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    22/04/2019

La scomparsa/Tradizione e modernità nella ceramica di Giorgio Femia

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Giorgio Femia (a dx) con i suoi tre figli Fiorella, Luciana e VincenzoMONTEFORTE IRPINO – Ancora un lutto nel mondo artistico in Irpinia: è venuto a mancare nei giorni scorsi Giorgio Femia, nato nel 1942, noto e stimato artista della ceramica. Capostipite d'una famiglia stretta in una piccola società artigianale con sedi a Monteforte e ad Avellino (in via Trinità), si era imposto all'attenzione della critica e del pubblico più qualificato partecipando a mostre e concorsi nazionali ed internazionali, come alla "Rassegna dell'artigianato  artistico" a Milano, alla Rassegna dell'artigianato religioso a Pompei (nel 1997), alla Rassegna dell'artigianato artistico al Principato di Monaco, a Rannes, a Strasburgo, a San Pietroburgo e a Caracas.

Si era fatto conoscere ed apprezzare per la serietà del suo impegno professionale, per le sue indiscutibili doti attitudinali, per la profonda conoscenza della tecnica e del  mestiere e per l'estro creativo. L'attività della sua piccola fabbrica verrà ora continuata dai figli  Fiorella, Luciana e  Vincenzo,  a cui Giorgio ha trasmesso l'arte di trattare con amore e competenza  la duttile materia dell'argilla. Nel laboratorio espositivo all'angolo di via Trinità nel capoluogo irpino si possono ammirare artistici  prodotti in terracotta: statue, vasi di fiori, stoviglie ed altri oggetti di uso comune.

Specialista nella produzione del "biscotto" che, rivestito, diventa la "faenza" e  "maiolica", virtuoso del rivestimento di smalti e vernici, Giorgio Femia ha sempre curato la rifinitura dei suoi prodotti: essi si pregiano della "vetrina" altrimenti detta "cristallina", delle "boraciche" e delle "feldspastiche", vernici proprie delle porcellane fuse ad altissima temperature.

Ancorata alla tradizione ma nello stesso tempo anche proiettata verso la modernità la "Ceramica Femia" ad Avellino ha il merito di aver portato il nome dell'Irpinia in giro per il mondo, in Italia ed all'estero affiancando l'attività di analoghe e più note fabbriche italiane, come quelle di Deruta, Vietri, Grottaglie, Faenza, Ariano Irpino, Calitri. Vasellame, acquasantiere, piatti,  zuppiere, anfore, etc.  vengono creati e decorati oggi dai figli di Giorgio, bravissimi artisti anche loro, con motivi di originali disegni essenzialmente di natura campana.

 

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