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    18/04/2021

L’occhio sulla città/ Per un calcio più credibile e moderno

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Calcio5_figc.jpgAVELLINO – L’occhio sulla città di questa settimana guarda al calcio e vuole offrire a voi lettori alcune considerazioni su quella che potrebbe tornare ad essere un’occasione anche per la nostra Irpinia: un  avellinese alla guida della Federcalcio.

Com’è noto, il prossimo lunedì 22 febbraio, si dovranno rinnovare i vertici della Figc e  tra i candidati alla presidenza c’è anche il senatore Cosimo Sibilia che tenta il bis avendo già provato la scalata al vertice del calcio italiano nel gennaio 2018 ma senza successo. Sarà più fortunato questa volta? Staremo a vedere.

Il senatore Sibilia, vicepresidente vicario della stessa federazione, è appena stato confermato alla guida della Lega Nazionale Dilettanti ed è figlio di “sì tanto padre”. Saranno purtroppo elezioni segnate dal contraccolpo globale della pandemia.

Quello del calcio è un mondo che ormai sempre più oggettivamente mostra crepe e fragilità che se non prontamente risanate finiranno per renderlo irreversibilmente debole, indifeso ed indifendibile: continuano a pesare in modo particolare il troppo danaro impegnato in questo sistema, la “legge Bosman”, che ha concesso alle squadre un’alta acquisizione di calciatori stranieri penalizzandone fortemente i vivai, anch’essi ormai sempre più straordinariamente aperti all’accoglienza di atleti non italiani. Ben vengano fuoriclasse stranieri che certamente possono giovare allo spettacolo ma si investa e si tuteli prima di tutto il “ Club Italia”.

Si utilizzi questo tempo in cui gli stadi non possono giovarsi dell’allegria e della forza del tifo per rendere gli impianti sportivi più accoglienti, sicuri e che speriamo, tornino presto ad essere cornice  della  sola spettacolarizzazione del bello.

Intanto, i candidati alla presidenza della federazione si impegnino nell’offerta di un calcio più credibile e moderno anche agli occhi del tifoso spettatore. Si provveda a scrivere, perciò, regole nuove e, ove se ne ravvisi la necessità, anche più stringenti. I calciatori, dal loro canto, siano più “onesti” in occasione di un fallo subito o commesso ed abbiano un comportamento più corretto e dignitoso sia dentro che fuori  dal campo essendo per molti giovani modello da seguire, mentre ben venga, ad esempio, l’abolizione dell’ammonizione per il calciatore che si sfila la maglietta in occasione di un gol segnato riconoscendogli la gioia incontenibile da condividere con tutta la squadra e la tifoseria.

Il calcio, insomma, deve potersi riappropriare di quella  genuina spontaneità che ne fa il gioco più bello del mondo e non si deve “doparlo” con inutili alchimie.

Immaginate sovvertire la regola del fuorigioco, considerandola applicabile solo quando tra un giocatore ed il suo avversario si intraveda un sufficiente spiraglio di luce e non quando il giocatore abbia superato l’avversario di una frazione di spazio, così da rendere l’azione più fluida nel suo sviluppo, più “leggera” e finalmente non più legata all’estenuante ricerca di insignificanti quanto artificiosi dettagli?

Vogliamo davvero il bene del calcio, vogliamo davvero che qualcosa cambi tangibilmente?

Perché tutto questo e tanto altro possa accadere riteniamo ci sia bisogno di un capillare lavoro  sinergico tra la prossima nuova Figc ed ogni sua singola componente: le leghe di serie A e B, i club e soprattutto i media, che dovranno farsi primi promotori di un’ampia rivoluzione educativa del mondo del pallone.

Com’è ovvio, in tutto questo, non può e non deve mancare il fondamentale apporto del governo nazionale: ora, pur nella consapevolezza di come le priorità del Paese siano ben altre,  il non aver previsto nel nascente esecutivo Draghi un ministro con delega allo sport, ci è parsa una grave disattenzione alla quale, siamo certi, si saprà  porre presto adeguato rimedio.

Nel merito, riteniamo rilevante segnalare un’indiscrezione che starebbe emergendo nelle ultime ore: assegnare il ruolo di sottosegretario di Stato allo sport proprio a Cosimo Sibilia. Staremo a vedere.

Rispetto a  tutto quanto appena auspicato, comunque, sentiamo di poter contare su un potenziale alleato: se infatti, il prossimo lunedì, a sedere sullo scranno più alto di via Allegri, o addirittura, a breve, tra i banchi del nuovo governo nazionale sarà il presidente Sibilia, allora potremmo davvero avere un’occasione per un’opportunità d’ascolto ad ogni livello.

C’è chi considera Sibilia troppo conservatore, chi troppo innovatore, chi troppo politico e chi lo ritiene perfino “troppo avellinese” per la carica che andrebbe ad assumere. Noi, come già nella precedente occasione, ci concediamo la libertà di essere suoi tifosi, ricordando a denigratori e critici occasionali e non la sua competenza che pure a più riprese ha avuto modo di dimostrare nel mondo del calcio e dello sport in generale, il carisma e le grandi doti di mediazione e diplomazia che gli sono proprie.

Virtù trasmessegli certamente da suo padre, quel don Antonio “il burbero dal cuore grande”, che tra alti e bassi fu protagonista della stagione dell’Avellino in serie A durata ben dieci anni garantendo sul piano sportivo rispetto, lustro e dignità alla città e ad un’intera provincia.

Il calcio in fondo sa rigenerarsi, ha solo bisogno della necessaria solidità nei suoi vertici per  poter ritrovare longevità, certezze di futuro e reale concretezza d’azione.

E se, come auspichiamo, il prossimo presidente Figc o il nuovo sottosegretario di Stato allo sport sarà Cosimo Sibilia torniamo ad augurargli che la gente possa dire di lui “non fu sì tanto il padre”...

 

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