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    15/11/2018

L’occhio sulla città/Avellino e il suo futuro: si ferma o va avanti?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_piazza_kennedy-via_del_balzo.jpgAVELLINO – Questi primi mesi di nuova amministrazione ci consegnano la percezione di una città sempre più stanca, ferma, abulica, che continua ad apparirci oppressa da una cappa di immobilismo quasi rassegnato: se si muove lo fa ancora solo per forza di inerzia in attesa di quel vento del cambiamento tanto invocato ma che nei fatti stenta a giovarci dei suoi benefici effetti.

Mediocrità senza argini che porta con sé improvvisazione, confusione ed approssimazione, insomma nessuna nuova buona nuova: d’estate come d’inverno, infatti, i programmi per la città sono incredibilmente vaghi, indefiniti o lunghi lo spazio di una sera. Si continua ad osservare giovani vagare senza meta alla ricerca di spazi aggregativi nei fatti sempre inesistenti, fermi davanti ai bar, sperduti, chini sui loro telefonini, talvolta anche incappucciati, prigionieri di un vociare quasi irreale che impedisce  il più elementare scambio di sguardi o di parole.

Chi si aspettava iniziative di coinvolgimento dal capoluogo è ancora una volta rimasto deluso e dovrà accontentarsi del solo Teatro Carlo Gesualdo che si appresta a rialzare il sipario questa sera e domani  con Massimo Ranieri. Saremmo tentati, perciò, di consigliare, anche in questo periodo “autunno-inverno”, la vitalità della provincia o dell’intera Irpinia ma non lo facciamo per non perseverare nell’infliggere o auto-infliggerci un’ulteriore mortificazione.

In questo quadro di stasi e di profonda incertezza c’è poi  l’obbligo e la necessità per il sindaco e la sua giunta di  adempire alle responsabilità che si sono assunte: sarà per nostra disattenzione o per una non perfetta informazione ma ad oggi non abbiamo notizia dall’amministrazione di nuovi provvedimenti, ordinanze o autonome iniziative nell’interesse della città. Quando poi è chiamata ad assumere decisioni importanti o immaginare soluzioni largamente condivise, allora, a impedirne la realizzazione subentrano generalizzate difficoltà che finiscono col  suggerire la scelta del male minore”. Un esempio nel merito può essere rappresentato dall’aver tergiversato, senza probabilmente neppure la giusta convinzione, nella scelta di “Campetto Santa Rita” per la dislocazione del terminal bus cittadino di Piazza Kennedy.

Nel ricordare che si tratta comunque ancora di una soluzione temporanea è utile sottolineare come la selezione sia stata frutto di un lungo travaglio: dapprima, infatti si era optato per trasferire il terminal nell’area di “Campo Genova”, poi problemi logistici hanno fatto propendere per l’attuale soluzione tampone. Ora stante la necessità di decongestionare il traffico di autobus e pullman in Piazza Kennedy, in attesa del completamento e della riconsegna alla città finalmente nella sua massima efficienza dell’autostazione, prevista entro il 2019, cosa ha impedito il preferire lo spazio antistante il complesso di via Pescatori?  Difficoltà burocratiche o cos’altro? Non sta a noi trovare o suggerire soluzioni ma, tenuto conto anche della massima fruibilità delle strade di collegamento al centro città, ci è sempre sembrata la naturale soluzione del problema. Ma tant’è.

Solo uno stimolo d’attenzione: in questo clima di inerte ed imbarazzato disorientamento è più  giusto e utile che un’amministrazione, segnata da conclamate difficoltà d’origine, vada avanti o che si fermi traendone le naturali conseguenze? Noi non possiamo che restare comunque in fiduciosa attesa.

 

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