MONTELLA – Il patrimonio idrico irpino è frutto di una serie di catastrofiche coincidenze succedutesi nell'arco di milioni di anni che hanno originato l'attuale situazione. Miliardi e miliardi di esseri microscopici ricchi di carbonato di calcio si sono stratificati sul fondo del mare nell'arco di milioni di anni dando luogo ad una immensa placca di rocce carbonatiche (calcari e dolomie). Il continente africano ha poi spinto tali rocce verso l'alto facendo sì che le stesse venissero a costituire, a prezzo di violentissimi terremoti (di cui siamo testimoni anche in epoca recente), le montagne del distretto irpino (situato in parte anche all'esterno dei confini amministrativi provinciali). Altri eventi catastrofici (le eruzioni pliniane del Vesuvio) hanno ricoperto le rocce calcaree con strati di materiali piroclastici molto fertili che in epoca recente hanno dato luogo ad una vegetazione rigogliosa e varia.
Tutto questo ha dato luogo ad una notevole massa di rocce altamente permeabili protette da una vegetazione ed un suolo molto fertile: tutte cose che favoriscono l'infiltrazione delle acque meteoriche comunque copiose per effetto della situazione geografica e della vicinanza del mare. Quasi tutta l'acqua che piove (e soprattutto la neve che si deposita) sui monti si infiltra nelle montagne per generare una immensa risorsa idrica. Tali acqua tendono a scendere verso il basso finché non incontrano le dolomie che sono meno permeabili e fanno da barriera. Spostandosi poi verso i bordi dei massicci le acque incontrano altri terreni di origine argillosa che fanno ancora di più da tappo costringendo le acque a venire fuori nelle sorgenti (Serino, Cassano, Caposele, Quaglietta ecc).
Si pensi che le sorgenti citate hanno una portata media di circa 11.000 litri al secondo (un vero fiume) a cui si aggiungono le varie sorgenti di ridotte portate ma che complessivamente possono erogare almeno altri 1.000 lt/sec ed i pozzi che prelevano dalla falda sotterranea. Si pensi che le falde del Montorese, del Serinese, del Calore e del Sele sono ancora alimentate dai massicci calcarei del distretto irpino. Almeno 15.000 lt al secondo sono disponibili, una portata che dovrebbe alimentare una popolazione di 6.500.000 abitanti e che oggi ne alimenta meno della metà a causa delle perdite delle reti idriche e degli sprechi.
Un patrimonio che dopo aver alimentato le necessità delle popolazioni servite potrebbe avere ancora un margine per assicurare ai nostri asfittici fiumi una portata per mantenere il deflusso minimo vitale. Parametro da tutti invocato e da nessuno applicato, il deflusso minimo vitale è quella portata da garantire ai fiumi per consentire la loro sopravvivenza ecologica. Tale parametro da tempo definito e ritenuto necessario viene sempre disapplicato di fronte alle richieste delle popolazioni, richieste più che legittime ma non soddisfatte per l'assenza di capacità gestionali del sistema idrico.
Un patrimonio prezioso da difendere con volontà e soprattutto con competenza (proprio quello che purtroppo troppo spesso manca proprio ai gestori del sistema idrico), un patrimonio la cui difesa viene invocata troppo spesso a sproposito dai vari comitati del no e dai loro manutengoli pseudoscienziati. Si pensi che la difesa delle acque è stata invocata anche a proposito della discarica di Difesa Grande, area completamente argillosa priva assolutamente di falde e distante decine di chilometri dalle aree sensibili e che nulla poteva fare per danneggiare le risorse idriche.
Allora ha pienamente senso una difesa integerrima delle aree montuose, oggi peraltro indicate a parco (funzionante solo sulla carta e sulle poltrone) ove occorre tutelare gli ecosistemi, ove occorre depurare in maniera spinta tutti gli scarichi esistenti ed ove non vanno insediati impianti impattanti.
Una difesa che deve prevedere una corretta gestione dei sistemi idrici in modo da eliminare, o ridurre al massimo, le perdite di rete risparmiando parte della risorsa che potrebbe essere rilasciata nelle aree naturali protette per favorire l' incremento della fauna e rimpinguando anche le falde più a valle.
Ma tutto questo sarà possibile? Nel breve periodo ho i miei dubbi! Finché i gestori del sistema idrico continueranno a captare nuove fonti per coprire la loro incapacità a gestire il sistema, finché sarà più conveniente costruire una strada e non un depuratore, finché le poltrone che contano saranno occupate da lacchè ignoranti e finché quelli che si propongono a sanare i mali del sistema saranno quelli che li hanno provocati penso che sarà difficile difendere il patrimonio idrico e più in generale il territorio.
Un caro amico professore universitario, ambientalista convinto, ha deciso di difendere la natura impegnandosi con i ragazzi delle elementari, convincendo loro ad acquisire una coscienza ecologica. Probabilmente la sua è la scelta giusta (per questo ho detto che nel breve periodo sarà difficile risolvere i problemi, spero che sia possibile nel lungo periodo), ma la domanda che mi pongo è : si farà in tempo?
Qualcuno allora deve provare a combattere oggi contro un nemico soverchiante (fatto di incolti e di disonesti) tenendo la posizione come al forte di Alamo e sperando che questa volta i rinforzi arrivino prima della disfatta.




