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    18/10/2018

Biodigestore, dal comitato per il no sì al confronto ad un tavolo regionale

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia9_tufo_vigneti.jpgTUFO – Il successo senza precedenti della manifestazione di civiltà di sabato 15 settembre ha mostrato come il problema della salvaguardia dei territori sia fortemente avvertito dalle intere comunità locali e che la ipotesi del biodigestore anaerobico a Chianche, nel cuore dell’areale pregiato a Docg del “Greco di Tufo”, in una località raggiungibile attraverso una viabilità proibitiva, per nulla attrezzata ad ospitare un insediamento industriale, sia una strada da non perseguire.

Il nostro coordinamento – si legge in una  nota – non è un mero cartello protestatario ma un soggetto collettivo plurale e unitario promosso per la prima volta in Irpinia dalle istituzioni locali, dagli organismi associativi del settore vitivinicolo, dalle associazioni ambientaliste e di tutela del territorio, nonché da organismi provinciali in rappresentanza di enti e organizzazioni di categoria di rilievo nazionale.

Esso ha assunto la posizione di contrarietà al biodigestore a Chianche non per motivi di pregiudizio ideologico e campanilistici, ma per sostenere una idea di sviluppo territoriale che sia frutto di una concertazione tra Regione e comunità locali, atta a sostenere la provincializzazione dei rifiuti attraverso la definizione di criteri che tengano conto della peculiarità dei territori rurali e del loro pregio vocativo, nonché dell’allocazione degli impianti della filiera dei rifiuti in aree idonee a tale scopo, a partire dalle zone  industriali dismesse e prossime alle strade di maggiore collegamento ed esterne alla già satura ed esposta Valle del Sabato, come tra l’altro prevede la normativa in materia e come dovrebbe suggerire il buon senso.

L’eventuale costruzione di un simile impianto, peraltro modificato dal Comune di Chianche per ben tre volte nel suo progetto industriale, in una Regione che eredita una precarietà strutturale dei servizi attinenti il ciclo dei rifiuti, nonché un manifesto ricorso alla pratica emergenziale, in particolare nelle aree di maggior sofferenza abitativa, rischia, in tale contesto, di minare seriamente lo sviluppo del sistema turistico e l’immagine stessa della nostra Regione e di esporre a seri rischi economici e sociali il settore vitivinicolo nell’intera provincia.

In tale contesto abbiamo rivolto al mondo politico e alle istituzioni un appello alla ragionevolezza e al confronto perché si comprendessero le ragioni delle nostre posizioni. Abbiamo dunque accolto con favore la disponibilità dell’on. Maurizio Petracca che si è fatto carico di rappresentare presso l’ente regionale il senso e i contenuti di questa nostra battaglia di civiltà.

In seguito alla sua cortese richiesta, abbiamo fornito circostanziata documentazione tecnica e amministrativa a sostegno delle ragioni delle nostre posizioni, con l’auspicio che si giunga non solo a un ripensamento di quella allocazione ma a una condivisione dei principi di fondo che sostengono questa tesi individuando, nel metodo e nel merito, la giusta soluzione.

Questo percorso, che auspichiamo si concretizzi quanto prima, attraverso la costruzione di un apposito “Tavolo regionale” con una delegazione rappresentativa del nostro coordinamento, al momento non interrompe quelli che sono gli impegni messi in agenda, in particolare il ricorso presso il Consiglio di Stato, l’esposto alla Procura della Repubblica di Benevento e la richiesta di attenzione da parte del ministro dell’Ambiente.

Il nostro impegno continua per raggiungere l’obiettivo previsto negli interessi delle comunità dei nostri territori e dell’Irpinia intera.

 

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