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    20/03/2019

Asor Rosa: «Nel segno di De Sanctis la lezione di Carlo Muscetta»

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Alberto Asor RosaAVELLINO – «Un grande personaggio, ma anche e soprattutto un grandissimo critico letterario». Così Alberto Asor Rosa, professore emerito all’università «Sapienza» di Roma, ha voluto ricordare Carlo Muscetta in occasione della giornata di studi organizzata dal Centro «Guido Dorso» per ricordare le figure di due grandi avellinesi, Carlo Muscetta (1912-2004) appunto, a poco più di dieci anni dalla scomparsa, e Antonio Maccanico (1924-2013), per 24 anni presidente del Centro Dorso.

In una sala conferenze della Camera di Commercio, in piazza Duomo ad Avellino, piena in ogni ordine di posto, ha portato i saluti istituzionali il presidente Costantino Capone, mentre Sabino Cassese, presidente del Centro «Dorso», ha introdotto Asor Rosa. Presenti al tavolo anche l’assessore alla Cultura del Comune di Avellino, Nunzio Cignarella, e l’on. Gerardo Bianco che, nel pomeriggio, commemorerà, insieme con lo stesso Cassese ed il prof. Giannola, l’altro illustre avellinese recentemente scomparso, Antonio Maccanico.

In quella che può essere definita una vera e propria lectio magistralis, ma «rivolta in particolare ai tanti giovani presenti in sala», ha spiegato Asor Rosa: «I miei ricordi giovanili restano intensamente legati alla figura del critico e poeta avellinese», scomparso a 92 anni il 22 marzo di 10 anni fa, «nel 1951, quando ho mosso i primi passi nella facoltà di lettere all’università di Roma, la cattedra di letteratura italiana era affidata a Natalino Sapegno grazie al quale mi sono avvicinato a quegli stessi studi che mi hanno permesso un confronto costante con Muscetta». Asor Rosa ha ricordato gli scritti di Muscetta, e le polemiche che ne derivarono, su Vasco Pratolini, autore di Metello, romanzo che segnò il passaggio dal neorealismo dell’immediato dopoguerra al realismo. In tal senso fondamentali rimangono gli scritti Metello e la crisi del realismo, Realismo e controrealismo, ancora Realismo, neorealismo e controrealismo. Peraltro proprio con una tesi su Pratolini, come da lui stesso ricordato, Asor Rosa si è laureato entrando in polemica con Carlo Salinari, italianista e stretto collaboratore di Natalino Sapegno, grande critico letterario, formatosi in ambito crociano, famoso, lo ricordiamo, per i suoi studi sulla letteratuta delle origini e su Dante, in particolare per il suo fondamentale commento alla Divina Commedia.  

Nell’opera di Muscetta, secondo l’autore della letteratura italiana edita da Einaudi, «sono tre gli aspetti sempre presenti: lo storicimo, l’illuminismo e l’azionismo». Nell’ordine: «Gli elementi fondamentali della cultura illuminista, da Voltaire a Montesquieu, rinvengono nell’intera riflessione dello studioso irpino; la sua carriera di comunista non cancellerà mai i tratti della sua vocazione azionista» (nel Partito d’azione Muscetta si iscrive subito dopo il secondo conflitto mondiale per poi passare al Pci da cui si allontanerà nel 1957 per alcune divergenze con Palmiro Togliatti); «infine, ma ancor più importante, lo storicismo è rintracciabile ovunque nel suo rigoroso desanctisismo».

«Uno storicista desanctisiano», quindi, ha sottolineato a più riprese Asor Rosa, che ha poi ricordato i tanti studi di Muscetta «il quale non ha mai avuto una passione univoca, ma anzi s’è pure occupato di autori considerati marginali, ma che tali, assolutamente, non erano»: da Torquato Accetto a Saverio Bettinelli, da Vincenzo Monti a Niccolò Tommaseo, da Vincenzo Padula fino ai suoi contemporanei Scotellaro, Carlo Levi, Moravia, Alfonso Gatto e Curzio Malaparte. Si deve a Muscetta, in un altro famoso scritto, il giudizio su Guido Dorso, l’autore della Rivoluzione meridionale, definito il Machiavelli di provincia proprio a voler sottolineare il rigore dell’analisi politica del grande meridionalista avellinese (in sala erano presenti la figlia di Guido Dorso, signora Elisa, ed il figlio di Carlo Muscetta, Sergio).

Ma Muscetta, ha concluso Asor Rosa, «sarà ricordato per sempre per i suoi studi su De Sanctis, Leopardi e Boccaccio e per quelli sui poeti dialettali Giuseppe Gioachino Belli e Carlo Porta».

 

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