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    28/10/2026

Ambiente, i guasti della politica nella gestione dei parchi

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia5_verde_parco.jpgMONTELLA – Nel 1973 alcuni giovanotti di Avellino costituirono la sezione irpina del Wwf con il principale scopo di difendere il massiccio del Monte Terminio da paventati interventi edilizi, a scopo turistico, che avrebbero distrutto l’intero complesso. Nacque così l’idea di un Parco naturale del Monte Terminio, poi esteso a tutti i Picentini, che fu proposto in alternativa agli interventi speculativi.

In quei tempi nacquero anche le Comunità montane e la Cm Terminio-Cervialto diventò interlocutore privilegiato di tali iniziative. Il progetto fu portato anche a livello dei partiti locali (Dc e Pci per primi) e, come già ricordato in altro articolo, fu l’occasione per conoscere e cominciare a collaborare con l’amico Tonino Di Nunno. Anni di battaglie portarono a progetti vari di Parco (nel frattempo sorse anche l’idea del Parco del Partenio) e finalmente alla legge regionale istitutiva. Sembrò a quegli illusi che si erano battuti per anni di aver raggiunto un traguardo eccezionale ma il sogno durò solo qualche anno.

Dopo una asfittica fase di attesa finalmente i parchi vedono la luce con i decreti istitutivi e ci si aspettava un segnale di novità, ma si è, per l’ennesima volta, avuto a che fare con la Regione Campania e la politica locale che vede un ente solo nell’ottica della poltrona da occupare. L’elezione dei presidenti è il primo chiaro segnale del significato che hanno i parchi oggi in Campania. Salvo le dovute eccezioni, sempre presenti, i presidenti dei parchi in Campania vengono reclutati come sempre in quel sottobosco politico fatto di compromessi ed accordi trasversali. Gli interventi a tutela del territorio si limitano nel migliore dei casi a qualche pubblicazione, non si vede un guardaparco per cui spesso il divieto di caccia penalizza i soli cacciatori onesti.

Perfino la scelta delle sedi parco è emblematica! Il Parco dei Picentini che ha nel suo cuore paesi come Montella ed Acerno vede la propria sede a Nusco. Ed i presidenti sono della stessa emanazione. Ed il territorio?

Se qualcuno non avesse opportunamente apposto un po’ di cartelli non ci si accorgerebbe della presenza di un parco per nessun possibile segno di miglioramento ambientale. Anzi! In piena gestione parco sul Piano di Verteglia (Montella-Terminio) un intervento di bonifica ha distrutto un ecosistema importantissimo per gli anfibi. Un laghetto temporaneo in cui si riproducevano tutti gli anfibi locali è stato distrutto da una operazione di bonifica degna della più rozza visione interventistica. Giustamente l’acqua si impantanava ed anche se non dava fastidio a nessuno era meglio farla scorrere seguendo l’esempio fascista delle paludi pontine (che comunque hanno avuto una ben diversa valenza).

Un simile zelo non lo si vede in nessuna delle altre attività di uso del territorio. Ma avremo mai la possibilità di vedere un parco vero? Se il parco serve solo a dare qualche poltrona e crea alla fine solo dei divieti che penalizzano chi li rispetta, perché poi manca chi deve tutelare il territorio ed il divieto perde di validità e non ottiene risultati, come volete che il parco venga poi accettato dalla popolazione locale che invece ha bisogno di vedere nel parco un volano di tutela ma anche di sviluppo.

I parchi di oggi non sono né uno strumento di tutela né di sviluppo. Rimane l’amaro in bocca di chi ha creduto a queste cose e si è battuto ottenendo anche dei risultati sulla carta ma che all’atto pratico ha fatto solo quello che i nostri nonni chiamavano (in altra situazione) “ a cummudità p’e i fessi”.

I parchi di oggi servono ai soliti noti. Noi comunque speriamo sempre di trovare prima o poi un parco vero.

 

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