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    24/09/2018

L’occhio sulla città/Stupita sorpresa

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita9_pzalib1.jpgAVELLINO – È Vincenzo Ciampi, candidato espressione del  Movimento Cinque Stelle, il nuovo sindaco di Avellino: questo il responso del turno di ballottaggio espletatosi la scorsa domenica. Ora, stante il rispetto dovuto al compiersi della volontà popolare, gli esiti di queste elezioni amministrative ci hanno  consegnato una città pervasa da sentimenti di stupita sorpresa. Si è assistito, infatti, al totale ribaltamento di un verdetto che, dopo il primo turno, appariva viceversa tanto marcatamente orientato.

In molti hanno voluto scorgere in una pur così netta affermazione di un candidato rispetto all’altro una svolta storica considerando che Avellino, ad oggi, è il primo capoluogo di provincia del Sud a guida Pentastellata: tuttavia non volendo minimamente alterare questa pur legittima percezione, con l’umiltà ed il pragmatismo che ci sono propri, vorremo indagare e provare tanto a comprendere quanto a spiegare, nel merito, il sostanziarsi di un tale epilogo.

Riteniamo che la conquista pentastellata del capoluogo sia frutto del concorso concomitante di diversi fattori: primo tra tutti l’astensionismo, la percentuale di votanti in città, infatti, è risultata essere la più bassa in ambito addirittura nazionale e già questo dovrebbe far riflettere; decisamente non secondario, poi, l’altissimo tasso di acrimonia che ha caratterizzato lo scorrere dell’ultima settimana di campagna elettorale che si è poi ribaltato in alleanze ed apparentamenti tanto eterogenei quanto neppure ipotizzabili se non per mettere in discussione i vecchi apparati: altro aspetto  che merita profonda riflessione ed attenzione. Perché?

Per non parlare poi di un aspro livore che in alcuni ha finito col manifestarsi solo e soltanto in uno   sterile atteggiamento ostativo che,  non di rado, ritrova sostanza nel principio non scritto del  “tutti contro uno”: sarà  anche per questo che proprio per costoro il tempo stenterà a farsi galantuomo.

Si  è preferito, dunque, lo sperimentalismo offerto dal “nuovo per il nuovo”, alimentato anche dal tema di una possibile se pur non auspicata ingovernabilità per Palazzo di città: ci si è voluti affidare, insomma, solo ad una potenziale promessa di cambiamento tout court, ancora privo, ad ora, di tangibile concretezza di proposte che possano fortificarne un’eventuale futura fattibilità progettuale e programmatica.

Augurandoci che sia davvero questa la strada più giusta per la città e restando perciò in fiduciosa attesa, garantiamo, come da prassi, occhio vigile ed attento, pronto ad osservare e registrare quanto accadrà.

 

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