www.giornalelirpinia.it

    21/11/2017

Comune 2/Lo scudo di Archiloco

E-mail Stampa PDF

Scudo spartano, preda di guerra ateniese (Atene. Museo nazionale)AVELLINO – Tutta colpa di De Luca, il governatore, anzi più correttamente il presidente della giunta della Regione Campania. Si è messo a citare Eraclito (“ethos anthropoi daimon” = il carattere è il destino dell’uomo), alla fine della conferenza stampa-monologo del 12 novembre, dopo lo scoppio dell’affaire Mastursi. E mi è tornato in mente Archiloco.

Archiloco non è un poeta come siamo abituati a pensarlo, emaciato e meditabondo: di mestiere era mercenario, ma di sé diceva di essere un soldato di eros, un eros crudo e realistico. Purtroppo della sua produzione poetica abbiamo solo frammenti, a leggerli ancora oggi contemporanei nonostante ci separino 2.700 anni: ad esempio “Qualcuno dei Sai si vanta del mio scudo che, presso un cespuglio – arma gloriosa – lasciai non volendo. Ma salvai la mia vita. Quello scudo, che importa? Vada in malora. Un altro ne acquisterò, non meno bello”. Un altro frammento parla di un generale: “Non amo un generale alto, che sta a gambe larghe, fiero dei suoi riccioli e ben rasato. Uno basso ne voglio, con le gambe storte, ma ben saldo sui piedi, e pieno di coraggio”.

Avete presente il bel torso di imperatore in corazza loricata scoperto ad Aeclanum? Un tipo così doveva essere il generale di Archiloco, la corazza rossa in cuoio modellata con i muscoli in tensione, costellata di Gorgone e dei; se poi non conoscete la statua, potete andare nell’ex carcere borbonico ed entrare nel cilindro centrale o tholos, come dicono gli esperti. È lì a pianoterra.  La statua è acefala, ma basterebbe la riproduzione della testa di De Luca o di Foti ed avremmo il generale di Archiloco, versione 2015.

Non è solo De Luca a somigliare al generale, il governatore che ne ammazza a bizzeffe con le mitragliate delle sue parole arroganti. In una misura diversa, ma con medesimi esiti, anche il nostro Foti somiglia al generale di Archiloco. Non si contano le occasioni in cui ha celebrato la sua indipendenza da imposizioni partitesche, beninteso anche dai poteri forti che in una città come Avellino, si parva licet, sono piuttosto debolucci. Ma in concreto, rimpasto dopo rimpasto in giunta, dove sono i fatti? Pochi e al rallentatore, le risposte affannose alle emergenze grandi e piccole, come se si cadesse ogni volta dal pero.

Si prenda il caso del dieci per cento di abusivi occupanti il totale degli alloggi pubblici. Un fatto conosciuto da tempo, ma che riemerge nell’agenda amministrativa come un fenomeno carsico. Anche altre volte attenzionato, secondo il gergo degli investigatori, e poi insabbiato. Questa volta la presenza attiva della Procura sta evitando l’abisso dell’oblio. Forse Foti immaginava che essere sindaco di una piccola città del Mezzogiorno significasse dedicarsi soprattutto a progettare ed intercettare fondi pubblici ed europei, nella convinzione che iniettando soldi attraverso lavori pubblici, riuscisse a tonificare Avellino, fino a cancellarne la marginalità.

Passi per i tecnici coinvolti nei progetti e nell’esecuzione dei lavori, ma le ditte che operano non sono locali. Grande differenza con gli anni d’oro per i costruttori avellinesi che, su scala locale, confermavano l’edilizia “volano dello sviluppo”. Foti progettista, come lo era stato in senso lato nell’associazione dei costruttori, con il sottinteso del tecnico prestato alla politica. E tutto il contorno di emergenze piccole e continue ed anche individuali in cui un sindaco impatta ogni giorno, considerato tempo concesso ma inefficace, tempo perduto. Quel che è mancato a Foti era la visione generale e convinta: un elenco di singoli progetti non la produce. Come il coraggio, se uno non lo ha, non lo acquista. Parlo al passato dell’esperienza dell’attuale sindaco perché il tempo è passato e nulla, neppure la Tartaglione o la Paris, potranno rimediarvi.

Ma la cattiva amministrazione, come in tanti fenomeni sociali, non si circoscrive, non si confina. Come in un’epidemia coinvolge le persone all’esterno; ed impedisce ritorni ai tempi andati. I comportamenti di assessori e consiglieri, e dei partiti di governo, hanno finito per riverberare sugli avellinesi, sfilacciando la già scarsa coesione sociale, cassando voci ed uditi. Non ho visto gli avellinesi cantare Fratelli d’Italia al processo dell’Isochimica, così come i parigini la Marsigliese in questi giorni. Resterà lascito negativo la privatizzazione di ogni spazio pubblico, lo spezzettarsi dei problemi collettivi in bisogni individuali. Neppure una giunta rimodellata da acquisti novembrini, come le squadre di calcio o di basket, risolleverà la città.

Con un Foti declinante si fanno avanti molti pretendenti. Esempio di un elenco piuttosto lungo, sono Festa e Petitto, in gran movimento. Pensano di essere generali, ma sono solo bravi ufficiali, molto professionali nella disciplina delle proprie truppe, grandi tattici nella guerriglia congressuale o parapartitica, ma non generali, con lo sguardo verso l’orizzonte del futuro.

L’ho conosciuto un generale, piccolo di statura: non so se avesse le gambe storte, ma era pieno di coraggio. E lo rimpiango.

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

DG3 Dolciaria

Geoconsult

Condividi


www.puhua.net www.darongshu.cn www.fullwa.com www.poptunnel.com