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    18/07/2019

Striscia di Gaza: scontro impari

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_gaza.jpgAVELLINO – Sull’attuale fase del conflitto nella Striscia di Gaza ospitiamo un intervento di Lucio Garofalo: “L'altra notte la Striscia di Gaza è stata invasa dai "panzer" sionisti. Gli eventi precipitano ad una velocità pazzesca. La cronaca è sempre più incalzante. Si fatica ad interpretare e commentare i fatti che accadono in rapida successione. Non si fa in tempo a leggere una drammatica notizia che ne spunta un'altra più tragica ed inquietante. Tuttavia, la componente migliore del genere umano ha ancora la forza e la voglia di reagire e manifestare per un mondo più equo. Infatti, in numerose città del mondo la gente è scesa in piazza per solidarizzare a favore del popolo palestinese di Gaza e protestare contro l'intervento bellico israeliano. Alla faccia di chi pensa di porre sullo stesso piano l'estremismo islamico-fondamentalista di Hamas e l'espansionismo economico-militare sionista.

È come voler equiparare i criminali nazisti e i partigiani della seconda guerra mondiale. A quanti affermano che sia giusto e possibile equiparare, sia moralmente che militarmente, le forze (solo in apparenza contrapposte, ma in realtà complementari sul versante politico) di Israele e di Hamas, basterebbe solo far notare quanto siano sproporzionate in termini di arsenali e potenziali distruttivi.  Inoltre, credo che nessuno (tranne i fanatici ciechi ed oltranzisti) si azzardi a schierarsi a favore del più ottuso e bieco fondamentalismo islamico e della violenza dei miliziani di Hamas. Fermo restando che non esiste alcun paragone possibile, alcun confronto che regga con la ferocia criminale e reazionaria dell'estremismo sionista.

Un simile ragionamento, compreso l'opportunismo strategico e il proselitismo ideologico-strumentale di Hamas, non può impedire a nessuno di solidarizzare per la parte più debole e indifesa che è costituita dalle popolazioni inermi di Gaza (Hamas difende solo i propri interessi di fazione estremista, quanto opportunista). È inaccettabile che chi ha subito per secoli l'antisemitismo (inteso come sistematica persecuzione razziale contro gli Ebrei) oggi pratichi una violenta politica di oppressione a scapito di un'altra popolazione semita, gli Arabi palestinesi. Una simile posizione è assolutamente indifendibile.

Infine, c'e da chiedersi se "antisemitismo" non sia anche la politica di persecuzione e di sterminio perseguita da Israele nei confronti del popolo arabo palestinese che vive confinato nella Striscia di Gaza. Mi limito ad informare chi eventualmente non lo sapesse, che gli Ebrei non sono l'unica stirpe di origine semitica, bensì lo sono pure le varie e molteplici etnie arabe del Nord Africa e del Medio Oriente. Per cui Israele è un'entità politico-economica fondata sull'antisemitismo poiché si è storicamente costituita sulla diaspora e sulla tragedia del popolo arabo palestinese”.

Aggiornamento del 24 luglio 2014, ore 20.21 – Che piaccia o meno, al di là delle simpatie (o antipatie) personali e delle convinzioni politico-ideologiche che ciascuno di noi è libero di esprimere a proposito di islamismo, esistono dati di fatto assolutamente evidenti ed inoppugnabili. È la testardaggine dei fatti con cui bisogna fare i conti. Cinicamente, ma occorre prenderne atto. Uno di questi elementi di innegabile realtà è che Hamas non è semplicemente un'organizzazione di stampo militare o terroristico, poiché dispone di un'ala politica che gode di un consenso assai diffuso tra la popolazione di Gaza. Se si trattasse solo di un soggettività terroristica, forze basterebbe un'efficace operazione di anti-terrorismo per sgominarla una volta per tutte. Forse. Ma così non è. Per cui l'occupazione israeliana della Striscia di Gaza rischia di rivelarsi un vero e proprio boomerang, non solo in termini di immagine e di propaganda. Rischia di tradursi in una dura sconfitta politica e persino militare. Le truppe di terra israeliane si sono infilate in una trappola potenzialmente letale, vista la conformazione assai angusta ed impervia del territorio palestinese e considerando le abilità, la combattività e la spinta motivazionale alla guerriglia urbana dei miliziani di Hamas. Dunque, l'intervento israeliano rischia di ripercuotersi contro chi l'ha ordinato, il regime sionista di Tel Aviv. Per la serie (trita e ritrita): chi è causa del suo male (e di quello altrui) pianga solo e semplicemente sé stesso. Lucio Garofalo

Aggiornamento del 26 luglio 2014, ore 14.04 - Il silenzio dei colpevoli /Se la memoria non mi inganna, i raid aerei israeliani nella Striscia di Gaza sono iniziati da qualche settimana, mentre l'operazione militare terrestre è scattata da una settimana. Ebbene, le vittime palestinesi, quasi tutte civili inermi, in grandissima parte bambini, hanno ormai raggiunto e superato quota mille. I morti israeliani sono poche decine, tutti militari. Per non parlare dei feriti e degli sfollati, che sono diverse migliaia tra la popolazione di Gaza. In sostanza, si va delineando un eccidio di massa che non sarebbe eccessivo o fuori luogo rappresentare nei termini agghiaccianti di un "genocidio", e la cosiddetta "comunità internazionale" tace e latita. Il silenzio e l'indifferenza del mondo sono addirittura più terrificanti dei massacri e delle carneficine che Israele sta compiendo nella Striscia. La cosiddetta "diplomazia internazionale" che, tradotto in un linguaggio meno ipocrita, è la difesa degli interessi delle cancellerie occidentali, sta assistendo alle stragi senza muovere un dito solo perché Israele costituisce un caposaldo del "mondo occidentale", cioè un bastione dell'imperialismo economico-militare delle superpotenze occidentali. Tutte le massime istituzioni mondiali tacciono. Tace persino papa Francesco, che finora si era presentato come una figura attestata dalla parte degli ultimi, dei reprobi e diseredati della terra. Oggi i Palestinesi di Gaza sono gli ultimi tra gli ultimi, gli esseri più deboli ed indifesi, la parte più derelitta, reietta e sventurata dell'umanità. Lucio Garofalo

Aggiornamento del 4 agosto 2014, ore 16.11 - Nulla accade per caso. Almeno nella storia umana, specie nelle vicende politiche. Non è affatto casuale il "casus belli" che ha scatenato l'ultima aggressione militare israeliana contro la Striscia di Gaza. Le (eventuali, probabili e plausibili) motivazioni sarebbero, non a caso, di ordine economico, riconducibili all'approvvigionamento di fonti energetiche quali i rifornimenti di gas provenienti dalla Russia verso il mare di Gaza. Un accordo con Mosca a cui stava lavorando con successo l'Autorità palestinese. Lucio Garofalo

 

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