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    19/03/2019

L’occhio sulla città/Emanuele Pascale, l’artista gentiluomo

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Emanuele PascaleAVELLINO – L’occhio sulla città di questa settimana torna a parlare in prima persona per esprimere un sentito e commosso ricordo di Emanuele Pascale, artista avellinese scomparso prematuramente  lo scorso sabato, alla cui opera, come si ricorderà, il nostro occhio ha dedicato più di un suo sguardo.

Pur non essendo stata la nostra un’antica frequentazione ho ritrovato in Emanuele un amico schietto, diretto e sincero, sempre pronto a tendere la mano e a non farmi mancare mai il suo affetto e la sua stima autentica. Gentiluomo buono ed ilare, sapeva cogliere l’aspetto  positivo e felice  della  vita e condividerlo con gli altri.

Entrambi amanti dello “struscio”, nei nostri frequenti  incontri lungo Corso Vittorio Emanuele, abbiamo spesso condiviso la stessa strada camminando insieme,  conversando amabilmente dei più svariati argomenti: dalla città, con tutte le sue potenzialità e dunque la ricerca del miglior modo per sfruttarle al meglio, alla politica locale, senza trascurare quella nazionale e il futuro...tra battute, sguardi reciproci d’approvazione e sorrisi sornioni sotto l’immancabile ed inconfondibile baffo bianco.

Emanuele da attento lettore “dell’occhio sulla città”, non esitava a incoraggiarmi, spronarmi e stimolarmi con fiducia e quel “credito” mai banale che ho sempre sentito vivo ed immutato: “sei bravo, hai stoffa, mi diceva, non devi preoccuparti di nulla, lascia perdere, sii solo te stesso, mantieni il tuo stile e vedrai che riuscirai“. Non mancava mai, però, neanche di muovermi qualche critica ma sempre costruttiva.

Riservato e contrario a qualunque tipo di pubblicità che riguardasse il suo essere anche uno scultore (Emanuele era prima di tutto un insegnante) ricordo che, quando gli comunicai della mia volontà di dedicare uno sguardo ad una sua prossima mostra, mi rispose: “Lo sai come sono, mi conosci ma da te l’accetto, grazie”. Questo fu per me motivo d’orgoglio, sono stato l’unico giornalista ad avergli strappato un sì.

Ha accolto con favore ed entusiasmo la notizia che “l’occhio sulla città” sarebbe diventato anche un volume, qualche tempo prima della presentazione, in uno dei nostri incontri per il Corso, dandomi una delle sue affettuose pacche sulla spalla mi disse: “So tutto, ci sarò e lo dirò anche a un po’ di amici, devono venire, te lo meriti”.

Ahimè, proprio lo scorso tre febbraio, in occasione della presentazione del mio libro, ci siamo dati l’ultimo abbraccio. Addio Emanuele. “Fiero di avere un amico come te”: è questa la frase che mi hai lasciato salutandomi. Avrei  voluto dirti ancora che lo stesso è  per me e per i tanti che ti hanno conosciuto ed amato ma...ci mancherai!

 

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