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    23/10/2018

Trevico, il paese dove il ricordo fa vivere

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b_300_220_15593462_0___images_stories_penne_lla_te.jpgTREVICO – L’amore per il suo paese natìo, gli affetti, le amicizie, il trascorrere degli anni e altro ancora sono gli argomenti che Elena Cuoco ha racchiuso nel suo elegante libro di poesie intitolato “Pennellate”,  edito da Debatte editore di Livorno.

Maria Raffaella Calabrese De Feo, sua carissima amica, e come lei nativa di Trevico, in una colta e sapiente introduzione, ne ha individuato le linee guida facendo risaltare la bellezza della poesia, la sensibilità profonda dell’autrice che, per la prima volta, si è offerta al pubblico.

“Trevico - scrive la professoressa Calabrese - ha impresso nella sensibilità di Elena Cuoco una traccia profonda, indelebile, esercitando su di lei un fascino speciale che le ha dettato versi suggestivi, densi di sensazioni e di riflessioni pensose”. “Perché - continua - quelle di Elena non sono poesie descrittive che si attardano nella costruzione di immagini, sono veloci pennellate cariche di emozioni, che evocano squarci di vita, scorci di paesaggi, profili di persone, il tutto ambientato nel breve perimetro di un paese piccolo, anzi ormai piccolissimo, delimitato da un meraviglioso orizzonte circolare che consente, nei giorni limpidi, di spaziare con lo sguardo dall’uno all’altro mare, dal Tirreno all’Adriatico”.

E proprio a Trevico è dedicata la poesia che apre la prima parte del libro che porta come titolo “Il paese”:  “A Trevico gli orizzonti sono così vasti/ che entrano per le finestre/…A Trevico le vie sono lastricate di ricordi/e alcune sono impervie, ma le attraversiamo tutte/…A Trevico dominano i venti con i quali abbiamo tanta confidenza/che li chiamiamo per nome, senza sbagliare mai/…A Trevico, di notte, il cielo è così carico di stelle/che molte per mancanza di posto ci cadono addosso…/…A Trevico il respiro dell’aria è vasto come lo spazio/che lo circonda: quasi non riusciamo a trattenerlo/ A Trevico si arriva in estate come le rondini/e come le rondini si torna ogni anno. Inevitabilmente/…A Trevico ci sono due paesi sovrapposti:/quello presente e quello delle memorie. Vivi entrambi/…A Trevico ci contiamo, quando si arriva, non manca mai nessuno/se è vero che il ricordo fa vivere/.

A proposito di questa poesia scrive ancora Calabrese: “Nelle poesie dedicate al paese Elena Cuoco si sofferma su pochi elementi paesaggistici, evoca pochi dettagli di vita paesana, comunica suggestioni. L’impressione è quella di un’atmosfera sospesa, rarefatta, silenziosa che toglie consistenza alle cose e che trasforma i rari tratti descrittivi in realtà senza spazio e senza tempo, portatrici di intense emozioni”.

La seconda parte del libro è dedicato alle persone, in vita o scomparse. “Sono uomini e donne - scrive Calabrese - legate a Trevico da un vincolo stretto, la nascita o anche l’appartenenza familiare, ma soprattutto sono persone che hanno fatto di Trevico un punto di riferimento essenziale e spesso…anche un punto d’orgoglio”.

In questo capitolo la poetessa non dimentica di considerare i contadini che, di generazione in generazione, hanno lottato con una terra di montagna, avara e spesso tiranna. “Che?/ Niente/ Per dire Tutto bene/Contadini della mia terra/ aspra/e lenta nel fecondare/. Visi bruciati dal sole/ duro/di montagna/,Poche parole/essenziali/ e stente./Pensieri/ impigliati tra le ciglia/socchiuse/ per la troppa luce/.Inespressi/. Epopea di silenzi/la vostra storia/scivolata sui campi/per millenni/senza che gli scarponi/Chiodati/lasciassero/un’orma./E gesti antichi/lenti e solenni che ritmavano le stagioni,/scomparsi./Tacitamente./Non un’ombra/lungo i solchi./Chi vi racconterà?/Ciclico/il tempo senza tempo/dei campi immoti/celerà tutto/ di voi,/ senza parole./

 

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