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    21/06/2018

«Ricomporre la frattura tra il rurale e la contemporaneità»: la Casa della Cultura di Aquilonia alla Biennale Architettura di Venezia

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Mostre2_aquil.jpgAQUILONIA – Il progetto di Casa della Cultura di Aquilonia, già premio InArch Campania 2015 al miglior progetto di riqualificazione edilizia, è esposto a Venezia nel Padiglione Italia della Biennale Architettura 2018, inaugurato ufficialmente il 25 maggio alla presenza di Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, Federica Galloni, direttore generale della Dgaap del Mibact e commissario del Padiglione Italia, Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia, Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, Cristiano Corazzari, assessore al Territorio, cultura e sicurezza della Regione Veneto, e Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia.

La Casa della Cultura di Aquilonia – si legge in un comunicato – fa parte di un gruppo di circa settanta opere contemporanee selezionate dall’architetto e designer Mario Cucinella fra oltre 500 candidature e resterà esposto nel Padiglione Italia all’Arsenale di Venezia, Tesa delle Vergini, fino al 25 novembre. Il progetto è firmato da +tstudio, associazione professionale con sede in Aquilonia che associa i progettisti Vincenzo Tenore, Virginio Tenore, Antonio Di Prenda, Eleonora Mastrangelo. L’opera è stata realizzata nel piccolo Comune dell’Alta Irpinia e inaugurata nel maggio 2017. “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” è il titolo scelto dal curatore Cucinella per il Padiglione Italia alla 16ma Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia (26 maggio - 25 novembre 2018). Il Padiglione è promosso dalla direzione generale Arte e architettura contemporanee e periferie urbane, Mibact.

Mario Cucinella, noto professionista che opera tra Parigi e Bologna, docente in diverse università internazionali e istituti di alta formazione, già responsabile di progetto per Renzo Piano, ha lanciato nel giugno 2017 una call con l’obiettivo di individuare progetti, realizzati e in corso, capaci di sottolineare il ruolo che l’architettura contemporanea può svolgere all’interno di insediamenti distanti dai grandi centri, spesso percepiti come luoghi di passaggio e marginali, ma in grado di riacquistare centralità nel dialogo tra nuove esigenze, stratificazione storica e paesaggio. Arcipelago Italia rappresenta quindi «il margine che si fa centro».

«L’esito della call lanciata circa un anno fa – ha spiegato Cucinella – è un racconto stratificato in cui si vuole preservare il complesso sistema di relazioni con il contesto spaziale e temporale entro cui le opere sono inserite. Si è tentato di dare una lettura dell’architettura contemporanea alternativa a quanto offerto dalle città metropolitane, che sono solo una parte minoritaria del nostro Paese, andando a ricercare gli esempi virtuosi talvolta nascosti nei territori meno noti».

Per Federica Galloni, dirigente del Mibact e commissario del Padiglione Italia, i progetti selezionati per “Arcipelago Italia” «esprimono un rapporto di giusta misura con il contesto entro il quale sono inseriti». Nel panorama multiforme e variegato che ne risulta emergono, secondo Galloni, «realtà locali, sensibili ai valori della stratificazione storica e del paesaggio, che attraverso progetti sostenibili trovano risposte alle esigenze delle comunità».

Si tratta quindi, come recitano i testi sui pannelli della mostra, di una «architettura come riflesso delle comunità». Il progetto realizzato ad Aquilonia fa parte dell’itinerario riguardante l’Appennino sannita-campano-lucano, quinto degli otto itinerari proposti nel Padiglione Italia. Al cuore di questo itinerario vi sono i temi dell’adeguamento sismico, della restituzione di nuovi spazi collettivi, delle azioni di recupero integrato che mettono in relazione tecnologia e modernità con paesaggi e tradizioni.

E proprio dal tentativo di rispondere con gli strumenti dell’architettura contemporanea ai problemi del contesto locale nasce il progetto della Casa della Cultura di +tstudio. «La prima urgenza che sentiamo come progettisti che operano in un’area interna come l’Alta Irpinia – ha dichiarato l’architetto Vincenzo Tenore di +tstudio – è ricomporre la frattura tra il rurale e la contemporaneità, che si è accentuata con la massiccia attività edilizia legata alla ricostruzione dopo il terremoto del 1980». L’edificio, situato a bordo della piazza principale del paese e interamente ricoperto da doghe in larice siberiano, ha caratteri essenziali, quasi archetipici, che chiaramente rimandano alle strutture rurali del territorio: «Quando ho sentito dire – racconta l’architetto Tenore – che la Casa della Cultura “sembra un pagliaio” ho pensato che quello fosse il miglior complimento possibile: vuol dire che siamo riusciti nell’intento di integrare l’opera in un contesto rurale come quello di Aquilonia».

La Casa della Cultura di Aquilonia recupera e rifunzionalizza un vecchio asilo, pur rispettando le linee e gli ingombri della struttura preesistente. E questa circostanza richiama l’altro problema di fondo a cui il progetto propone una risposta, ovvero la mancanza di occasioni di sviluppo in una comunità in forte crisi di spopolamento. L’asilo, a causa della scarsa natalità, lascia il posto a una casa della musica, ovvero una piccola fabbrica del suono, con una grande sala prove, camerini, auditorium e piccoli studi: «una nuova tipologia di attività ricreativa – ha spiegato Virginio Tenore, ingegnere di +tstudio – che offre però possibilità occupazionali. L’abbiamo pensata come una destinazione d’uso “proattiva”, tale per cui al suo interno si possa fare ascolto di qualità ma anche inventarsi mestieri che ad Aquilonia non ci sono mai stati».

«Siamo qui alla Biennale – ha concluso l’architetto Vincenzo Tenore – sentendoci pienamente partecipi del fermento che da alcuni anni sta attraversando le aree marginali del Paese, e in piena sintonia con la visione del curatore Mario Cucinella, che viviamo ogni giorno nella nostra pratica professionale. Questo spazio immenso che vogliamo abitare, quello delle aree interne, non è subalterno a quello delle città né periferico, ma offre al contrario grandi occasioni per lo sviluppo umano».

 

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