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    27/03/2019

L’occhio sulla città/Avellino e il sogno del suo vescovo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_seminario.jpgAVELLINO – Abbiamo in più di un’occasione raccontato di una città che si lascia percepire stanca, povera, abulica, i cui programmi sono vaghi, indefiniti o lunghi lo spazio di una sera. Abbiamo raccontato di giovani che vediamo vagare senza meta, alla ricerca di spazi aggregativi, nei fatti inesistenti. Non che molto sia cambiato, purtroppo, ma a offrirci lo spunto per guardare in positivo, questa settimana è il nostro vescovo ed il suo “sogno”. Il progetto è tanto affascinante quanto ambizioso. Gli automobilisti che quotidianamente transitano lungo via Morelli e Silvati, infatti, sicuramente avranno notato l’imponente complesso di proprietà del clero che sta sorgendo in zona e che  dovrà diventare  “la grande agorà dell’incontro e del confronto, l’aeropago in cui si ascolti, il portico dove passeggino insieme giovani e preti e dove non si sappia distinguere chi sia maestro di chi. Insomma una scuola di alfabetizzazione per un uomo nuovo”, un luogo che aiuti i ragazzi a convogliare le proprie energie e la propria dinamicità in progetti  innovativi e costruttivi per il loro oggi, come per il loro domani.

Nelle intenzioni del clero e di tutte le parti interessate c’è, infatti, la volontà di sfruttare ed ottimizzare al meglio i grandi spazi a disposizione con una sala lettura, una sala musicale ed una sala dedicata allo sport, senza dimenticare gli hobby, dal  biliardo agli scacchi. Un polo giovani, dunque, che sia condiviso il più possibile, una  “tenda di comunità” dentro una città, inerte ostaggio di un arido e freddo anonimato. Finalmente possiamo sognare e credere in un laboratorio di futuro, uno spazio per ritrovarsi e scommettere su chi “ha scarpe ma non strade da percorrere, su chi pensa ad una giovinezza senza ali e ad un tempo senza grandi ideali”. Un luogo che parli ai giovani, che sappia osservarli e indirizzarli e che sia da stimolo proficuo a tutte istituzioni cittadine.

Ora, però, perché il sogno possa sostanziarsi c’è bisogno che tutti, ognuno per la propria parte, raccolgano la sfida nella speranza che il complesso possa in breve tempo essere completato e reso fruibile alla città nella sua massima efficienza. Sogniamo di sognare questo ed altri sogni ma non da soli: perché chi sogna da solo rischia di illudersi ma chi sogna insieme può raccogliere la forza della concretezza del reale.

Un umile servo di Dio, dunque, “che ama farsi toccare da chi si sente perso ma mai lo sarà”: un vescovo che, come già dimostrato in più di un’occasione, sa farsi presenza viva per la sua comunità, anche al di là delle sole occasioni istituzionali. Sta a noi esser bravi a cogliere tutte le opportunità di confronto offerte. I commenti, i volti soddisfatti che continuiamo ad osservare in città ad ogni omelia o intervento di monsignor Aiello corroborano ancor di più la nostra convinzione che con lui non si potrà che arrivare lontano, molto lontano.

In quest’ottica sentiamo di voler far nostro l’appello venuto recentemente da colleghi della stampa locale affinché la Curia e dunque il vescovo adottino il limitrofo Parco Palatucci, attualmente vittima di abbandono e degrado, in maniera da portarlo a nuova vita e, perché no, creare un oratorio in cui i giovani possano rifugiarsi, crescere ed alimentare le proprie aspirazioni, ambizioni ed appunto i propri sogni. Pensateci, provateci, anzi pensiamoci e proviamoci insieme, fortunati come siamo ad essere gregge di un Pastore tanto sensibile ed aperto agli stimoli ed alle sollecitazioni. Staremo a vedere. Non ci resta che attendere con la fiducia e l’ottimismo che ci contraddistingue, certo, ma anche con quello che amiamo definire il “ vizio della speranza”.

Sta arrivando il Natale e con esso l’aria di festa e di vacanza. Anche il nostro occhio si concederà un po’ di riposo. Ci risentiremo con il nuovo anno, il 12 gennaio. Intanto giungano ai nostri lettori i più sinceri ed affettuosi auguri per un sereno Natale ed un prospero 2019.

 

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