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    20/05/2022

L’occhio sulla città/È tempo di adozioni

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_vft.jpgAVELLINO – Per chi vive stancamente e passivamente la città certi scenari sono ormai un’abitudine perché, in fondo, da lungo tempo “nihil sub sole novum”. Se  poi si scelgono “percorsi alternativi al centro”, allora il gioco è fatto e la nostra rubrica, che per vocazione racconta osservando, dopo la pausa pasquale torna a guardare allo stato di degrado e di abbandono che vivono tanto alcune zone periferiche quanto alcune zone centrali del capoluogo.

Ci riferiamo, ad esempio, a via Francesco Tedesco, da più parti considerata la porta d’ingresso alla città. Lo scenario che si dischiude ai nostri occhi è oggettivamente squallido: quel che resta delle vecchie costruzioni si sussegue, lasciando, in chi le osserva, una sensazione di angoscia crescente. Ad intervallare tale sgradevole visione c’è, di tanto in tanto, della vegetazione cresciuta qua e là spontaneamente, mentre a garantire una flebile vitalità alla zona ancora resiste qualche sparuta attività commerciale.

Per non parlare della strada (che di manto non ha più nulla) sempre più simile ad un vero e proprio antico tratturo, non più tracciato da greggi al passo, ma da automobili che ormai da lustri, con il loro costante e continuo passaggio, hanno finito per causarne l’inevitabile dissesto.

Avviandosi verso il centro si è portati a pensare che le cose possano migliorare, invece no. In viale Italia, ad esempio, i maldestri rattoppi a coprire con la solita superficialità ed approssimazione hanno già perduto il loro effetto e  son tornati ed essere buche; i marciapiedi, poi, ormai senza più  le lastre della pavimentazione, sono diventati vere e proprie voragini, con il concreto rischio di compromettere l’incolumità di malcapitati pedoni. Non mancano, inoltre, casi in cui le lastre della pavimentazione ci sono ma ad una visione d’insieme appaiono non uniformi, perché sollevate (soprattutto sugli scivoli), sbilenche o “traballanti”.

Situazione non dissimile è quella dei marciapiedi di via Colombo, che a memoria d’uomo versano in una atavica condizione di degrado ed abbandono tanto che un’amministrazione che dovesse prendersene cura passerebbe certamente alla storia.

Un’eccezione è invece rappresenta, ad esempio, dalla cura osservata nei marciapiedi del primo tratto di via Due Principati, quello che va da Piazza Libertà al Ponte della Ferriera: dalla bonifica di quella zona hanno certamente tratto grande vantaggio non solo i pedoni ma anche e soprattutto gli esercenti.

In un quadro di cotanta desolazione e beffardo immobilismo non possiamo che giungere alla paradossale conclusione che “è tempo di adozioni”. Dopo il successo di “adotta un’aiuola o adotta il tuo spazio“,  successo arrivato forse anche per uno spunto offerto da qualche nostro sguardo, ecco   che si dovrà arrivare ad adottare una strada, un marciapiede o delle strisce pedonali che nel capoluogo sono praticamente scomparse, fatta eccezione per quelle arcobaleno di via Matteotti che,  facendosi beffe delle numerose diffide del ministero dei Trasporti perché non a norma, restano ad emblema di un’arroganza che racconta più di ogni altra parola.

Una simile iniziava  viene dalla  vicina Atripalda dove il comitato civico “Atripalda bene comune” ha addirittura lanciato la compagna “adotta un tombino”.

Insomma, dove non c’è il Comune, impegnato a nascondere risultati amministrativi oggettivamente scarsi, potrebbe esserci l’iniziativa privata o collettiva di cittadini volenterosi: una maniera simpatica e concreta da cui partire per dire basta, per ribellarsi di fronte al beffardo menefreghismo insipiente dei vertici di Piazza del Popolo: perché ormai  in città da tanto, troppo tempo, anche la decenza è in forte sofferenza.

 

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