ATRIPALDA – Come si fa a coniugare la rivalutazione di una fetta di cittadinanza spesso relegata ai margini della socialità, come gli anziani, a quella di territori pubblici abbandonati nell'incuria generale? Di modi ce ne sarebbero tanti, tutti purtroppo soggetti al medesimo rischio: per quanto validi, servono spesso a fare propaganda per svanire in men che non si dica. Gli orti sociali, invece, puntano a creare un realtà differente che sopravviva all'effimero se sostenuta da una buona progettualità, piantando... nuovi semi di speranza, è il caso di dire fuor di retorica. Un intento che pare essere riuscito al progetto “Farmville” partito sei mesi fa nei Comuni di Atripalda, Montoro Inferiore e Montefalcione, organizzato dal Consorzio servizi sociali A5.
Ospiti del Centro di volontariato “Enzo Aprea” di contrada Novesoldi ad Atripalda i partner del progetto – l'Ada, l'Associazione diritti dell'anziano di Avellino, il circolo Legambiente di Solofra, l'associazione G.a.i.a. – hanno esposto i risultati di quello che si spera sia una pratica di nuova socialità destinata a durare. Come nasce un orto sociale? Si individuano terreni incolti o abbandonati di proprietà pubblica che vengono affidati a gruppi di anziani, “i nonni degli orti”, che sotto la guida di tutor e in sinergia con le associazioni, si dedicano all'autoproduzione di ortaggi e fiori, dando nuova vita a ciò che sembrava improduttivo.
Introdotti dal direttore del Consorzio, Carmine De Blasio, i diversi attori hanno salutato i numerosi cittadini volenterosi che hanno preso parte al progetto. Paolo Spagnuolo, sindaco di Atripalda, ha ricordato la sua visita agli orti in città, circa una trentina: «Con poco siamo riusciti a creare tanto, dando un senso in più alle giornate di anziani che con estrema gioia hanno insegnato anche qualcosa ai giovani, tutelando l'ambiente e puntando a creare cicli alimentari virtuosi e soprattutto sani. Non finirà qui – annuncia il sindaco – proseguirà con altra forme di sostentamento (il progetto è stato reso possibile grazie a fondi regionali, ndr)». Oltre al sindaco, presenti dell'amministrazione Flavio Pascarosa, Mimmo Landi, Tonino Acerra e il consigliere delegato alle Politiche sociali, Dimitri Musto, che si è detto entusiasta del progetto: «Con il piano di zona abbiamo adoperato la strategia migliore, i nostri nonni si sono impegnati come facevano da giovani, riscoprendo e insegnando le tradizioni di una volta. Un'idea fruttuosa quella degli orti tipica della tradizione europea, che ha salvato diversi territori abbandonati. La cosa che mi ha reso più felice sono state le tante richieste che abbiamo ricevuto».
È stata poi la volta di Salvatore Antonio Carratù, sindaco di Montoro Inferiore e presidente del Cda del Consorzio A5, che ha ricordato come con un piccolo investimento gli enti locali possano continuare nel progetto. Proprio a Montoro, uno dei tre Comuni partner, gli orti sono stati ospitati all'interno dell'istituto scolastico “Michele Pironti”, coinvolgendo gli alunni. «Se chiedete a dei ragazzi, ma anche a degli adulti, quando maturano le fragole, in quanti sanno rispondervi?», si è chiesta Maria De Chiara, da molti anni attivista di Legambiente a Solofra: «È fondamentale insegnare e imparare nuovamente la stagionalità dei prodotti – una pratica che lentamente stiamo perdendo – per renderci dei consumatori più attenti all'interno di una corretta scala alimentare. È stato un progetto bellissimo che poggia su tre pilastri sociali quali l'ambiente, la condivisione e la tutela dei cittadini. Sarebbe un peccato se finisse così».




