ARIANO IRPINO – La questione dell’accorpamento delle province di Avellino e Benevento ha fatto passare in secondo piano la battaglia per la sopravvivenza dei Tribunali di Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi. In realtà, sui due uffici giudiziari è ormai calata l’implacabile scure della spending review e sembrano destinate al fallimento le residue iniziative dirette a risuscitarli. E, tuttavia, la questione del Tribunale delle zone interne resta ancora aperta.
Dopo la ridefinizione della geografia giudiziaria un’ampia regione appenninica (la “terra dell’osso”, per citare Rossi Doria) resterà senza uffici giudiziari. E, infatti, nell’area compresa tra Avellino (ad Ovest), Benevento (a Nord), Foggia (Nord-Est), Potenza (Sud-Est) e Salerno (Sud-Ovest) non è sopravvissuto alcun Tribunale. È un territorio molto vasto (circa 8600 kmq), che abbraccia tre regioni (Campania, Puglia e Basilicata) e cinque delle attuali province (Avellino, Benevento, Foggia, Potenza e Salerno). Un territorio caratterizzato da una viabilità precaria, da un’antropizzazione sensibilmente inferiore rispetto a quella delle aree metropolitane circostanti, e, soprattutto, da un’incipiente penetrazione ad opera delle organizzazioni criminali (ad esempio, la camorra nell’Alta Irpinia e la sacra corona unita nella Daunia).
In questo contesto la soppressione di tutti gli uffici giudiziari esistenti (oltre ad Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi, basti considerare Melfi, Lucera, Montecorvino Rovella, ecc.) penalizza oltremodo le comunità che rientrano in quest’area. Al di là dei riflessi sulla lotta alla criminalità organizzata e sull’efficacia della prevenzione rispetto ai fenomeni di microcriminalità, si porrà – più in generale – un problema di denegata giustizia. Per i cittadini di questo territorio il percorso verso la tutela dei propri diritti diventerà una corsa ad ostacoli in cui alle ordinarie disfunzioni del sistema-giustizia si aggiungeranno altri disagi legati alle distanze, alla mancanza di servizi di trasporto efficienti, ecc.
Stando così le cose, sembra più che mai interessante ed attuale la proposta diretta alla istituzione di un Tribunale delle zone interne, di cui si sta facendo per primo portavoce l’avvocato Carmine Monaco, presidente dell’Ordine degli avvocati di Ariano Irpino. In concreto si tratterebbe di individuare un sito che per le sue caratteristiche ed ubicazione potrebbe catalizzare tutta la potenziale utenza dell’area. Sotto questo profilo il nuovo Tribunale dovrebbe necessariamente sorgere in Irpinia, in una zona non lontana dai grandi percorsi della viabilità stradale ed autostradale.
Un’ipotesi concreta sarebbe l’istituzione di un Tribunale a Grottaminarda, che, peraltro, già da tempo rivendica il ruolo di “città dei servizi”. Più suggestiva (e, per certi versi, rivoluzionaria) sarebbe un’altra ipotesi, che mirerebbe alla realizzazione di una cittadella giudiziaria nell’area adiacente all’Irisbus di Flumeri dove sarebbe possibile reperire gli spazi adeguati ad ospitare l’utenza di un’area così vasta. La palla passa ora ai politici che rappresentano l’Irpinia a livello nazionale, che finora non sembrano aver dedicato sufficienti sforzi a tutelare il nostro territorio dagli stravolgimenti istituzionali che lo stanno minacciando. Ad essi si offre una nuova opportunità: quella di recuperare in extremis un avamposto dello Stato prima che lo Stato si ritiri ancora di più dall’Irpinia.




