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    24/11/2020

L’occhio sulla città/Ma nessuna nuova è proprio una buona nuova?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita7_pliber1.jpgAVELLINO – Il nostro occhio come da prassi continua a guardarsi intorno alla ricerca di buone o cattive notizie da riportare e raccontare e si domanda: ma nessuna nuova è proprio una buona nuova? Avremmo voluto raccontarvi di una città finalmente risvegliata dal torpore, avremmo voluto raccontarvi di certezze sul futuro della Dogana, per cui tutto tace, con rischio sempre più concreto che si perdano i fondi regionali ed europei che le consentirebbero di rinascere; avremmo voluto raccontarvi del futuro dell’ex Eliseo, ormai sempre più abbandonato, solo ed in balia delle becere frustrazioni di writers e teppistelli d’occasione; del Mercatone; del Centro per l’autismo di Valle; avremmo voluto raccontarvi di Piazza Castello e del suo ritrovato splendore, del suo antico maniero e del commercio della zona tornato fiorente; avremmo voluto raccontarvi di una soluzione finalmente definitiva alla vicenda del mercato bisettimanale della città; avremmo voluto raccontarvi di servizi sociali di nuovo efficienti e rispondenti alle esigenze del capoluogo; avremmo voluto ancora raccontarvi della viabilità del capoluogo o delle buche ai marciapiedi di viale Italia finalmente riparate o degli scivoli dei marciapiedi ricordando Piazza Libertà dove, visto l’ampio tratto della zona Est della  piazza, continua a sembrarci insufficiente la presenza di un unico scivolo di fronte al palazzo vescovile  lasciandone sprovvista la prosecuzione di via Nappi.

Scusandoci della lunga anafora che avremmo potuto continuare all’infinito avremmo piuttosto voluto raccontarvi di un “pittore che, smettendo di concentrarsi solo sui contorni, si concentrasse fattivamente anche sul nucleo e sul vero contenuto della sua tela”. Sì, avremmo voluto fare tutto questo ma il nostro sindaco, oltre a profondersi in atteggiamenti quanto mai azzardati ed inopportuni, barattati spesso con la semplice goliardia o chissà cos’altro, appare più favorevolmente interessato ad immaginare grandi progetti a lungo termine per la “nostra bella Avellino”.

I sindaci di Madrid, Barcellona, Copenaghen, Amsterdam, di cui il nostro si pregia di essere collega,  visitando la nostra città avrebbero davvero qualcosa da invidiarle? No, questa non è decisamente la nostra Avellino, non è l’Avellino che vogliamo. Ancora troppo autoritarismo ma poca autorevolezza. Attendiamo perciò con più fermezza che questa amministrazione dia prova concreta di fatti, di decisioni e di  responsabilità. È  finito il tempo delle tante parole vacue.

A margine, ci sia consentito un personale ricordo di Gigi Proietti, scomparso quasi fosse la sua ultima scena, lo scorso lunedì, nel giorno del suo ottantesimo compleanno e a cui giovedì l’Italia ha tributato l’ultimo saluto. Pare di ricordare che fosse il 2012 quando chi scrive era tra gli spettatori di una serata in cui il maestro infiammò il Teatro Carlo Gesualdo con i sui celeberrimi “Cavalli di battaglia”: tra gag, battute e standing ovation fummo parte attiva di una serata spensierata, indimenticabile. Sorriso e acume, un binomio indissolubile.

Gigi Proietti, l’umanità generosa di chi osserva senza giudicare. Poliedrico e versatile, è stato tutto: grande intellettuale, intellettuale popolare, divulgatore culturale, attore di cinema, maestro di recitazione e di teatro, maschera, chansonnier, avanguardia, insomma un genio, un mattatore  che, come pochi, ha saputo custodire e domare i segreti del linguaggio. Con i suoi personaggi e la sua mimica inconfondibile ha abbracciato e stregato  generazioni. Presenza rassicurante e protettiva, ci faceva sentire meno soli, era uno di noi, un amico. Questo lutto è, a giusta ragione, davvero di tutti. Ci mancherà. Fa piacere apprendere, inoltre, che Globe Theatre di Roma sarà intitolato al suo ricordo.

 

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