SANT’ANGELO DEI LOMBARDI – “Caramelle di zucchero e altre nostalgie”. Storie minime dell'Appennino, ovvero quando le cose raccontano la vita è il libro di Michele Vespasiano e Mariarosaria Del Guercio che verrà presentato sabato prossimo nella sede della Pro Loco Alta Irpinia di Sant’Angelo dei Lombardi. Assieme agli autori ne parleranno il sociologo Giuseppe Acocella della Federico II di Napoli e presidente del Cnel, Toni Ricciardi, storico dell’emigrazione dell’Università di Ginevra, e Mario Sena, studioso delle dinamiche sociopolitiche delle zone interne.
Il libro (Arturo Bascetta Editore, pp. 160), che sta riscuotendo un lusinghiero successo in libreria, raccoglie racconti brevi che – si legge in una nota critica – affondano a piene mani nel patrimonio immateriale dei paesi dell’Appennino, riportando a galla ricordi e turbamenti che nemmeno la polvere del tempo è riuscita a cancellare. Le suggestioni arrivano dagli odori, dai sapori e dai colori di una terra, quella dell’entroterra, aspra e talvolta matrigna, che alimenta quel quadro di emozioni che è anche casa per i due autori, le cui origini rimandano alle balze montuose e ai paesaggi per certi versi ancora inesplorati dell’Alta Irpinia. Il paese che emerge dai racconti compone così per ognuno un “paesaggio dell’anima”, dove la realtà si confonde con la fantasia, il vero con il mistero, con la superstizione popolare. Racconti che, pagina dopo pagina, diventano un modo per leggere il territorio e per renderlo più vicino al lettore. Racconti che parlano di caramelle di zucchero e taralli di Pasqua, di mangiadischi, di foto sbiadite, di lavandaie, di serenate e littorine, di giochi antichi e di antiche letture, e ancora di credenze, riti e ancestrali consuetudini.
Uno scrittore ha la capacità magica di fissare in un giro di parole la peculiarità di un luogo, la sua essenza e di renderlo simbolico; esso costituisce la linfa per emozioni e parole, è un insieme di colori, di odori intensi che impregnano la memoria di suggestioni proustiane. Storie minime dell’Appennino, come recita il sottotitolo, che sono evocative della civiltà rurale raccontata nelle parole di Fortunato e di Silone piuttosto che dalle tele di Carlo Levi e Luigi Crisconio, sono per i due scrittori linfa per le loro storie e per i loro personaggi che, sottratti all’oblio, spaziano nel tempo immoto della storia umana. Storie in cui è possibile rinvenire le radici del mondo di ieri già irrimediabilmente perduto, ma ancora vivo nel nostro profondo. La terra di Del Guercio e Vespasiano appare “stregata”, di una bellezza selvaggia, con una geografia unica di colori e odori che si tinge di mito. È una terra che “non ha l’eguale”, è metamorfica, cangia come il tempo, come le stagioni, ma mantiene intatta la sua bellezza. Un paesaggio dell’anima, un universo di pensieri e di valori condivisi, all’interno di una ipotetica comunità appenninica da leggersi, per dirla con Rocco Scotellaro, “con i panni e le scarpe e le facce che avevamo”. Insomma, “Caramelle di zucchero e altre nostalgie” è la grande metafora della memoria e, quindi, della vita. E nel contempo di un viaggio nei vicoli di paesi antichi, negli sguardi della gente abituata a mettere in mezzo al pane la miseria e a stringere i denti per la sofferenza di una stagione amara, e poi nelle culture che attraversiamo e nella quotidianità di giorni tutti uguali che ci rimanda al paese pavesiano nel quale si muovono persone, si animano luoghi, e dove si vive di ritualità, perché “un paese ci deve essere…”. Il volume di Vespasiano e Del Guercio è un libro da leggere con gusto, per il piacere di annusare l’intima essenza delle comunità dell’entroterra, di tuffarsi nella loro anima per respirare atmosfere d’altri tempi e, perché no, anche per conoscere meglio gli autori.




