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    20/11/2017

Regione, i due volti di De Luca

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Vincenzo De LucaAVELLINO – Dopo una campagna elettorale molto combattuta e difficile, anche grazie all'apporto determinante di De Mita e di molti transfughi del centrodestra, Vincenzo De Luca ha vinto le elezioni regionali in Campania. Fatta eccezione per il politico Bonavitacola, che si è prontamente dimesso da deputato, nominato  suo vice, bisogna dare atto che la giunta composta per la maggior parte di tecnici e donne (sei su nove componenti in totale) sembrerebbe, per ora, rispondere a criteri di innovazione ed autonomia, nonché riconosciuto prestigio. Va da sé, tipico del personaggio, che le deleghe più importanti sono rimaste in capo al presidente, quasi un uomo solo al comando.

Da subito l'ex sindaco ha assunto, sul piano nazionale, anche più del collega pugliese Emiliano, il ruolo di leader dei governatori del Sud, intestandosi la titolarità del rilancio, sul piano più complessivo, della di nuovo attuale questione meridionale. Nella direzione dedicata al tema promossa recentemente dal Pd a Roma è stato sicuramente il riferimento istituzionale più ascoltato. Va riconosciuto un certo attivismo anche sul fronte dell'approccio ai problemi, a partire dall'utilizzo delle risorse comunitarie, recentemente proprio Salerno ha battuto tutti per i fondi europei, incassando i soldi prima di altri 18 Comuni campani, fino alla questione Bagnoli per Napoli e per venire all'Irpinia, il nodo della elettrificazione della tratta ferroviaria Salerno-Avellino a cui andrebbe aggiunta la Avellino-Benevento in vista della stazione Ufita, il raddoppio della superstrada Avellino-Salerno, finalmente la bonifica dell'Isochimica.

A margine di tutto ciò, come i peggiori notabili del Regno delle due Sicilie, con suoi fedelissimi ha cominciato ad occupare tutti i luoghi del sottopotere della Regione Campania. A partire dall'Eav la holding dei trasporti dove ha nominato alla presidenza Umberto De Gregorio del Pd che, negli stessi giorni in cui, non per sua colpa, obsolete carrozze bruciavano sulle tratte, twittava  dalle vacanze  proponendo di indicare Bassolino come saggio per selezionare il futuro candidato sindaco di Napoli.

Proposta prontamente e sdegnosamente rispedita al mittente da chi si sente ancora giocatore piuttosto che arbitro. Alla Soresa, partecipata nata per contenere le spese della sanità, già a guida Franco D'Ercole proposto da Caldoro, il nuovo presidente è Gianni Porcelli, ex sindaco di Mugnano candidato nella lista Campania Libera, ed uno dei consiglieri è Giulia Abbate, ex consigliera regionale candidata nel Pd, entrambi bocciati alle ultime elezioni regionali nelle liste a sostegno di De Luca, due cariche all'esame di Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, per presunta violazione del decreto 39 della legge Severino. Ma la vera ciliegina sulla torta è stata l'indicazione di Bruno Cesario, candidato dell'ultim'ora dell'Udc alle Regionali, non eletto, ex Partito popolare, ex Margherita, ex Api, ex bianchiano poi demitiano, ex presidente del Consiglio comunale di San Giorgio a Cremano, ex deputato, ex sottosegretario passato dalla minoranza a sostegno dell'ultimo governo Berlusconi, a responsabile per la Regione Campania ai rapporti con il Parlamento, il Cipe, il sistema delle autonomie.

Ovviamente le minoranze di fronte a tutto ciò sono insorte, per altro la normativa regionale vieterebbe le nomine di chi è stato candidato, non eletto, per un certo numero di mesi dalla tornata elettorale, oltre che degli ex consiglieri regionali, nonché dei coniugi o parenti in linea diretta di consiglieri o assessori in carica. Per non parlare della scelta di un cospicuo numero di dirigenti e, soprattutto, consulenti quasi tutti ex politici, chiamati a coadiuvare l'esecutivo.

Dopo il clamoroso scivolone dell' incarico ad Antonella Guida, moglie di un consigliere regionale, a sub commissario della Asl Napoli 1, (opportunamente la prescelta ha annunciato le dimissioni, spontanee ma quasi obbligate), non osiamo immaginare cosa accadrà per le prossime decisioni su figure apicali e manageriali di competenza presidenziale. Visti i precedenti si può, nella speranza di essere smentiti, affermare che "il sistema di potere di Enzo De Luca da Salerno, per ora, è solo all'inizio".

 

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