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    16/10/2018

Le emozioni e i chiaroscuri della vita nella poesia di Gemma Iannuzzi

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia8_g_iannuzzi.jpgCASTEL BARONIA – Presentata a Castel Baronia l’opera prima di Gemma Iannuzzi, una giovane poetessa che già mostra una forte capacità di indagare nei sentimenti umani e vagare con leggerezza tra i grandi valori dello spirito. Nel salone della scuola elementare, alla presenza di tutta la sua comunità e di molti amici intervenuti per l’occasione, il suo libro dal titolo “Chiaroscuri, oltre il silenzio e la memoria”, edito da Delta3, ha riscosso un eccezionale  successo.

Nella introduzione Flavio Pagano scrive: “Amo da sempre la poesia. La amo per tante ragioni, ma anche per quel suo saper racchiudere in uno spazio piccolissimo interi universi, esattamente come il nostro cuore. E la amo ancor di più quando riesce a piegare nella bellezza o nella musicalità di un verso, nella suggestione di un’immagine o persino di una sola parola, verità difficili, e quando va a illuminare gli angoli più riposti e scomodi dell’esistenza. La poesia di Gemma Iannuzzi, giovanissima autrice, possiede tutte queste qualità. E con delicatezza, senza mai scomporsi, senza mai dover ricorrere né tantomeno piegarsi a quella ricerca dell’astrazione fine a se stessa che avvilisce e smorza l’estro di tanta parte della lirica moderna, si sa inoltrare lungo i sentieri più segreti dell’anima, del sentire, del vivere.

“Donna sola,  (una delle poesie n.d.r.) – scive ancora Pagano – si apre con due versi di disarmante semplicità “Donna dal viso stanco/incorniciato da segni di pena/e si chiude con un’immagine di rara bellezza: “Ora lacrimi pendenti di cristallo/tra gli spigoli stremati della tua espressione”. E in mezzo, tutta una vita. C’è un oceano fra questo incipit e questa chiusura, c’è il senso dell’esistenza, che sfioriamo eternamente e che ci sfugge”.

Gemma Iannuzzi è una studentessa di Giurisprudenza e - come essa stessa scrive - “carezza la passione per la scrittura e la poesia”. Il papà si è ammalato di alzheimer a soli cinquantaquattro anni. Appena appreso della malattia, la poetessa è stata costretta a rivedere l’organizzazione della vita, ma con fermezza ha deciso di continuare a studiare e “a viaggiare sullo stesso treno su cui il padre è stato costretto a salire”.

“L’alzheimer – scrive Iannuzzi – è una malattia che ti ruba l’anima, i ricordi, la memoria. È una malattia agghiacciante che scava nella serenità delle relazioni affettive, del quotidiano, dei sentimenti. Obbliga  sin dal principio ad un’analisi attenta e minuziosa”.

Di lei, in un’accorata critica letteraria, Emanuela Sica, dopo aver sottolineato la carica ambivalente che sanno avere le parole, così potenti da riuscire a spostare una montagna e tanto delicate da carezzare un fanciullo dormiente, senza che questi muti il suo stato di sonno e di quiete, afferma che nelle poesie di Gemma “le parole sono costruite con grandi dosi di potenza emotiva unita alla delicatezza del tratto familiare. La donna, la poetessa è anche figlia. È grande nella severità di un dolore acuto e presente, è ancora piccola nella dolcezza del ricordo di cos’era la vita prima della malattia”.

Al papà è dedicata una delle più belle poesie: “Non andare lontano dai miei occhi…/abbraccia le mie paure,/ascolta il mio affanno/e le mie parole mute:/Stringi queste mani stanche/e guarda questo viso stremato/mentre ti chiedo un sorriso./Lasciami accucciata sul tuo petto./Consentimi di sperare ancora…/di ricordare il suono della tua voce…/di inventare parole che vorrei ascoltare./ Raccontami un’altra favola/in questo tempo di sabbia e di ore circolari./Cantami l’amore nel sonno/ accarezzandomi il viso/come facevi quand’ero bambina./Trasporta altrove i miei pensieri…/In un luogo dove tu sei ed io sono…/In un mondo dove paure e malinconie/sono scarabocchi sospesi in aria/ e il vento le trascina/.

 

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