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    22/09/2017

Comune 1/Una trattativa continua

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La sede del Comune di AvellinoAVELLINO – Non è dato sapere, al momento, come finirà la crisi al Comune di Avellino (di ufficiale ci sono soltanto le dimissioni della preside Grella da capogruppo del Pd), ma possiamo provare ad analizzare come è iniziata.

Alla base di tutti i malesseri periodicamente registrati dall'amministrazione targata Foti, fin dall'inizio, c'è una contraddizione di partenza, mai risolta. Paolo Foti si è presentato all'elettorato sotto il segno del rinnovamento rispetto alla precedente gestione (due mandati consecutivi) Galasso, che lasciava in eredità al successore una serie infinita di cantieri bloccati e una pesantissima situazione finanziaria, ai limiti del dissesto. Non dimentichiamo, infatti, che le dimissioni degli assessori Ricci e Manzo nascono proprio dalla convinzione, che essi avevano, che non v'era altra strada che dichiarare il dissesto. Paolo Foti, per contro, (e su questa strada lo ha seguito quasi tutto il Consiglio comunale) ha ritenuto che la situazione economica dell'ente potesse essere lentamente risanata (e finora su questo punto ha avuto ragione).

E però, nel mentre dichiarava di voltare pagina rispetto alla precedente esperienza amministrativa, Foti era sostenuto da una maggioranza composta da numerosi "reduci" della precedente amministrazione, nella quale alcuni avevano ricoperto anche incarichi di rilievo.

La contraddizione poteva forse inizialmente essere risolta dando maggiore spazio e responsabilità ai giovani consiglieri che, almeno in teoria, potevano legittimamente ergersi ad alfieri della discontinuità. Invece si è preferito la strada della trattativa continua fra le varie anime della maggioranza, alimentando ulteriori contraddizioni, come quella di Gianluca Festa, che un po' è dentro la maggioranza, un po' ne è fuori (soprattutto quando si tratta di votare il bilancio o di candidarsi con liste proprie in Consiglio provinciale), un po' è tenuto fuori dal partito, un po' è corteggiato dai vertici del Pd nell'ingenua speranza di poter utilizzare i suoi voti.

Nel frattempo lo scenario politico è cambiato alla velocità della luce. Capo del governo non è più Letta, ma Renzi, che tiene saldamente in mano anche le redini del partito. L'ex senatore De Luca non è riuscito a farsi eleggere in Consiglio regionale. Ma soprattutto è cambiata la legge elettorale: la prossima volta per essere eletti (e ci sarà una sola Camera elettiva) occorreranno i voti di preferenza e gli attuali parlamentari irpini, Paris e Famiglietti, non sono radicati sul territorio; da qui la necessità di preparare alleanze con chi i voti ce li ha e naturalmente li venderà a caro prezzo.

A favore della continuazione di questa esperienza amministrativa fino alla sua naturale scadenza o quasi giocano però almeno tre fattori.

Paolo Foti, pur costretto a navigare a vista, sta perseguendo, e con risultati tutto sommato positivi, i sue obbiettivi di partenza: la chiusura dei cantieri e il risanamento delle finanze. I suoi stessi nemici potrebbero ritenere conveniente fargli completare il lavoro "sporco", per trovare poi strada agevole davanti a sé. In secondo luogo molti dei consiglieri comunali sono consapevoli che difficilmente sarebbero rieletti e non ci pensano proprio a porre anticipatamente fine alla consiliatura sfiduciando il sindaco.

Infine, è del tutto probabile che il prossimo sindaco sarà targato Pd. Ad Avellino, nonostante vari tentativi, le liste civiche non sono mai riuscite a portare il loro candidato al vertice di piazza del Popolo. Ed allora, finché non si capirà chi comanda a via Tagliamento, i capibastone e gli aspiranti sindaco resteranno fermi.

 

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