Manzoni).

Un umile servo di Dio, dunque, che mantenendo la luce della sua stanza “sempre accesa” si fa  pastore di un gregge che, anche attraverso la sua discreta ma tangibile presenza, saprà ritrovarsi. Sembra, infatti,  non  usare  il “pastorale “ per  lanciare moniti o invettive ma piuttosto per “porgere l’altra  guancia così da toccare e farsi toccare da chi si sente perso ma mai lo sarà”. Insomma, tante sfide lo attendono, su tutte un impegno evangelizzatore da potenziare, soprattutto in termini di capacità attrattiva verso le masse, a fronte di una “scristianizzazione” sempre più imperante.

I commenti e i volti sorridenti, soddisfatti e rassicurati di quanti hanno condiviso l’intensa partecipazione alla funzione religiosa della scorsa domenica raccontano ed hanno sancito che, con queste premesse, non si potrà che arrivare lontano, molto lontano.

Perché in fondo, parafrasando il grande autore satirico Giovenale, acuto interprete della vita dei suoi tempi, non possiamo sentirci appagati da un “panem et circenses” perché maturità e sensibilità ci suggeriscono che non si vive di solo pane o del gol di un Pinco Pallino: la complessità e la bellezza della vita meritano ben altro (chi vuole intendere intenda).

 

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