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    19/02/2018

L’occhio sulla città/Che non sia tardi molto presto

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Il complesso dell'ex Gil-EliseoAVELLINO – Qual è la missione precipua di un’amministrazione che lavora se non quella di rendere sempre più viva e vivibile una città? È questo l’interrogativo attraverso cui, proprio mentre il Conservatorio Cimarosa con il suo auditorium-teatro continua ad aggiornare ed innovare la sua offerta culturale alla città e le nubi addensatesi sul futuro del teatro Gesualdo sembrano potersi definitivamente diradare entro il prossimo febbraio, vorremmo nuovamente sollecitare la giusta attenzione da parte di Palazzo di città  anche verso gli altri luoghi della cultura del capoluogo prima che sia tardi molto presto.

Pensiamo in particolare alla Dogana per la quale, fatta salva l’ufficializzazione della procedura di esproprio, che ha concesso l’acquisizione del bene a patrimonio comunale, sono tante le idee e le proposte ma, nei fatti, ancora nessuna concretezza. Analogo destino sembra accompagnare, ad oggi,  l’ex Eliseo: sempre più spesso vittima involontaria dello scaricarsi delle più becere frustrazioni da parte dei soliti writers e teppistelli d’occasione che, nei loro raid notturni, non trovano altro interesse che lordare le sue  mura e persino, in un non lontano passato, incendiarne la sala interna. Ricordiamo male o l’Eliseo era stato scelto quale sede del Laceno d’Oro, il festival internazionale d’arte cinematografica, fondato da Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio, che è ormai comunque stabilmente tornato a riempire le serate degli avellinesi e non solo? Dov’è la video sorveglianza? E la “fondazione a partecipazione” a maggioranza comunale che avrebbe dovuto farsi carico della gestione della struttura?

Non va dimenticato, nel merito, che anche l’Eliseo, come la Dogana, è ormai da tempo ufficialmente acquisito a patrimonio comunale tramite una regolare procedura di esproprio. Non possiamo continuare ad essere spettatori passivi di fronte ad una città che offre sempre meno opportunità alle nuove generazioni e che, nonostante gli sforzi, fa poca cultura. Avellino infatti, a ben guardare, manca persino di un cinema, se si eccettuano le pseudo sale del cine-teatro Partenio di via Verdi: l’ospitalità non consona ad una struttura aperta al pubblico, unita alle difficoltà d’accesso alla struttura per le persone con limitata o ridotta capacità di deambulazione, suscita in noi una considerazione che ben presto si trasforma in un interrogativo: come può una città che vuol ritenersi civile non disporre di alternative di scelta ad una sola sala cinematografica?

È semplicemente inaccettabile, inammissibile, indecente infatti che, per godere di una serena e tranquilla serata al cinema tra amici, si debba essere costretti a spostarsi nella pur vicina città di Mercogliano. Occorre, pertanto, che si creino tutte le condizioni per lo sviluppo di una tangibile, reale e concreta proposta di mobilitazione di nuove energie culturali e non solo. Come riuscirci? Attraverso un meticoloso ed attento lavoro di sensibilità in sinergia tra cittadini e amministratori locali: i cittadini si impegnino a ritrovare il rispetto per ciò che abbiamo e che dovremmo sempre sentire innanzitutto come nostro e gli amministratori, dal loro canto, provvedano con rapidità a riconsegnare   al loro antico splendore, tutte quelle strutture che possano consentire alla nostra città, di ritrovare o  recuperare una sua identità.

*  *  *

Nel ricordare che gran parte di quanto appena affermato ha finito col trovare spazio anche in altri nostri sguardi riteniamo che garantire certezza di futuro all’ex Eliseo, come a tutti gli altri  luoghi di aggregazione e di ritrovo, potrà essere un buon inizio per riannodare i fili di quella “narrazione emotiva” verso quel disegno di reale rivoluzione culturale aperta al futuro per la nostra città, purtroppo, ad oggi solo immaginata, dalla lungimiranza amministrativa di un pur  recente passato. In fondo le rivoluzioni vanno accompagnate, non osteggiate.

Ora, stante la nostra nuova ottica del “che non sia tardi molto presto” vorremo tornare a posare il nostro sguardo su alcuni altri colossi della città che, essendo ostaggio di degrado ed abbandono, rischiano di veder irrimediabilmente compromessa una loro sopravvivenza o “resurrezione”: mentre per l’ex ospedale Maffucci sembra essere finalmente arrivata la svolta grazie all’intervento della Asl che ha deciso di dislocare nella struttura buona parte dei suoi uffici (tra cui il distretto sanitario, il dipartimento di prevenzione e la centrale operativa del centodiciotto) e per il Mercatone esiste un articolato progetto da nove milioni di euro - progetto che, entro tre anni, dovrà riportarlo alla vita, in attesa di potersi risvegliare dal torpore che li avvolge restano l’ex ospedale Moscati di viale Italia ed il centro per l’autismo di Valle:  alla volontà resa manifesta anche alla stampa dal sindaco Foti di volerne offrire rapidamente certezze sui tempi di consegna, destinazione d’uso e dunque  nuova vita sono in realtà seguiti pochi fatti.

Se per l’ex Moscati sono allo studio due soluzioni di rinascita (convertire i suddetti locali per ospitarvi  il nuovo Palazzo di Giustizia o immaginare all’interno della struttura una moderna e funzionale “cittadella del sapere”- campus scolastico) per il centro dell’autismo, purtroppo, ancora “nihil sub sole novum”.

In momento in cui continuiamo ad assaporare la piacevole percezione di essere ascoltati attendiamo con l’ottimismo e la fiducia che ci contraddistingue, nella certezza consapevole che, comunque,  non si vogliano disattendere gli impegni  che restano assunti per quest’ultimo scapolo di legislatura. Che non sia tardi molto presto, dunque !

 

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