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    07/02/2026

Gimbe/Sanità pubblica senza ossigeno: dal 2012 sottratti al personale 33 miliardi €

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Nino CartabellottaBOLOGNA – «La legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie enuncia princìpi condivisibili, ma senza alcun impegno finanziario rischia di restare lettera morta e di non riuscire ad arginare la fuga dei professionisti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) e a rendere davvero attrattive le professioni e le specialità mediche sempre più disertate.

Preoccupa inoltre la revisione della norma sulla responsabilità professionale che risolve parzialmente le criticità, ma ne introduce di nuove, finendo per equiparare impropriamente linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali».

È la posizione che Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha espresso nel corso dell’audizione di ieri presso la Camera dei deputati sul DdL C. 2700, recante “Delega al governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.

La proposta Gimbe. La Fondazione Gimbe ha ribadito la necessità di definire i Lep sanitari, perché l’equiparazione tra Lea e Lep non poggia su solide basi giuridiche e tecniche e si fonda su una interpretazione forzata della sentenza della Corte costituzionale n. 192/2024 volta ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata. «Con questa scorciatoia – ha concluso Cartabellotta – il rischio concreto è di proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli. Infatti, qualora definiti, i Lep sanitari dovrebbero essere finanziati, ma con l’attuale livello di sottofinanziamento del Ssn le risorse sarebbero largamente insufficienti per renderli realmente esigibili dai cittadini. Ma soprattutto questa scelta legittimerebbe normativamente la mancata esigibilità del diritto alla tutela della salute, trasformando l’autonomia differenziata in un moltiplicatore di diseguaglianze. Con ulteriore indebolimento delle Regioni del Mezzogiorno ed effetti boomerang per le Regioni del Nord, che non potranno più gestire l’ulteriore incremento di mobilità sanitaria».

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