ATRIPALDA - "Non finiscono mai". Così recita la pubblicità di una nota marca di rotoloni per la casa, regina del numero di strappi rispetto agli altri competitor commerciali. Un primato che stando alle ultime cronache politiche spetta di sicuro anche all'amministrazione comunale atripaldese. Proprio ieri, il sindaco Paolo Spagnuolo (Sc) si è visto costretto a varare una nuova giunta in seguito alla rottura consumatasi nella maggioranza: gli assessori dell'Udc Antonio Iannaccone e Geppino Spagnuolo, insieme al capogruppo consiliare Dimitri Musto, hanno lasciato la settimana scorsa la giunta e rimesso tutte le deleghe, Lavori pubblici, Commercio, Traffico e servizi sociali.
Dopo il sindaco, ora il nuovo azionista di maggioranza a Palazzo di Città è il Partito democratico: oltre al vicesindaco Luigi Tuccia, arriva la nomina per Valentina Aquino e Fabiola Scioscia. Rimossa dunque l'esterna Concetta Tomasetti. L'altro ingresso – come ampiamente previsto – è stato quello del delegato al bilancio Mimmo Landi (Uniti per Atripalda). A completare la composizione, l'assessore all'Ambiente Antonio Prezioso. Vengono dunque ridistribuite le deleghe gestite in precedenza dall'Udc: ai Lavori pubblici provvederà Lello Barbarisi, al Commercio e all'Annona Flavio Pascarosa – entrambi ex Udc – mentre alle Politiche sociali e pubblica istruzione va Gianna Parziale (Pd).
La decisione dello scudocrociato che ha fatto scoppiare la scintilla del rimpasto è stata presa martedì 8, preceduta di qualche giorno da un documento diramato dal gruppo estremamente duro nei confronti del sindaco e del Pd. Eletti nel maggio 2012, gli esponenti dell'Udc avevano ben presenti le difficoltà della sfida, perché - si legge - «noi eravamo il vento di cambiamento, altri erano vecchi pezzi di un'amministrazione conflittuale e lacerata». Tanto è vero che il primo cambiamento fu quello del sindaco eletto nelle loro file che decise repentinamente di approdare alla neonata Scelta civica dell'allora premier Monti. Un boccone amaro che i sodali del presidente De Mita non hanno mai mandato giù: aver utilizzato il partito come navetta elettorale.
«I fatti dicono solo - prosegue il documento - che il Pd scalpita per conquistare un posto al sole (accada quel che accada) e che il sindaco non vede l'ora di sbarazzarsi in fretta e furia del partito dell'Udc». Dunque, quale la soluzione? «Chi tradisce il mandato elettorale ha l'obbligo, non solo politico, di chiedere scusa agli elettori e di ritornare a loro per una legittimazione».
Già, il voto. Con i mutati rapporti di forza del nuovo corso renziano - fanno fede i risultati delle Europee - i democratici, in un primo momento, hanno preso tempo, anch'essi lacerati al loro interno da una continua lotta tra fazioni. E la risposta, per quanto vaga, non si è fatta attendere: con un breve documento il partito del segretario Malavena «prende atto delle difficoltà palesate dal documento dell'Udc» e «ribadisce il primato della politica come strumento sovrano per la risoluzione di difficoltà oramai evidenti a tutti». Come? Con un «confronto leale e costruttivo al fine di individuare le modalità per "elevare" il livello di governo della città». ll Pd - si legge - si dichiara pronto a «qualsiasi iniziativa» per il bene della città.
Nonostante i buoni propositi, la riunione del direttivo di lunedì 14 era andata praticamente deserta. Oltre al segretario, erano presenti solo Troisi, Napoletano, Pesca, Losco e Montuori. Una spaccatura plastica, incarnata dalle parole dell'ala renziana del partito, "Progetto Atripalda": «il Pd, anche alla luce degli ultimi risultati elettorali favorevoli, o assume la responsabilità di guidare una nuova alleanza, rinnovata in termini di forze politiche che la sostengono, di obiettivi da raggiungere e di composizione della Giunta, oppure esce dalla maggioranza per andare immediatamente a nuove elezioni comunali. Continuare a mantenere in vita per altri tre anni un'amministrazione inconcludente, dipendente dai mutevoli scenari politici provinciali e dilaniata da eccessive ambizioni personali, sarebbe la scelta peggiore per il futuro della nostra città». Evidentemente, visto l'ingresso in giunta di Aquino e Scioscia, ha vinto per il momento la linea attendista: rafforzare il rapporto con il sindaco – sempre più in cerca di un posto al sole in vista delle Regionali 2015 – aumentando il proprio peso diventando il primo partito della maggioranza.
Occorrerà aspettare la prova del nove per stabilire se la nuova macchina viaggia ad un'altra velocità: far quadrare i conti. Un bilancio più che mai in cima alla lista delle priorità: Palazzo di Città vive col magone il buco da 2,2 milioni di euro da ripianare entro dicembre. L'attesa pronuncia della Corte dei Conti non fa dormire sonni tranquilli. L'estate atripaldese, nonostante il clima settembrino visto finora, si preannuncia più calda del solito.




