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    22/01/2021

L’occhio sulla città/Nel silenzio il capoluogo batte un colpo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita8_mercat1.jpgAVELLINO – Finalmente una buona notizia: nel silenzio il capoluogo batte un colpo. Come è noto, infatti, dallo scorso 3 dicembre il Mercatone, il gigante malato di via Ferriera è tornato alla vita. Se è vero che ci si trova di fronte ad una riconquista di portata quasi storica per la città, non possiamo non ricordare come, da mostro di cemento, abbia raccontato, con il suo lungo silenzio, le fragilità di una comunità accogliendo nel suo gelido abbraccio complesse solitudini, offrendo loro riparo e persino, purtroppo, morte. Oggi, finalmente, quel luogo torna ad appartenerci, rinnovato e forte, candidandosi a rappresentare  il cuore pulsante del capoluogo.

Il tema è stato oggetto di più di un nostro sguardo ed appare perciò doveroso ricordare che il progetto, ideato ed approvato dall’amministrazione Foti, consta di un impegno di spesa di circa nove milioni di euro ed è concepito a tutela e salvaguardia della struttura esistente. Alla parte commerciale rappresentata dal supermercato del gruppo “Sole 365” si affiancheranno un parcheggio multipiano per circa trecento posti auto ora fruibile per la metà, una parte direzionale con uffici comunali, un asilo nido per cui a breve partirà il bando di gara per l’affidamento della gestione, un centro medico per la riabilitazione, una “steek house” e spazi verdi attrezzati. La vera innovazione sarà rappresentata da una piazzetta che si realizzerà all’ingresso di via Ferriera e arriverà all’interno del centro.

A quanto si apprende, inoltre, la consegna alla totale fruizione della cittadinanza del nuovo “Centro Vivendi” è prevista entro fine gennaio 2021. Ricordiamo, ancora, che l’accesso alla struttura è previsto, a piedi, da Largo Ferriera e, per le auto, dal retro, sfruttando anche la funzionalità del tunnel che avrà accesso diretto al parcheggio.

Proviamo ora ad accrescere di rilevanza la rinascita del Mercatone ricordando quanto ancora invece resta da fare cambiando   idealmente la nostra prospettiva d’osservazione.  Ebbene la  visione ci restituisce un capoluogo muto, stanco, abulico, pervaso da silenzio assordante, figlio anche dell’insipienza di chi è chiamato ad assumere decisioni e responsabilità di governo. Lo stesso silenzio che avvolge il centro storico col  il suo monumento simbolo, la Dogana che, affranta, urla tutto il suo dolore, il silenzio di Corso Vittorio Emanuele, ancor più assordante oggi, in un tempo sospeso e straordinario,  di quando è affollato dallo “struscio” dei giorni di festa, il silenzio sull’ex Eliseo-ex Gil, il silenzio con il quale la “Casa della cultura” (Palazzo Victor Hugo) urla il suo bisogno di cura e di rinascita, il silenzio sul centro per l’autismo di Valle o sulla vicenda ancora lungi dall’essere risolta del mercato bisettimanale e tanto altro ancora.

Insomma il silenzio di una città che all’immobilismo sembra quasi essersi arresa, una città che negli anni sembra aver abbassato lo sguardo all’abitudine mostrandosi quasi senza ambizioni al punto da sembrare voler rinunciare ad essere diversa. Una città che sembra aver rinunciato alla sua bellezza, alla cultura, quasi per il timore di doversene  prendere cura.

Riprendendo la consueta prospettiva ci ritroviamo stanchi di commentare e criticare evidenze che ormai parlano da  sé, non possiamo, perciò, che auspicare che la rinascita del Mercatone, con il nuovo centro “Vivendi”, possa essere viatico, finalmente con la concretezza dei fatti e della responsabilità,  per una positiva rinascita dei nostri luoghi simbolo e con essi dell’intera città.

*  *  *

A margine un pensiero a Paolo Rossi che ci ha lascato giovedì: dopo Maradona, l’Italia e il mondo perdono un altro fuoriclasse assoluto, l’ho conosciuto “ calciatore”solo attraverso racconti, aneddoti e filmati.

Paolo Rossi è stato il simbolo di una stagione irripetibile per il nostro Paese: il mondiale 1982. Indimenticabile, anche per me che non l’ho vissuta, l’esultanza del presidente Pertini allo stadio Bernabeu e quel “non ci prendono più”, nonché la storica partita a carte in aereo tra lo stesso Pertini e il ct Bearzot.

Con il pallone tra i piedi era intelligenza e puro istinto, e, ricordando il suo ex presidente del Lanerossi-Vicenza, Paolo Rossi  “è stata la Gioconda del calcio”.

Io posso raccontarvi  del Paolo Rossi maturo, quando, da commentatore televisivo soprattutto delle partite della Nazionale,  ci regalava competenza, leggerezza ed garbati dibattiti: un gentiluomo. Ci mancherà

 

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