CARIFE – Torna al suo posto dopo 35 anni la maiolica artigianale che riproduce l’immagine della Madonna Addolorata, recante sulle ginocchia il figlio morto. Proprio in questi giorni è stata riposta sulla finestra della facciata principale della piccola cappella che sul portale porta l’iscrizione “A.D. posuit me desolatam 1755”.
La data dimostra che fu eretta dopo l’altro terribile terremoto che, il 29 novembre del 1732, quasi rase al suolo il paese, seminando enormi lutti. La chiesetta, che ha dato il nome al rione in cui si trova, era rimasta fortemente colpita anche dal terremoto del 23 novembre 1980 che fece crollare la facciata.
Oggi, con la ricollocazione della piccola maiolica si completa la sua ricostruzione. La piccola cappella, nata anche come oratorio, è molto cara ai cittadini di Carife. Nel periodo pasquale, la mattina di venerdì santo alle cinque, da questa cappella, accompagnata da canti strazianti, parte una caratteristica processione, che porta la statua di Maria Addolorata nella chiesa Collegiata, dedicata al patrono San Giovanni Battista.
“La cappella dell’Addolorata – si legge in un libretto distribuito per l’occasione dal prof. Raffaele Loffa – fu risparmiata per un pelo da un bombardamento degli alleati, che erano sbarcati nella piana del Sele il 9 settembre del 1943 per l’operazione “Avalanche”. Una domenica mattina dello stesso mese, proprio mentre numerosissimi fedeli gremivano la chiesetta per assistere alla Santa Messa, un aereo inglese sganciò due bombe; una esplose poco distante, terrorizzando la gente e facendo cadere dei calcinacci, l’altra, caduta a circa settanta metri, in direzione Est, non esplose. Fu rinvenuta nel 1981 durante i lavori di urbanizzazione in viale Mazzini e fu fatta brillare, in una cava, dagli artificieri dell’esercito”.
Il giovane parroco di Carife, don Daniele Palumbo, intervenuto alla posa della maiolica, ha espresso grande soddisfazione per l’avvenimento “che – ha sostenuto – cancella un’altra cicatrice di tutte quelle che segnarono i monumenti sacri di questo paese quella tremenda sera del 23 novembre 80”.




