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    18/04/2021

L’occhio sulla città/L’insostenibile mediocrità

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita11_pistacicl.jpgAVELLINO – A distanza di qualche mese l’attualità cittadina ci spinge ad osservare nuovamente  “un’isola che non c’è”. Tutto questo potrebbe richiamare in voi lettori scenari romanzeschi, poetici, ricordi d’infanzia o riportare alla mente un grande successo di Edoardo Bennato. Invece no, il nostro riferimento continua ad essere molto più prosaico, ed è ad un’isola che di poetico ha poco o nulla: ricordate tutto quanto da noi segnalato nel merito nel novembre scorso? Ricordate gli “arredamenti urbani” o gli  “empori urbani” che avemmo a segnalare qualche tempo fa?

Ebbene, non solo constatiamo che sul tema del sacchetto selvaggio  “nihil sub sole novum” ma che, col tempo, si assiste ad un evoluzione del concetto. Gli organi di stampa, al pari di nostri sguardi diretti, raccontano come in diversi punti dalla città si continuino ad osservare spettacoli davvero poco decorosi: ci si trova di fronte a vecchie sedie, mobili, gomme e cerchioni d’auto usurati, materassi, nonché lavatrici, televisori, frigoriferi, wc ed altri rifiuti ingombranti. Come se non bastasse, l’ultimo luogo eletto a cornice di un tale scempio  è l’ex Isochimica, e precisamente lo spazio antistante la targa a ricordo delle vittime della “fabbrica dei veleni”, fino  a coprirla. Semplicemente indecente.

Davanti a tutto questo la domanda continua ad essere la stessa: è stata proprio un’attenta decisione l’aver dislocato il terminal bus dell’autostazione nello spazio un tempo area del mercato bisettimanale ipotizzando per questo lo spostamento a Campo Genova, incuranti delle prescrizioni venute a più riprese dal prefetto? Non è stato troppo penalizzante per i cittadini il conseguente  sacrificio di un’area dedicata al conferimento diretto di rifiuti ingombranti e di rifiuti speciali come il centro Rae (rifiuti  da apparecchiature elettriche ed elettroniche), diventando così  probabilmente l’unico capoluogo a non averne più uno?

Abbiamo  sempre stigmatizzato certi comportamenti di inciviltà invocando in più di un’occasione controlli e sanzioni esemplari per i “furbetti del sacchetto”. Non preoccupatevi, non abbiamo certo cambiato idea, considerato anche che la raccolta differenziata in città continua a consegnare risultati soddisfacenti, ma da quando abbiamo osservato ed appreso che l’isola ecologica del capoluogo praticamente non c’è più ad il centro Rae è ormai chiuso da lungo tempo, sentiamo di voler quasi giustificare il comportamento di questi nostri concittadini che, per liberarsi di questa particolare tipologia di rifiuti, giungono a soluzioni tanto estreme.

Sì perché la rivoluzione green immaginata dall’amministrazione Festa non solo non prevede più la vecchia destinazione per Campo Genova, dove “sprezzanti del pericolo e travolgendo ogni ostacolo” si vuole procedere all’inaugurazione dalla “Smile Arena e alla dislocazione del mercato bisettimanale, ma non prevede più neanche un’isola ecologica alternativa dal momento che difficoltà burocratiche, ad oggi, impediscono a Palazzo di Città l’utilizzo dell’area ex Cecchini di via Zoccolari, come sembrava esser stato deliberato.

Ora, pur apprezzando la disponibilità di IrpiniAmbiente  a raccogliere anche a domicilio specifiche categorie di rifiuti, chiediamo, visti i tempi d’attesa tanto dilatati tra la chiamata e l’effettivo ritiro di tale tipologia di materiali, dove e come poter contribuire a smaltire autonomamente, quando possibile, gli stessi rifiuti ingombranti e/o speciali,  a voler essere  cittadini educati, civili e rispettosi dei luoghi che abitiamo?

Ecco che in centro come in periferia le mini discariche a cielo aperto, già frutto di sconcertante senso civico, finiscono coll’ingrossarsi a dismisura. Basterebbe questo ad indurre ad attenta riflessione. I cittadini chiedono e meritano celeri risposte, stanchi di certi comportamenti e soprattutto dei mille modi in cui vengono giustificati, spesso, solo sintomo di mediocrità intellettuale.

Ancora una nota sulla “rivoluzione green” e sul’ “enjoy  e Smart city” , con gli  appositi spazi di sosta per le biciclette elettriche ma ancora privi di biciclette.  Per non parlare, poi, del progetto dalla costruzione di una pista ciclabile in viale Italia.

Oltre a risultare un pugno nell’occhio, sprezzante di ogni elementare norma d’estetica e di contesto, il progetto, a quanto si apprende, mancherebbe delle necessarie autorizzazioni da parte della Sovrintendenza ed inoltre presenterebbe irregolarità nel tracciato.

Registriamo inoltre, nel merito, come da un recente sopralluogo da parte del comparto lavori pubblici di Palazzo di Città sia emersa la volontà di sospendere le attività del cantiere in oggetto in attesa di prossimi interventi migliorativi all’opera.

Anche in questo caso  chiediamo e ci chiediamo: è stata un’attenta decisione far partire i lavori senza le necessarie rassicurazioni? Non sarebbe stato meglio valutare prima e con maggior oculatezza la reale  fattibilità del progetto?

Non vorremmo  che “vassene ‘l tempo e l’uom non se n’avveda”, così  da trasformare quello della pista ciclabile cittadina nell’ennesimo cantiere eterno del capoluogo. Staremo a vedere, assicurando, come da prassi, occhio vigile ed attento sul complesso di quanto appena affermato e descritto.

 

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