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    21/08/2019

L’occhio sulla città/Uno sguardo a qualche dettaglio d’arredo (urbano)

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_p.liber.jpgAVELLINO – Il nostro sguardo questa settimana si è posato su qualche dettaglio d’arredo (urbano): un giusto esercizio d’attenzione e di cura faciliterà l’approdo a quell’unità d’immaginare e di decoro che la città pretende e merita.

Pensiamo, ad esempio, a Piazza Libertà. Sebbene l’agorà sia tornata ad accogliere e a rappresentare un importante spazio ideale di socializzazione e aggregazione, non possiamo che segnalare alcune piccole gradi cose che saltano all’occhio: le fontane. Esse infatti, quando attive, sembrano muoversi solo per inerzia, con uno zampillio ormai sempre più flebile e spento, per non parlare del getto delle fontane laterali totalmente privo di  sincronia  o l’incontrollato sudiciume che invade le vasche e il laghetto, con muschi, licheni, croste nere, nonché ricettacolo di ogni genere di rifiuti. Ora, immaginare interventi cadenzati e periodici di “minuto mantenimento” ed attenta manutenzione per le fontane e per l’intera piazza, potrà sollevare  i responsabili da un impegno  gravoso e da ogni critica restituendo allo spazio urbano l’armonia e la dinamicità che gli sono propri. Non va dimenticato, nel merito, nemmeno il proliferare di strani pois neri a contrasto con il bianco manto della piazza. Pertanto, cartelli che invitino al rispetto degli spazi e delle cose pubbliche, potranno rappresentare una sconfitta per chiunque voglia definirsi “civile”, certo, ma anche un motivo di riflessione per coloro che “non lo sono”.

Un analogo esercizio d’attenzione andrebbe assicurato a Piazza Don Michele Grella. Qualche giorno fa, nel tentativo di fare una passeggiata  nella zona, ci siamo ritrovati ad assistere ad uno spettacolo davvero poco decoroso: le splendide fontane centrali, spente e prigioniere di un abbandono e di un’incuria che grida vendetta, sono divenute veri e propri  marciapiedi  o peggio l’involontario scenario di improvvisati palleggi tra due o più giovanissimi “calciatori in erba”.

Si provveda quanto prima, dunque, a restituire a cittadini, residenti e visitatori della piazza il  giusto decoro  e  l’accogliente ed “illuminato” zampillio delle fontane. Magari anche in questo caso, ricorrendo a cartelli che invitino al rispetto egli spazi e delle cose pubbliche che rappresentano la sconfitta del buon senso ma che, allo stato dell’arte, appaiono un possibile buon deterrente.

Proseguendo. Non possiamo che soffermarci ancora ad osservare la scarsa o inadeguata illuminazione di alcune zone del capoluogo: stendendo un velo pietoso su quella di Corso Vittorio Emanuele, per la quale, pur conservando le storiche pastorali, con una decisione avventata che ancor oggi stentiamo a comprendere, si è deliberato di dismettere le bellissime e storiche sfere, invitiamo chi dovesse percorrere via Dante soprattutto in ora tarda, quando  la luce delle vetrine dei negozi della zona (unica fonte di luce alternativa) sono ormai spente, a munirsi di una torcia, per non incorrere nel pericolo di possibili “insidie nascoste”. Si intervenga, perciò, “prima che sia tardi  molto presto”. Nel merito, vi sarà sicuramente capitato di percorrere il tratto di strada pedonale che da Piazzale Amedeo Guarino va a concludersi in Vicolo Giardinetto. Vi sarete altrettanto sicuramente  accorti  di quanto pericoloso sia attraversarlo soprattutto in ora tarda.

Ebbene, riteniamo basterebbe davvero poco per porre riparo al permanere di questa situazione di precarietà: basterebbe una migliore e continua manutenzione di via Dante, come del tratto di strada appena menzionato, riparando adeguatamente buche o tombini,  istallando nuovi fari per la pubblica illuminazione o potenziarne l’azione ove già presenti.

Solo qualche esempio per sollecitare  interventi e attenzione necessari sul complesso dei “dettagli d’arredo urbano”. Con la percezione di essere ascoltati e certi della sensibilità della gestione commissariale che ad ora “amministra” la città, attendiamo risposte con la fiducia e l’ottimismo che ci contraddistingue.

 

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