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    29/05/2024

Landolfi, ricorso al Tar per il Pronto soccorso

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia11_landolfi_osp.jpgSOLOFRA – «Non chiudete quel pronto soccorso». La battaglia contro la soppressione del reparto di emergenza dell’ospedale Landolfi arriva in tribunale. Dopo lo scontro a distanza tra il sindaco Michele Vignola e il governatore Vincenzo De Luca, in assenza di un confronto (più volte chiesto dal primo cittadino) si passa alle carte bollate.

L’altro giorno, infatti, l’amministrazione comunale di Solofra ha presentato un ricorso al Tar impugnando la delibera 201 del 19 maggio scorso con la quale la giunta regionale ha rivisto, al ribasso, l’offerta sanitaria dell’Azienda ospedaliera Moscati di Avellino che dal 2018 gestisce anche il plesso della cittadina conciaria. L’atto, annunciato nelle scorse settimane dal sindaco Michele Vignola, è stato formalizzato nella giornata di giovedì 22 luglio quando l’avvocato Antonio Brancaccio (noto amministrativista del foro salernitano) ha depositato il ricorso presso il Tribunale amministrativo regionale (sezione di Salerno).

La delibera, oggetto del contendere, è stata recepita dall’atto aziendale del Moscati adottato a fine giugno e approvato poi dalla Regione. Nei prossimi giorni diversi sindaci irpini, associazioni, sindacati che hanno condiviso le ragioni della battaglia si costituiranno al fianco dell’amministrazione comunale di Solofra difesi dall’avvocato Tino Iannuzzi.

Il primo a fare un simile passo è stato il sindaco di Avellino Gianluca Festa che sin dall’inizio ha sostenuto le ragioni della battaglia. Vignola dice: «Hanno stravolto quanto era previsto dal decreto 29 del 2018 con il quale fu sancita l’annessione dell’ospedale Landolfi all’Azienda ospedaliera Moscati». Poi passa all’attacco e individua i responsabili: «Il presidente della Regione Vincenzo De Luca non ha consentito il minimo confronto su una questione cruciale per il territorio e rispetto a un provvedimento inaspettato. È chiara, a questo punto, la strategia messa in campo dalla nomina di Renato Pizzuti in poi. Con il suo arrivo ai vertici del Moscati è stato bloccato il processo di annessione avviato da Angelo Percopo fino a rinnegare tutti i contenuti del decreto 29 secondo il quale il Landolfi doveva essere potenziato e avrebbe dovuto mantenere il pronto soccorso così come previsto, tra l’altro, dal piano ospedaliero della Regione Campania».

Appare evidente il ridimensionamento della struttura solofrana: il Pronto soccorso (già chiuso da marzo 2020 perché non a norma) sarà sostituito da un punto di primo intervento (con funzioni limitate alla stabilizzazione del paziente); saranno cancellati anche i reparti di Odontoiatria e Stomatologia, Ostetricia e Ginecologia e Pediatria per un saldo negativo di 45 posti letto con il Landolfi che passa dai 133 posti letto programmati dal piano ospedaliero agli 88 attuali.

Per tentare di bilanciare, la direzione strategica nell’atto aziendale ha previsto che da Avellino a Solofra passino la Medicina generale a indirizzo epatologico (già Unità fegato) con 18 posti letto; la Ginecologia sociale (4 posti letto) e la Fisiopatologia della riproduzione (4 posti letto).

Questi ultimi due reparti, andranno a costituire nelle intenzioni del management un polo specialistico per la riproduzione medicalmente assistita. Altro polo specialistico, nuovo di zecca, sarà quello della Medicina del lavoro ma con soli 2 posti letto. Inoltre, spazio alla Riabilitazione nelle sue 4 linee di attività, ovvero motoria, cardiologica, neurologica e respiratoria con 26 posti letto; alla lungodegenza con 18 posti letto; alla Dermatologia e Dermochirurgia con 4 posti letto; alla Terapia intensiva con 4 posti letto; a un Day Surgery con 6 posti letto.

Inoltre, il Landolfi mantiene la Dialisi, il laboratorio analisi e la Radiologia senza posti letto e resta attivo il Servizio psichiatrico (con 18 posti letto), in gestione, però, all’Asl di Avellino (non incluso nel conteggio degli attuali 88 posti letto né nei 133 previsti dal decreto 29).

«Ricorreremo in sede civile anche contro l’atto aziendale adottato dal manager Pizzuti senza informare e sentire i rappresentanti del Comitato dei sindaci dell’Asl». Dunque, dopo la manifestazione di protesta che ha portato in strada migliaia di cittadini e l’audizione al ministero della Salute, Vignola si prepara a dare battaglia nelle aule di tribunale.

 

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