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    21/11/2017

Il cosmo di Anita in mostra alla Casina del principe

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Mostre_anita_trotta.jpgAVELLINO – Sarà inaugurata domani, alle 18.30, presso la Be Food Gallery della Casina del principe in Corso Umberto, la collezione di oggetti d'arte dell’architetto e designer Anita Trotta.

“Alcuni lavori creativi – scrive Darwin Mervoglino – sembrano fondati sull’arte del “levare”. La scultura, ad esempio, consente l’emersione di una forma dal materiale grezzo attraverso un lavoro che sembra togliere il superfluo. Altre espressioni artistiche appaiono invece da un’arte che chiamerei “del costruire”. La vestizione degli oggetti e la loro trasformazione in qualcosa di soggettivo può esserne un esempio. Altre volte ancora, il gesto creativo sembra debordare dall’individuo, esprimersi attraverso l’aggressione del colore sulla tela in modo più irruento. In tutti i casi, comunque, qualcosa si impone al nostro sguardo. Ma cosa?

Credo che resteremmo delusi se pensassimo che ciò che vediamo siano degli oggetti reali. Quel che percepiamo del mondo esterno è modellato su noi stessi. Il gesto creativo smaschera “l’inganno della percezione” rivelando un terzo spazio dell’esperienza umana, quell’area transizionale che la psicoanalisi, con  Winnicott, ha tentato di mostrarci: uno spazio intermedio tra la realtà esterna e il nostro mondo interiore, uno spazio fondamentale che ci consente il vivere e non soltanto l’esistere.

In questo luogo che è contemporaneamente dentro e fuori di noi, si realizza effettivamente la nostra vita, nel gioco infinito tra sé e non sé che trova la sua espressione nel gesto creativo. In esso prendono forma i desideri consci e inconsci dell’artista, che sono suoi propri, ma rispecchiano in parte i desideri di tutti. La capacità dell’artista di produrre un lavoro non è poi così diversa dalla capacità di un bambino di realizzare un gioco, che presuppone l’accettazione del paradosso: come per il bambino la sua bambola è contemporaneamente qualcosa di animato ed un semplice pezzo di stoffa, così per l’artista la propria opera è allo stesso tempo un oggetto esterno e un’espressione di sé. Resta da chiedersi: e per chi guarda?

Credo che la risposta si possa forse trovare nella ricerca dei luoghi di condivisione del desiderio in cui c’è qualcuno che desidera mostrare qualcosa di sé e qualcun altro che desidera conoscere questo qualcosa, per farlo anche suo o per rigettarlo. Il risultato, a volte, sarà l’espressione del desiderio di entrambi. Domandiamoci, dunque: si troveranno luoghi di desiderio da condividere?”.

 

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