BISACCIA – Al posto del presidio ospedaliero di Bisaccia la riconversione disposta dalla Regione Campania ha previsto una struttura polifunzionale per la salute (Sps). Quindi, alla soppressione e agli accorpamenti dei reparti avrebbe dovuto far seguito la messa in funzione della Rsa (residenze assistenza sanitaria), dello Psaut (emergenza territoriale), dell’Hospice, della Sir (strutture psichiatriche residenziali) e di altri servizi indispensabili alla popolazione di quell’area. E, invece, lamentano i rappresentanti della Cisl e dell’Uil, allo stato, se si eccettua l’apertura della Sir, si procede esclusivamente alla chiusura di servizi e all’accorpamento di reparti. Due medici da Bisaccia sono stati trasferiti a Solofra, “creando non poche difficoltà nella rimodulazione dei turni di servizio con gravi ripercussioni sulla assistenza da offrire ai degenti ricoverati”, si legge in un comunicato sindacale.
Da ultimo l’azienda ha accorpato il reparto di lungodegenza e di medicina per un totale di 20 posti letto. Questa decisione - aggiungono le segreterie di Cisl Fp e Uil Fpl non è praticabile giacché la tipologia dei pazienti delle due unità operative è diversa. La lungodegenza - affermano le sigle sindacali - tratta pazienti post acuti , mentre la medicina si occupa dei pazienti acuti.
“Appare evidente che tali operazioni contribuiscono a diminuire la risposta sanitaria in termini di ricoveri in Alta irpinia, minando lo stesso diritto alla salute di una popolazione di confine che va da Monteverde a Montella”. In poche parole si creano problemi agli ammalati che non avendo la possibilità di ricovero a Bisaccia dovranno recarsi presso strutture fuori Regione. Da qui la richiesta delle organizzazioni sindacali di procrastinare l’accorpamento dei due reparti in attesa di condividere una soluzione più razionale. “L’Alta Irpinia si legge ancora nella nota sindacale - ha già dato tanto: cerchiamo con buon senso e responsabilità di non mortificare ulteriormente le professionalità interne e la cittadinanza che merita il diritto alla cura e all’assistenza”. In mancanza di risposte il sindacato si dichiara pronto a mobilitare il personale e ad attuare azioni di protesta a tutela dei dipendenti e della cittadinanza.




