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    21/10/2019

L’occhio sulla città/Un nostro cruccio: Avellino città accogliente?

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Il duomo di AvellinoAVELLINO – Passa il tempo, passano gli anni, cambiano le amministrazioni ma il rammarico, il disappunto e la  tristezza di fronte all’insipienza di chi è chiamato a prendere decisioni, restano in noi inalterati. È per questo che sentiamo di voler tornare a sollecitare attenzione su una questione che continuiamo a ritenere dirimente ad un concreto e reale sviluppo urbanistico del capoluogo e che ormai tanto la nostra rubrica quanto questa testata hanno eletto a propria battaglia di civiltà: garantire piena accessibilità a tutte le strutture pubbliche della città e, in particolare, in quest’ottica, alle chiese iniziando proprio dalla nostra cattedrale.

Nel merito, avremo soltanto voluto plaudire alle molteplici volontà manifeste e manifestate verso propositi d’impegno in tal senso  ma tant’è: solo tanto inspiegabile immobilismo. Come si ricorderà, in più di un nostro sguardo sul tema abbiamo suggerito ed auspicato l’applicazione di una pedana mobile, di un elevatore elettronico o qualunque altro supporto si ritenesse idoneo lungo la scalinata del duomo. Oggi , apprendiamo con favore che qualcosa si muove:  esisterebbe, infatti,  un progetto  “d’accesso  alternativo” alla  nostra cattedrale immaginato sul retro, lato sagrestia, ma al contempo abbiamo notizia che lo stesso progetto giace ormai impolverato in un qualche cassetto di Palazzo di città in attesa, sembra, di un  propedeutico finanziamento o comunque del via libera definitivo dei comparti di competenza.

Una scelta di questo tipo  non solo farebbe venir meno anche il rischio, pur tante volte paventato, di vederne  deturpata l’antica storica facciata ma soprattutto garantirebbe a tutti, disabili compresi, il diritto ad avere diritto di vivere finalmente davvero appieno la città.  Non sta a noi  perseverare nel trovare o suggerire soluzioni: non si continui, però, a risolvere il problema eludendo il problema, ad anteporre l’estetica o chissà cos’altro...al rispetto della libertà collettiva. In fondo, è proprio l’attenzione a questi “dettagli” a darci il conforto di aver raggiunto un grado di civiltà vero e reale.

Com’è ovvio, perché  tutto quanto affermato possa acquistare concretezza nella sostanza non si può e non si deve prescindere da una chiara e netta assunzione di responsabilità e dal coraggio d’agire che coinvolgano in un delicato lavoro di sinergia la Curia, pur già tanto sensibile agli stimoli ed alle sollecitazioni, l’amministrazione comunale, che  pure ha già mostrato propensione all’attivismo, e la sovrintendenza, cui comunque spetterà il parere definitivo sulla fattibilità e futura applicabilità del progetto in oggetto.

È utile ricordare come spesso proprio le chiese si trovino ad essere motore di iniziative volte a farci ritrovare come comunità: in fondo è proprio garantendo piena accoglienza che si potrà veder garantita sempre maggiore partecipazione.

Sarà pure un nostro cruccio ma “Avellino città accogliente” rimarrà sempre e solo un vuoto slogan elettorale se non sarà suffragato da scelte di competenza tanto amministrativa quanto d’indirizzo specifico nell’esclusivo interesse della città a tutela e a salvaguardia del bene comune. Staremo a vedere.

Intanto non possiamo che attendere accompagnati come sempre da quel “vizio della speranza” che possa indurci a tornare su queste pagine o per eventuali prossimi aggiornamenti sul complesso di quanto affermato o finalmente questa volta davvero solo per ringraziare per quanto sarà accaduto.

 

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