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    18/04/2021

L’occhio sulla/Uno stimolo alla concretezza

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_sism.jpgAVELLINO – Continuano i nostri sguardi curiosi e originali sulla scia di quello dello scorso sabato. Questa settimana ad offricene spunto è “Momenti intimi sulle nostre macerie”, l’opera realizzata dal “Collettivo Amataria” e dall’associazione “Avionica”di Avellino, a ricordo del quarantennale del sisma del 1980.

L’opera è inserita nella rassegna “Fuori celebrazione dentro al cratere” a cura della Provincia di Avellino e di “Fondazione sistema Irpinia”: un’opera per ogni Comune colpito.

Quella in oggetto, per l’appunto, è  il dono appena consegnato al Comune capoluogo e installato a Palazzo di città. Realizzata con multimateriali interamente di riciclo, recuperati per lo più sulle sponde del fiume Fenestrelle, rappresenta una casa, luogo sicuro per antonomasia, che ora diviene luogo di dolore .

“Il tufo, le pietre, il ferro sono stati letteralmente lanciati nella casetta, a voler simboleggiare lo sconcerto di quei momenti, momenti che la nostra generazione può solo immaginare”, spiegano l’artista  Andrea Matarazzo e  Gianluca Avella, che aggiunge: “La casetta che abbiamo costruito, vuol essere anche simbolo di intimità e rifugio interiore”.

Spiega inoltre il sound designer Ciro Roca che per l’audio della casetta si è partiti da quello di “Radio Alfa” che registrò il rumore, il boato del sisma effettuando poi una “manipolazione” aggiungendo, sul finale, quaranta secondi di silenzio. La casetta dovrà inoltre completarsi con i  disegni, i pensieri, i messaggi, i ricordi, dei visitatori che vorranno apprezzarla recandosi a Piazza del Popolo. Ecco tornarci alla mente un tema strettamente legato all’opera in oggetto ed al quale la nostra rubrica ha dedicato più di un suo sguardo: ci riferiamo ai “buchi neri” del capoluogo. Avremmo voluto provare a parlarvi in positivo,  avremmo voluto raccontarvi di una città che fa progetti  anche in tal senso. Invece no,  continuiamo ad essere sgomenti di fronte all’insipienza di chi è chiamato ad assumere decisioni e responsabilità nella nostra città.

Ricordiamo male o fu proprio il nostro sindaco ad affermare: “È davvero un pugno nell’occhio passeggiare e notare veri e propri scheletri lungo Corso Vittorio Emanuele, viale Italia, via Piave o via Tedesco”.

Ci permettiamo un esempio per tutti: Palazzo Trevisani, che necessita di adeguata cura e attenzione e la cui “imbracatura” è ormai ridotta a brandelli. Semplicemente indecente .

Dove è finito il tavolo permanente instituito proprio da Palazzo di città che aveva l’obiettivo precipuo di guarire definitivamente il capoluogo dalla ferita, purtroppo ancora sanguinate, dei suoni “buchi neri”? Ci pare di ricordare come siano stati stanziati di recente dal governo nazionale fondi atti allo scopo.

Apprezziamo, nel merito, come in un’ottica di “dialogo proficuo con i privati” proprio in un cantiere del Corso e in quello di Palazzo Genovese di viale Italia i lavori stiano procedendo speditamente. Ricordiamo, altresì, come proprio da questa rubrica sia giunto ripetutamente l’invito quando e dove possibile a intervenire  motu proprio”  o d’imperio, avvalendosi anche di specifiche leggi dello Stato .

È finito il tempo dei litigi e degli sterili rimpalli di responsabilità. Quale città che voglia definirsi civile può permettersi tempi d’attesa tanto dilatati? Vogliamo augurarci che il luogo scelto per l’installazione dell’opera a ricordo del sisma possa essere da sprone  per i nostri amministratori che, guardandola quotidianamente, possano agire per  una definitiva risoluzione di tanto scempio.

È tempo di fatti, non più soltanto parole. Siamo stanchi di dover continuare a commentare e criticare evidenze che ormai parlano da sé. Tanto da tornare a sentire condiviso quanto Shakespeare affermava: “Le parole possono diventare così false che odio dimostrare le mie ragioni con esse”.

Ci sia consentita una nota a margine: in riferimento al nostro sguardo dello scorso sabato ,”Un bacio ad Avellino”, sentiamo di far nostro il suggerimento  di Silvano, un nostro lettore, a prevedere, nella piazzetta, l’installazione di un impianto di videosorveglianza onde evitare che si deturpi quanto di bello è stato fatto. Attendiamo con l’ottimismo e la fiducia di sempre, certi di essere ascoltati.

 

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