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    17/06/2019

L’occhio sulla città/Ancora uno sforzo per un’altra Avellino, una nuova Avellino

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Palazzo TrevisaniAVELLINO – A distanza di una settimana, mantenendo inalterata la percezione di attivismo e dinamismo nell’assolvere alla delicata funzione di “amministratore”, chiediamo al commissario Priolo un ultimo sforzo: chi scrive non può ricordarlo ma è storia che il 23 novembre 1980 Avellino ha dovuto fronteggiare un devastante terremoto. In effetti basta fare una passeggiata per le vie del centro, e non solo, per trovare visibili riscontri nell’osservare una città ancora ferita, lacerata.

Ci si trova di fronte a cantieri avviati e poi inspiegabilmente interrotti, come ad esempio Palazzo Sandulli a Corso Vittorio Emanuele, il rudere che ha ospitato un famoso bar cittadino o, ancora, Palazzo Trevisani, da lungo tempo ormai “imbracato” ed in attesa di “cura” e che, peraltro, al suo interno ospita una scalinata del Vanvitelli. Non va dimenticato, inoltre, nemmeno il gran numero di palazzi terminati e anche in questo caso inspiegabilmente ancora dichiarati inabitabili.

La domanda, dunque, è sempre la stessa: che fine hanno fatto i fondi post sisma destinati proprio al recupero o alla ricostruzione di questi palazzi? Non si possono ancora accettare, a ben 39 anni dal sisma, rimpalli di responsabilità, litigi, rivendicazioni o, peggio, sterili e strumentali conflitti di competenze. La soluzione non può e non deve continuare ad essere: “risolvere il problema eludendo il problema”. Occorre una “rivoluzione civica” come, peraltro, già auspicato in uno sguardo di qualche tempo fa. Il commissario e le varie autorità competenti, in quest’ultimo mese di mandato, pensino anche a stilare un piano di garanzia sui tempi di consegna dei cantieri sopra citati o lo stesso commissario, laddove possibile, intervenga motuproprio o d’imperio. Sarebbe un buon modo per risolvere finalmente e definitivamente situazioni ormai divenute annose e insostenibili. Solo cosi si potrà assicurare quell’unità d’immagine e di decoro che permetterà finalmente  alla nostra città di proiettarsi, orientarsi nel futuro e così davvero lasciarsi alle spalle quel nebuloso e triste passato di cui, purtroppo, ancora conserva retaggio.

Ora, se i tempi troppo ristretti dovessero limitare l’opera del commissario, auspichiamo un impegno di priorità d’indirizzo programmatico da parte di tutti coloro che vorranno candidarsi ad assumere la responsabilità della carica di primo cittadino. Accanto a questo, il nuovo sindaco, dovrà dare rapide e concrete risposte alla città su questioni altrettanto dirimenti quali, ad esempio, l’ex Eliseo, per il quale permane irrisolto il nodo gestione, pur avendo ormai da tempo definito la destinazione a “Casa del cinema”; la Dogana, per cui sono tante le proposte, tante le idee e i progetti ma ancora nessun passo concreto verso il futuro è stato compiuto; il Mercatone per il quale, però, qualcosa sembra muoversi proprio in regime commissariale. C’è infatti  un progetto già approvato da Palazzo di città con parere favorevole di tutti i comparti interessati per far rinascere  “il gigante malato”: nel giro di qualche mese il cantiere di via Ferriera potrebbe partire e si potrà, finalmente, dire addio ad anni di incuria e degrado per una zona che potrebbe risvegliarsi con un parcheggio multipiano da 400 posti auto, un asilo nido e ludoteca, attività commerciali, un supermercato di media distribuzione, uffici pubblici e vari, oltre ad una nuova piazza all’aperto. L’ammontare complessivo del progetto di restyling del Mercatone si aggira intorno ai nove milioni e mezzo di euro. Il primo step dei lavori dovrebbe concludersi entro un anno, mentre il completamento totale dell’opera, secondo il crono programma stilato, dovrebbe essere previsto entro il 2021.

Staremo a vedere, garantendo, come da prassi, la giusta attenzione al complesso di quanto appena affermato ed auspicato, anche tenendo conto delle difficoltà economiche del Comune capoluogo, costretto al ricorso alla “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, ossia alla recente dichiarazione di predissesto da parte dell’ente.

Una scelta, quella di propendere per la dichiarazione di predissesto, che da più parti è stata percepita come una fuga dalle responsabilità da parte dei commissari o peggio una loro scelta di comodo, ma da Palazzo di città si rende noto e si precisa quanto segue: “se si fosse voluto agire in tal senso questa gestione avrebbe potuto dichiarare facilmente dissesto ad un mese dal suo insediamento, delegando ad altri ogni problematica relativa al passato, limitandosi a gestire una limitatissima ed ordinaria amministrazione senza assumere responsabilità o, comunque, evitando quelle più gravose,  ma la difficile situazione della città di Avellino ha imposto, impone ed imporrà scelte di rigore e sacrificio per tutti, prima di tutto per la struttura comunale e dunque per gli amministratori. La nostra è e vorrà anche essere un’apertura di credito, nei confronti di chi dopo di noi sarà chiamato ad assumere l’onere e l’onore di governare questa città. È proprio questa consapevolezza che deve indurre a non preferire scorciatoie: questa sì, sarebbe una fuga dalle responsabilità”.

 

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