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    26/09/2017

Arte in scena: in mostra al Gesualdo le opere di Del Donno

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Mostre_deldonno.jpgAVELLINO – Torna Arte in scena al Teatro Gesualdo che, dopodomani, a partire dalle 18.00, ospiterà nei suoi due foyer la mostra personale del Maestro Antonio Del Donno, uno degli autori più rappresentativi del panorama artistico italiano contemporaneo, le cui opere sono esposte in più di 45 città, dislocate in quattro continenti e in oltre 72 luoghi diversi fra musei, mostre permanenti, spazi privati ed istituzionali.

“Segno, immagine e scrittura”, mostra personale curata dall’Archivio Del Donno, nella persona del procuratore unico Alberto Molinari, porterà nello spazio espositivo del teatro comunale irpino uno degli artisti più importanti del panorama artistico contemporaneo italiano, grande sperimentatore delle tecniche artistiche e della forma, che può vantare la presenze di sue opere, realizzate con i materiali più vari, nei maggiori musei del mondo, tra cui i Musei Vaticani di Roma, il Museum Modern Kunst di Vienna, il National Museum of Modern Art di Tokio, la National Gallery di Atene, il Museo d’Arte Moderna di Caracas, il Museum of Modern Art di New York, il Museo Espanolo de Arte Contemperain di Madrid e il Museo di Arte Moderna di Rio de Janeiro.

All’inaugurazione di venerdì 6 novembre interverranno, oltre all’artista, il presidente dell’Istituzione Teatro comunale Luca Cipriano, lo storico dell’arte Alberto Iandoli, che introdurrà la figura dell’artista, il critico d’arte Gianni Garrera e Alberto Molinari, procuratore unico dell’Archivio Del Donno.  La mostra sarà aperta al pubblico dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 13 e dalle 17 alle 20 fino a martedì 8 dicembre.

BIOGRAFIA - Il percorso artistico di Antonio Del Donno, nato a Benevento nel 1927, inizia nella prima metà degli anni cinquanta con le serie di disegni a china - architetture urbane, strade, ferrovie - anticipatrici della forte seduzione per il segno grafico che diventerà il leit motiv della sua intera produzione. Sempre desideroso di sapere e di conoscere, Del Donno frequenta quotidianamente la galleria di Lucio Amelio a Napoli e presenzia assiduamente ai maggiori eventi artistici che si succedono freneticamente in quegli anni in Italia e all’estero: dalle Biennali alle Triennali, dalle Quadriennali alle fiere e alle mostre più importanti, sempre accompagnato dall’amico Mimmo Paladino con il quale condivide ogni avvenimento. Si forma direttamente all’interno dell’ambiente artistico e vive le esperienze di un’epoca storica - quella delle avanguardie degli anni ’60 e ’70 - contrassegnata da radicali cambiamenti e forti rotture. Parallelamente, comincia a produrre e ad esporre il frutto del suo lavoro con un’intensità che è, ancor oggi, a dir poco sorprendente. L’assiduità della pratica e la volontà gli hanno permesso di raggiungere una sicurezza straordinaria che non sconfina mai nel manierismo e nella ripetitività fine a se stessa.

La quotidianità del fare artistico - per lui indispensabile - è da leggere essenzialmente come gesto liberatorio e comunicatore. Osservando gli ultimi lavori si percepiscono una freschezza e una forza mai venute meno nel corso degli anni, che rendono inimmaginabile l’effettiva età anagrafica dell’autore. Assumendosi il rischio di venir confinato ai margini dell’ambiente artistico - ma così non è stato - Del Donno sceglie la purezza di spirito e di linguaggio per comunicare il suo pensiero che va “intuìto” per mezzo della sensibilità e non “spiegato e capito”, come non si possono “spiegare e capire” il canto degli uccelli, un’alba, un tramonto .

La sua filosofia ben si percepisce osservando l’intero corpus delle opere, dai Contenitori di luce ai Vangeli, dalle Parole di fuoco alle Tagliole, ai lavori più recenti, che richiamando ironicamente il mondo della pubblicità, criticano il consumismo e la superficialità che spesso ci circonda.

Tutto il lavoro di Del Donno è coerente con il suo modo di essere e portatore di valori profondi: onestà intellettuale, autenticità, libertà. Si sono occupati ampiamente della sua produzione, tra gli altri Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna, Mirella Bentivoglio, Enrico Crispolti e Giuseppe Galasso.

 

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