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    13/12/2018

L’occhio sulla città/Un invito da incorniciare

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La chiesa del Rosario in Corso Vittorio EmanueleAVELLINO – Non possiamo più tollerare i continui quasi quotidiani atti di vandalismo perpetrati a danno dell’immagine e del decoro della nostra città. Pensiamo, in particolare, a quanto accaduto lo scorso primo settembre all’ex Eliseo, sempre più vittima dello scaricarsi delle più becere frustrazioni da parte dei soliti teppistelli o writers d’occasione che, nei loro raid notturni, non   trovano altro interesse che lordare le sue mura, bivaccare tra siringhe abbandonate e rifiuti d’ogni genere o vandalizzare tutto quanto capita loro a tiro. Non va dimenticato, a proposito, che l’intera struttura di recente è stata oggetto di un meticoloso lavoro di restauro.

Perché allora accade tutto questo? Perché i nostri giovani sembrano provare quasi un sadico gusto  a violentare simboli della nostra storia cittadina, eleggendo persino e non di rado i social network a cassa di risonanza di tali esecrabili gesti? Per noia, spesso spia di un disaggio diffuso e forse sopito? O cos’altro?

Non c’è una risposta univoca che possa soddisfare la nostra curiosità: in più di un’occasione, con la nostra rubrica, abbiamo cercato di sollecitare l’intervento della scuola o della famiglia, agenzia educativa primaria nello sviluppo di una coscienza critica nei ragazzi, presupposto essenziale per una loro piena e più corretta integrazione sociale ma evidentemente non è bastato.

A suffragio di quanto appena affermato fa piacere apprendere come, a breve, sarà depositata in Parlamento una proposta di legge, a prima firma Maurizio Martina, segretario reggente del Partito democratico, che prevede l’obbligo del reinserimento nell’orario scolastico di istituti di ogni ordine e grado dell’educazione alla cittadinanza, con lo scopo precipuo di “rafforzare il civismo nelle nuove generazioni”. Chissà, può essere un nuovo inizio. In fondo: un po’ di rispetto può solo farti crescere , “se fai solo quello che sai  fare, non sarai  mai più di quello che sei ora”.

In questo quadro non fanno eccezione episodi di poco rispetto che si registrano allo squillare del telefonino in alcune chiese cittadine. Ora se alcuni preti mostrano indulgenza verso “l’apparecchio suonante”, non altrettanto accade al vice parroco dalla chiesa del S.S Rosario padre Francesco che, al contrario, mostra poca comprensione per coloro che entrando  in chiesa  dimenticano di silenziare o spegnere il telefonino, ligio com’è al rigoroso rispetto nel far osservare la ritualità e la compostezza imposta  dal suo ministero.

A suo sostegno, non possiamo non far notare quanto, nel tempo, il fenomeno sia andato evolvendosi: spesso, infatti, ci capita di dover constatare come il fedele che partecipa alla celebrazione eucaristica non solo omette di spegnere o silenziare il suo telefonino ma anzi, allo squillo, non esita a rispondere e chiacchierare, incurante del contesto, non di rado persino  passeggiando tra le navate della chiesa. Tutto questo crea negli altri fedeli, involontari spettatori dell’inopportuna conversazione, scompiglio e allarme facendo venir meno quel raccoglimento spirituale, quella concentrazione,  indispensabili per vivere a pieno la solennità di tali luoghi.

Ecco allora la “lezione” che non ti aspetti. All’ingresso di una chiesa, forse  francese, è incorniciato l’invito il cui testo riportiamo di seguito: “Quando entrate in questa chiesa può essere che sentiate la chiamata di Dio. Tuttavia è improbabile che vi chiami al cellulare. Vi siamo grati se spegnete i telefonini. Se volete parlare con Dio entrate, trovate un posto tranquillo e parlategli. Se invece volete vederlo, inviategli un massaggio mentre state guidando”.

Insomma, tra il serio e il faceto, non c’è bisogno di aggiungere altro.

 

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