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    21/10/2018

L’occhio sulla città/Da Adalfiero I all’era del cambiamento

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_piazza_castello_cantiere.jpgAVELLINO – Immaginiamo per qualche istante che Adalfiero I, il gastaldo che tra l’884 e l’896  ad Avellino eresse l’imponente maniero longobardo, sia teletrasportato ai nostri giorni da una macchina del tempo e ritrovi la sua creatura nascosta,  debilitata e ferita.

Essendo facile all’ira, Adalfiero, dopo un fisiologico periodo di ambientamento alla nuova realtà e dimensione, non esiterebbe a pretendere ogni spiegazione plausibile su quanto costatato e noi, con voce  tremante e deferente, dovremmo introdurlo nell’era del cambiamento spiegandogli che alcuni anni fa si diede inizio ad un’opera di recupero di quel che resta del castello e che i successivi ritrovamenti hanno consentito di individuare l’originario nucleo dell’antico complesso fortificato e Adalfiero, congratulandosi con noi aggiungerebbe: “sito a difesa della città nonché a controllo dell’importante arteria stradale che collegava l’agro campano con la Puglia…”.

E noi ancora converremo con lui sottolineando: il castello presenta una quanto mai significativa stratificazione storica che lo scavo archeologico è  andato progressivamente svelando, restituendo numerosi reperti, tra cui spicca il ritrovamento del possente leone in pietra calcarea che oggi si espone nelle sale del carcere borbonico della città, reperto di epoca romana riconducibile alla nota classe dei monumenti leonini associati all’architettura funeraria. (Per i nostri lettori utile ricordare che tale riferimento è già in un nostro occhio dell’ottobre 2017).

Il nostro ospite, compiaciuto ritiene il lavoro molto interessante. Ecco la domanda che pur dovevamo aspettarci: “perché improvvisamente più nulla anche nell’opera di recupero dello spazio antistante il castello e della piazza?”. La risposta, ahi noi, è la stessa da tanto, troppo tempo: il ritrovamento di materiale altamente “nocivo” ne impedisce il prosieguo e, nonostante un’iniziale opera di bonifica, ad oggi interrotta o forse solo sospesa, permane un cantiere che purtroppo si è preferito ricoprire nuovamente di pietrisco, seppellendo quanto già rilevato, senza alcun intento di restituire ad una qualche fruibilità l’intera area che resta rigorosamente transennata. Ricordiamo, a proposito, la domanda posta qualche tempo fa ad un funzionario dalla sovrintendenza  sulla ripresa dei lavori: la risposta fu “la nostra generazione difficilmente ne vedrà la luce ma credo che al buio ci resterà anche la prossima”.

Noi, anche per non deludere Adalfiero, vorremo continuare a poterci rifiutare di credere che il funzionario avesse ragione, ma se l’era del cambiamento rimane statica nel caratterizzarsi per  improvvisazione, confusione ed approssimazione, e se all’inerzia di chi, per competenze professionali, è chiamato a risolvere questi problemi corrisponde incapacità, allora sarà meglio che altri subentrino e dimostrino quanto sia possibile la soluzione quando è la volontà e la perizia a ricercarla e non sarà solo Piazza Castello a risorgere ma anche tutte quelle attività della zona che, per tale incuria, hanno dovuto pagare il prezzo più alto.

Non possiamo non ricordare “Il ritrovo degli artisti”, ristorantino caldo ed accogliente che ci pare di ricordare abbia dovuto dislocare la propria attività addirittura all’estero o il teatro Carlo Gesualdo che, anche grazie al concreto e fattivo impegno della Regione Campania, si appresta a rialzare il sipario nel prossimo ottobre senza che lo spazio antistante ne faccia  degna cornice e adeguata  fruibilità.

Noi, dal nostro canto, non possiamo che continuare ad offrire la garanzia di essere pungolo instancabile sulla vicenda: perché ridare dignità e decoro ad una parte così importante del centro storico dalla città, significherà anche assicurare il giusto e doveroso rispetto alla nostra storia di cui proprio il capolavoro longobardo eretto da Adalfiero è simbolo.

 

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