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    17/12/2017

Pietradefusi e il suo martire, torna il corteo storico in onore di San Faustino

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Pietradefusi, la torre aragonesePIETRADEFUSI – "Pietradefusi e il suo martire. Rievocazione storica nel terzo centenario dell'arrivo delle spoglie di San Faustino" è una manifestazione che rientra all’interno del progetto “Regina Viarum”, messo in piedi dai Comuni di Lacedonia (Comune capofila), Bisaccia, Montefalcione e Pietradefusi, beneficiari del finanziamento a valere sulle risorse del Poc 2014/2020, Linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”.

Nell'anno del tricentenario della traslazione delle reliquie di San Faustino, Pietradefusi si prepara a una due giorni per celebrare il suo santo. L'appuntamento è per sabato 9 e domenica 10 dicembre, quando il centro storico e la torre aragonese si coloreranno del caldo ambiente natalizio e verrà messa in atto una rievocazione storica: corteo storico in abiti settecenteschi con i prelati, i nobili, le congregazioni religiose, gli archibugieri, gli sbandieratori e i musici della Città regia e tutto il popolo di Pietra de Fusi. Inoltre, chiuderà la due giorni una cena settecentesca in onore del santo, per festeggiare l'arrivo delle reliquie. Tutto perché la storia di un martire si intreccia indissolubilmente con quella di un piccolo paese irpino.

"La mattina mi portai alla Pietra de Fusi per iniziare le ricognizioni, esposizioni, traslazione e riposizione del corpo di S. Faustino Martire nella chiesa di S. Gennajo della famiglia Coscia".

È questa la frase, che si legge dal “Diario delle funzioni Pontificali che vi esercitano dallo Ill.mo Sig. Cardinale Orsini Arcivescovo di Benevento tom. V”, che testimonia il legame della comunità di Pietradefusi con San Faustino. Le spoglie mortali di San Faustino, giovane martire cristiano, probabilmente vissuto tra la fine del III e l’inizio del IV secolo a.C., quindi nel pieno delle persecuzioni che trovarono nell’imperatore Diocleziano l’artefice più crudele, furono rinvenute nel 1712 nelle catacombe di Pretestato, situate a Roma lungo la via Appia, nell’attuale quartiere Appio-Latino. Per ordine di Papa Clemente XI e sotto la supervisione del cardinale Gaspare Carpegna, che esercitava le funzioni di vicario papale, il corpo fu esumato il 13 luglio del 1712 e quindi fu affidato alle cure del cardinale Gian Domenico Parracciani. Tuttavia le reliquie, che immediatamente furono fatte oggetto di profonda devozione, rimasero nelle mani dell’alto prelato soltanto per un mese, perché egli le donò, nell’agosto dello stesso anno, a mons. Agnello Rendina, vescovo di Bojano, in Molise, che le conservò fino alla sua morte, in seguito alla quale entrarono in possesso, per via ereditaria, della nipote Margherita, che abitava a Benevento, insieme al proprio marito Francesco Ascolese.

La presenza in loco dei preziosi resti umani di San Faustino non passò però inosservata al clero beneventano e soprattutto al futuro cardinale Niccolò Coscia, che all’epoca rivestiva l’importante funzione di tesoriere del Capitolo metropolitano, il quale si appellò ad un articolo del diritto canonico che inibiva ai laici il possesso di reliquie di santi. Per la qual cosa, stante anche il fatto che arcivescovo metropolita di Benevento era il cardinale Pietro Orsini, che sarebbe diventato Papa, gli fu agevole ottenerne la “donazione” da parte dei coniugi Ascolese alla presenza del notaio curiale. Contestualmente egli ottenne dall’arcivescovo che ne fosse disposto il trasferimento nel suo paese natale, a Pietradefusi. Il corpo del martire fu provvisoriamente collocato nella chiesa vicariale della Santissima Annunziata nella cui sacrestia, nei giorni sei e sette di settembre del 1717, si tenne la ricognizione canonica alla presenza dello stesso Orsini, come dimostra il testo del “Diario delle funzioni Pontificali che vi esercitano dallo Ill.mo Sig. Cardinale Orsini Arcivescovo di Benevento tom. V”, in cui è possibile leggere la frase riportata in testa: "La mattina mi portai alla Pietra de Fusi per iniziare le ricognizioni, esposizioni, traslazione e riposizione del corpo di S. Faustino Martire nella chiesa di S. Gennajo della famiglia Coscia".

Ciò è la dimostrazione più palese della grandissima importanza attribuita dal clero coevo alle reliquie del giovane martire cristiano soprattutto laddove si consideri che alla supervisione delle operazioni relative alla traslazione si era dedicato addirittura colui il quale soltanto cinque anni dopo sarebbe asceso al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII. E dunque, proprio nella chiesa dei Coscia, dedicata a San Gennaro, furono deposte le reliquie. All’iniziale entusiasmo di popolo per l’avvenuta traslazione seguì un lungo periodo di stasi durato oltre un secolo, forse proprio perché le reliquie erano conservate in una cappella privata, fino a quando, nel 1835, ad un anziano del luogo, tal Sabato Petrillo, che da molto tempo versava in condizioni di paralisi degli arti inferiori, apparve in sogno San Faustino, il quale gli assicurò la guarigione chiedendo, al contempo, che le sue spoglie fossero traslate nella chiesa Madre del paese.

In maniera del tutto inspiegabile costui ebbe a riacquistare l’uso delle gambe, ragion per la quale il culto del santo e delle sue reliquie improvvisamente divampò tra la popolazione che lo volle proclamare patrono sostituendolo a San Lucido.

 

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