CASTELFRANCI – In occasione della Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, in programma domenica prossima, segnaliamo l’iniziativa dell’associazione avellinese Irpinia trekking, di cui è atletico ed appassionato animatore Tonino Maffei, che ha organizzato una passeggiata a piedi lungo i binari della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Il percorso, di ben 15 chilometri, partirà dalla stazione di Castelfranci e proseguirà per Ponteromito, Cassano Irpino, Montella fino a raggiungere Bagnoli Irpino. Una vera e propria escursione a contato con la natura con sullo sfondo un paesaggio naturale tra i più belli dell’Appennino meridionale. Appennino che attraversò in lungo e in largo Giustino Fortunato, il grande meridionalista di Rionero in Vulture amico dell’Irpinia, nel cui spirito si muovono oggi, a distanza di più di 120 anni, gli amici di Irpinia trekking di cui riportiamo qui di seguito la nota illustrativa dell’iniziativa: «Il 25 corrente mese avrà luogo l'inaugurazione del primo tronco della strada ferrata da Avellino e Ponte Santa Venere, un tronco di 27 Km (n.d.r. tratta Avellino-Paternopoli), che oltre il viadotto di Lapio, annovera due importantissime opere d'arte: la galleria di Salza, di soli settecento metri, ma difficile, per la qualità delle argille non meno de' trafori di Ariano, e la galleria di Montefalcione, che si estende per tremila metri circa, in terreni anch'essi di costosa e non lieve costruzione attuazione del voto lungamente atteso di una linea ferroviaria per tutta intera la valle dell'Ofanto impervia e impraticabile dalla più remota antichità ai nostri giorni!».
Con queste parole Giustino Fortunato, il 10 ottobre del 1893, saluta, dopo anni di dibattiti e discussioni, la nascita della strada ferrata Avellino-Ponte Santa Venere. Una linea che redimerà dal suo destino di dolore terre perseguitate dalla storia e dal fato, condannate a un destino infelice dalla stessa configurazione geografica del territorio, tutto labirinti intricati di montagne franose, torrenti sregolati, deserti non irrigui, né irrigabili, "dove il sole, quando incombe, brucia e l'acqua, quando cade, distrugge". Una sfida perché il Meridione cessi di essere una macchina abbandonata "sopra un binario morto in mezzo al gran movimento di cento locomotive" e perché possa collegarsi alla vita della nazione e dell'Europa. Dopo scontri, dibattiti, discussioni, nel 1884 finalmente ecco la nomina della commissione governativa che determinerà il tracciato della ferrovia Avellino-Ponte Santa Venere! Il 21 giugno dei 1888 il ministro Saracco affida alla Società Strade Ferrate del Mediterraneo la costruzione della linea, che sarà inaugurata per l'intero tracciato il 27 agosto del 1895, collegando Avellino con Rocchetta Santa Venere. Uno snodo vicino all'alveo del fiume Ofanto che offre garanzie per il rifornimento idrico per le locomotive. E treni che segnano le ore della giornata, scaricando in avamposti dimenticati pacchi, lettere, che il più delle volte vengono portate ai destinatari dai ferrovieri partecipi della vita delle comunità locali e disposti anche ad andare oltre le loro mansioni.
Un mondo ormai tramontato! Sulla linea Avellino-Rocchetta tutte le altre stazioni sono vuote, abbandonate, travolte dall'incuria, deturpate dagli atti vandalici di chi non sa, di chi non ricorda. E quella linea che sembrava camminare dritta da una sponda all'altra dei fiumi, libera dalle accidentalità della valle è ferma, un binario morto sul quale non sbuffano più come un tempo le gloriose vecchie "Breda". Il tracciato da Avellino a Rocchetta, quello snodo perso tra colline pietrose con il binario vuoto lasciato all'incuria e alla mercede di vandali che hanno sottratto tutto ciò che era appetibile, soprattutto il rame. Accanto, lungo gli stessi monti e le stesse valli, superstrade veloci senza storia, né vita, si snodano con code di automezzi, che consumano, intossicano e purtroppo spesso uccidono.




