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    18/04/2021

L’occhio sulla città/Con Enrico Letta un nuovo Pd?

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Enrico LettaAVELLINO – Questa settimana il nostro occhio si concede una divagazione dall’osservare direttamente la città e guarda in ambito nazionale con alcune considerazioni che muovono dalla recente elezione di Enrico Letta a nuovo segretario nazionale del Partito democratico.

Fatta salva un’inspiegabile crisi politica in piena pandemia ed aperta senza alcun plausibile fondamento che ha determinato una condizione eccezionale di governo tra forze alternative, tenute insieme da una necessaria quanto rischiosa operazione di “ingegneria politica”, emergono due elementi incontrovertibili: il tentativo di “normalizzazione” del Movimento Cinque Stelle che, da “movimento biodegradabile” delle origini, si prepara ad assumere sempre più i contorni di un partito moderato e dialogante, e il ritrovato equilibrio centrista del Partito democratico sensibile  a scelte funzionali ed efficienti.

Il Pd nei momenti decisivi ha sempre cercato di farsi carico delle soluzioni migliori per poter assumere l’onore e l’onere della responsabilità al servizio della stabilità del sistema. E nel momento contingente sarà opportuno porre attenzione a non riesumare priorità già da più parti dichiaratamente avversate bloccando sul nascere possibili pretesti a sciogliere coalizioni così faticosamente composte a sostegno dell’attuale “governo di unità nazionale”. In fondo, il Pd ha sempre cercato di rappresentare un argine al caos: cerchi di non deludere.

Ora, dalla comunità democratica è giunta un’altra richiesta inequivocabile: un partito che sappia ritrovare il suo naturale equilibrio centrista abbandonando il potenziale rischio di ritorni a sbilanciamenti verso estremismi da tempo in affanno o ad ogni altra forma di populismo diffuso, dilagante e dunque vagante.

Per il Partito democratico potrà essere questa l’occasione giusta e forse irripetibile per provare a riorganizzare una grande forza di matrice popolare. Un nuovo Pd, insomma, a partire dall’identità: “progressista nei valori, riformista nel metodo e radicale nei comportamenti, in cui si saprà far coesistere  “anima e cacciavite, cioè passione e competenza”.

Toccherà al nuovo segretario tenere insieme o riunire le diverse anime del partito. Come? Disponendosi serenamente all’ascolto delle diverse istanze, giungendo, poi, ad una fruttuosa sintesi. In fondo è questa la vocazione di un partito che voglia essere davvero plurale e non una “fusione fredda” come appariva, e ancor oggi, appare ai più il Pd.

Sarà questa l’unica maniera perché possa proporre una nuova ed attrattiva idea di politica, al di là dei recinti del proprio abitato, presupposto fondante e precipuo per un forza politica che legittimante aspira a tornare ad essere maggioranza relativa nel paese.

Quale Pd, infine, si prospetta a livello locale? Così, ad una prima impressione, poco o nulla sembra essere cambiato. Oltre agli auguri e alle congratulazioni di prassi al neo segretario, infatti, si resta in attesa che, non appena le condizioni lo permetteranno, si possa procedere al congresso provinciale che dovrà portare all’elezione di un segretario. Da qui a poter soddisfare la necessità per molti a scegliere proposte chiare di programma e di indubbia capacità a realizzarle. Staremo a vedere.

Intanto, ci sia permesso di formulare un sincero augurio di buon lavoro al segretario Enrico Letta.

 

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