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    21/10/2019

L’occhio sulla città/Avellino e la sua stazione-museo che verrà

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_la_stazione_ferroviaria_di_avellino.jpgAVELLINO – Come si ricorderà di recente abbiamo plaudito al procedere a ritmo serrato dei lavori di elettrificazione della tratta ferroviaria Avellino-Salerno-Benevento e, in quest’ottica, al fatto che gli studenti del capoluogo potranno salire in treno alla stazione cittadina di via Francesco Tedesco e in breve tempo (una ventina di minuti circa) scendere direttamente a destinazione al Campus di Fisciano. Ebbene, oggi apprendiamo di una evoluzione del progetto: la stazione di Avellino non solo si rifarà il look ma potrà entrare a far parte del novero delle rinnovate stazioni storiche nazionali. Il ministero dei Beni e delle attività culturali (Mibact), infatti, ha accolto la richiesta della sovrintendenza all’Archeologia, belle arti e paesaggio di Avellino e Salerno e ha trasmesso all’amministrazione comunale il decreto della commissione regionale con cui si certifica  l’apposizione del vincolo di tutela e d’interesse storico-culturale per gli edifici, gli immobili e i manufatti dello scalo di Borgo Ferrovia.

Qualche breve cenno storico. La stazione fu inaugurata il 31 marzo 1879, quando in città arrivò la linea proveniente da Benevento  e Cancello: si trattò di una grande conquista per il capoluogo che finalmente poteva contare su un collegamento veloce con Napoli sia per i viaggiatori che per le merci. Ma era già dal 1839, quando transitavano i primi treni tra Napoli e Portici, che Avellino e  l’Irpinia rivendicavano una propria ferrovia. Si dovette attendere però, come detto, altri quarant’anni per averla. È giusto rimarcare, peraltro, che quest’anno ricorre il 140esimo anniversario dell’inaugurazione dello scalo ferroviario  cittadino.

Dal decreto ministeriale, inoltre, si apprende del notevole interesse storico-archeologico di alcune rare testimonianze dall’antica tecnica costruttiva degli edifici tutti, ottimamente conservati, risalente all’Ottocento: dalle rimesse all’officina per la riparazione e revisione delle locomotive, agli alloggi deposito, fino addirittura ad una torre serbatoio per l’acqua e ad una piattaforma girevole. Il progetto di riqualificazione dello scalo di Borgo Ferrovia, stante  la precipua vocazione e funzione di stazione, prevede che, all’interno dell’antica officina di riparazione e revisione delle locomotive, sia immaginata la realizzazione di un rinnovato infopoint al servizio di utenti, visitatori e turisti, un’altrettanto rinnovata biglietteria e la creazione di un punto ristoro. Mentre, nello specifico, la “stecca” adiacente ai binari sarà trasformata in “mondo treno”: uno spazio espositivo con istallazioni ferroviarie e treni in miniatura. Nel merito, va registrata la volontà dei comparti interessati di avviare una collaborazione con il museo di “ Pietrarsa”. Tali attività saranno condivise con “la foresteria per i ferrovieri”, secondo fabbricato storico, probabilmente risalente all’immediato dopoguerra.

Quella che un tempo era “la torre dell’acqua” – un vero e proprio serbatoio sviluppato in altezza per far fronte alla necessità di tenere l’acqua in alto così da sfruttare la forza di gravità nel notevole fabbisogno idrico per l’uso delle locomotive – dovrebbe diventare un “centro specializzato per la degustazione di prodotti tipici locali”. Come detto, tra i beni dichiarati d’interesse storico-culturale, c’è una piattaforma girevole che ancora conserva al suo interno le apparecchiature che consentivano l’inversione dei treni. Ci fa piacere ricordare come una piattaforma girevole “gemella” a quella appena menzionata è visibile nella stazione di Rocchetta Sant’Antonio. Ancora,  sono annoverati tra i beni di interesse storico-culturale anche i   “segnalatori a bandiera”, il “deviatoio per lo scambio a mano dei binari” e “gli indicatori di sagoma”.

Un’occasione, insomma, per ridare centralità ed attrattività ad una zona  e ad un quartiere della città ormai da tempo in sofferenza e pervaso da un’aura di cupa mestizia.  A tal proposito va registrata la disponibilità del nuovo rettore dell’Università degli Studi di Salerno, come è già stato per il suo predecessore, e della Regione Campania al concorso progettuale per la realizzazione di residenze per studenti proprio a Borgo Ferrovia. Un dinamismo, dunque, volto anche alla volontà del recupero della storia, della memoria storica, che è necessario si istilli soprattutto e prima di tutto nelle coscienze e nell’animo delle nuove generazioni. Tutto questo, però, non può non essere ascritto anche  all’impegno del commissario Priolo: a lui, infatti, si deve la firma del protocollo d’intesa con la Regione Campania che prevede l’implementazione del recupero, pur già a buon punto, della storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio e del complesso del progetto in oggetto.

Ora, pur apprezzando le molteplici volontà manifeste e manifestate, auspichiamo una pronta revisione del calendario, degli orai e del numero delle corse ferroviarie da e per il capoluogo. Solo così si potrà veder garantita piana e compiuta operatività ad uno scalo, quello di Borgo Ferrovia, che  merita di tornare ad essere centrale e strategico  per l’intero Mezzogiorno.

Con la fiducia e l’ottimismo che ci contraddistingue staremo a vedere. Pronti come da prassi ormai consolidata a tornare su queste pagine per registrare quanto presto accadrà.

 

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