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    26/10/2026

Mirabella, fede e tradizione nella tirata del Carro

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Il Carro di MirabellaMIRABELLA ECLANO –  Un appuntamento di grande richiamo anche oltre i confini nazionali e che rappresenta l’orgoglio della comunità eclanese, la cui identità è caratterizzata  da un evento che da secoli si rinnova il sabato che precede la terza domenica di settembre: la Tirata del Carro. Oggi, alle ore 15.00, l’antica tradizione tornerà a rivivere con il coinvolgimento totale della popolazione. Si tratta di un avvenimento particolarmente emozionante che, pur acquisendo i connotati di una manifestazione folcloristica, non ha smarrito il suo contenuto e significato religioso perché rappresenta nell’incoscio collettivo del popolo mirabellano una sorta di ringraziamento, una esplicita richiesta di protezione della comunità alla Madonna Addolorata.

L’emozionante spettacolo, che riflette motivi appartenenti alla civiltà contadina meridionale e che concilia storia, tradizione, fede, arte e folclore, trae origine dall’offerta  popolare di covoni di grano, simbolo dei frutti campestri, che i contadini mirabellani donavano come offerta in onore della Madonna Addolorata. Un modo frequente da parte dei contadini per ringraziare la Vergine dell’aiuto prestato durante il ciclo vegetativo del grano e come augurio di un futuro abbondante raccolto. E ancora oggi, la grande Tirata conserva il sapore di un antico rito agreste, perché ricorda il trasporto delle cosiddette gregne su carri agricoli, addobbati con spighe di grano.

L’inizio del tradizionale trasporto del Carro, pur essendo un avvenimento legato al culto della Vergine Addolorata, non ha una data certa. Si può indicare solo l’anno nel quale l’obelisco ha preso la forma attuale. Non si può dunque specificare il “tempo” esatto nel quale ha avuto origine, in quanto sono tante le tradizioni  che si perdono nella notte dei tempi e che spesso danno luogo a  fantasiosi racconti. La trasformazione artistica avvenne quando si passò ad un’offerta collettiva su un solo carro rivestito di steli intrecciati, su cui si elevava un piccolo giglio con lavori rudimentali pure di paglia. Nel 1869, l’artista Stanislao Martini costruì la prima struttura realizzando una “macchina” a sviluppo verticale, rivestita di paglia artisticamente lavorata.

L’obelisco ha subito, poi, nel corso degli anni varianti stilistiche e diverse trasformazioni ad opera di Prisco Alfonso Capodanno, una valente artigiano del luogo, e, nel 1904, di Giuseppe D’Amore, un altro bravo artigiano mirabellano. A dare maggiore splendore all’obelisco ci pensò Luigi Faugno che dal 1924 aveva assunto l’incarico di costruire il Carro e di apportare aggiustamenti, sostituito poi dal figlio Giotto. Il geniale artista rivesti la “macchina” su tutte le quattro facciate dando all’obelisco la  forma architettonica che attualmente si può ammirare, di chiaro stile barocco, e che richiama nell’aspetto le guglie napoletane del 1700. Composto di quattro piani sovrapposti che vanno digradando verso l’alto, fino ad essere sormontati da una cupola di tre piani, l’obelisco, alto 25 metri, ha tuttavia avuto sempre una nota costante: in cima l’immagine della Madonna Addolorata.

E certamente il trasporto, che inizierà nel primo pomeriggio, non mancherà di regalare emozioni lungo i circa due chilometri di un percorso accidentato, che non risparmia alla gigantesca macchina scossoni e sobbalzi. Elemento fondamentale della  “tirata” è, naturalmente, anche il popolo. Trainato da sei paia di buoi, la struttura è tenuta in equilibrio da funi di canapa, abilmente  “tirate” e “mollate” da centinaia di mirabellani, molti dei quali tornati  appositamente  da ogni parte del mondo. Le festa del Carro di Mirabella, una delle tradizioni più belle e caratteristiche dell’Irpinia, costituisce un patrimonio storico-culturale e religioso che, nella spirale frenetica del progresso e del mutare dei tempi, riesce ancora a far rivivere un passato legato ad una ritualità collettiva costituita dall’offerta del “dono”, rappresentato, in questo caso, dall’artistico obelisco. Oggi la realizzazione degli artistici lavori in paglia viene portata avanti dal giovane Giotto Faugno, con la stessa passione del nonno e di quanti hanno avuto a cuore le sorti di questa tradizione. Il Carro, anche per quest’anno, sarà puntuale alla partenza, a dimostrazione che, pur mutando i tempi, continua a legare le nuove generazioni alle vecchie, in un rapporto di continuità che affonda le radici nella vita contadina. Questa ritualità collettiva, che contraddistingue la Tirata, rappresenta  un cerimoniale che si perde nella leggenda, ma che racchiude il sostrato votivo legato all’offerta dei doni, attraverso la fatica del “tiro”, e alla devozione sincera e profonda per la Madonna Addolorata.

 

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