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    22/01/2021

L’occhio sulla città/L’isola che non c’è

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_rifiut.jpgAVELLINO – Il titolo scelto questa settimana per il nostro occhio potrebbe richiamare scenari fiabeschi, romanzeschi, poetici, risvegliare dolci nostalgie d’infanzia o riportare alla mente un grande successo di Edoardo Bennato. Invece no, il nostro riferimento è molto più prosaico, è ad un isola che di poetico ha poco o nulla: ricordate gli “arredamenti urbani o gli empori urbani” che avemmo a segnalare qualche tempo fa? Ebbene, non solo constatiamo che sulla vicenda del “sacchetto selvaggio “nihil sub sole novum” ma soprattutto che, col tempo, si è assistito ad un’evoluzione  del concetto.

In diversi punti della città, infatti, si continuano ad osservare spettacoli davvero poco decorosi: ci si trova di fronte ad abiti smessi, sedie, vecchi mobili, gomme e cerchioni d’auto usurati, nonché a televisori, lavatrici, frigoriferi ed altri rifiuti ingombranti. Davanti a tutto questo, la domanda continua ad essere la stessa: è stata proprio un’attenta decisione l’aver spostato il terminal bus dell’autostazione nello spazio un tempo area del Mercato bisettimanale ipotizzando per questo lo spostamento proprio a Campo Genova a sacrificio nientemeno che anche del centro Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), diventando così probabilmente l’unico capoluogo a non averne più uno?

Ebbene. Abbiamo sempre stigmatizzato certi comportamenti di inciviltà invocando più volte controlli e sanzioni esemplari per i  “furbetti del sacchetto”: non preoccupatevi, non abbiamo certo cambiato idea considerato anche che, pur con difficoltà, la raccolta differenziata in città sembra consegnare risulti soddisfacenti, ma da quando abbiamo osservato ed appreso che l’isola ecologica del capoluogo praticamente non c’è più ed il centro Raee è chiuso ormai da lungo tempo, sentiamo di voler quasi giustificare il comportamento di nostri concittadini, che per potersi liberare di questa particolare tipologia di rifiuti  giungono, a soluzioni  tanto estreme.

Sì perché la “ rivoluzione green” immaginata dall’amministrazione Festa non solo non prevede più la  vecchia destinazione per Campo Genova dove invece si attende ancora l’inaugurazione della “Smile arena” o la dislocazione del mercato bisettimanale ma non prevede neanche più un’isola ecologica alternativa dal momento che difficoltà burocratiche, ad oggi, impediscono a Palazzo di Città l’utilizzo allo scopo dell’ex area Cecchini di via Zoccolari, come sembrava esser stato deliberato.

Ora, pur apprezzando la possibilità offerta da Irpiniambiente (società a cui comunque compete l’espletamento della raccolta dei rifiuti sul territorio comunale) anche al ritiro a domicilio di specifiche categorie di rifiuti, chiediamo, visti i tempi d’attesa dilatati tra la chiamata e l’effettivo ritiro dei materiali, dove  e come poter contribuire a smaltire  autonomamente quando possibile gli stessi rifiuti ingombranti o speciali a voler essere cittadini educati, civili e rispettosi dei luoghi che abitiamo? Ecco che, in centro come in periferia, le mini discariche a cielo aperto, già frutto di sconcertante senso civico, finiscono coll’ingrossarsi a dismisura. Basterebbe questo per indurre ad attenta riflessione chi di dovere.

In attesa ci auguriamo celeri risoluzioni nel merito auspicando, altresì, che la massima autorità cittadina, piuttosto che continuare a profondersi in stucchevoli quanto infruttuose dichiarazioni reboanti, dia prova concreta e finalmente sostanziale di fatti, di decisioni e responsabilità.

*  *  *

A margine un pensiero a Diego Armando Maradona scomparso lo scorso mercoledì: chi scrive ha potuto apprezzarne il genio soltanto attraverso racconti, aneddoti e filmati non avendo vissuto il suo calcio. Maradona incantava, ogni domenica regalava emozioni sempre nuove. Perciò, di  fronte all’intelligenza che sapeva  farsi vera e propria arte,  il tifo d’appartenenza alla propria squadra non poteva e non può far altro che venir meno.

La leggenda non potrà ripetersi. Il suo mito sopravvivrà, certo, ma da oggi tutti saremo un po’ più soli.

 

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