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    21/11/2017

Urbanistica è partecipazione

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-IlCommento_foto_santin.jpgAVELLINO – Osservatela bene la foto. Campeggia da alcuni giorni agli ingressi di Avellino e forse gli automobilisti giustamente non vi prestano molta attenzione. Eppure dovrebbe colpire la dissonanza, non si sa se voluta o se per frettolosa sciatteria.

Le immagini dicono una cosa e il testo un'altra. “Eccellenze d’Irpinia “: qualcosa che solo chi vive in Irpinia possiede e forse difende. Qualcosa che ci identifica senza tentennamenti. “Ah, sei di Avellino, quelli che mangiano…”. Ma l’Irpinia scompare quando osserviamo più da vicino il montaggio fotografico. Non sapremmo identificare un territorio preciso; anche le due tre nocciole in secondo piano, sul basso, potrebbero essere piemontesi, le castagne degli Appennini, l’olio da tante località del Mezzogiorno e persino dalla Liguria o dal lago di Garda. Ma il nostro sguardo è attratto inevitabilmente dal centro del fotomontaggio: quel gigantesco spicchio di Parmigiano-Grana Padano-Trentingrana tanto somigliante ad un picco delle Dolomiti, montagne che identificano di certo l’Italia ma molto lontane dall’Irpinia.

Effetto voluto? Non si spendono tanti soldi, forse pubblici, per manifesti tanto giganteschi quanto insulsi. Per saperlo, dovremmo telefonare al numero di cellulare posto in alto a destra, ma noi non telefoneremo. Ci interessa piuttosto filosofeggiare sulla dissonanza tra parole ed immagini e spostare l’attenzione sulla sconnessione tra parole e agire politico che abbiamo osservato in due iniziative della giunta Foti.

Abbiamo partecipato al primo laboratorio di urbanistica dedicato alla Dogana. Nonostante una preparazione garibaldina, il dibattito è stato interessante, quasi il primo pezzo di un cammino già prefigurabile. Garibaldi era un garibaldino perché sapeva produrre strategie e tattiche efficaci, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione, uomini ed equipaggiamenti. Tomasone non avrà seguito alla lettera le norme per le procedure di partecipazione, ma ci ha radunato e, come ha affermato, messo la faccia. Forse pressato da alcuni mugugni e linguaggi non verbali che abbiamo già riscontrato nel chiuso della chiesa del Carmine, dopo alcuni giorni, il 10 febbraio, ha proceduto alla redazione di uno specifico protocollo per il laboratorio di urbanistica partecipata (Lab av).

Le procedure europee e italiane di partecipazione si strutturano attorno alcuni capisaldi: i portatori di interessi diffusi sono uguali tra loro, le riunioni e le sintesi dei risultati prevedono l’unità del tempo e dello spazio in cui avvengono. Non vi è un prima ed un dopo, un chi è più uguale di un altro. Tomasone e la giunta Foti ora maledicono la partecipazione, ne deviano i contenuti e le possibili prassi, attraverso la creazione di un tavolo tecnico-scientifico in cui siedono, accanto all’assessore, solo i rappresentanti dell’associazione costruttori e degli ordini professionali, ingegneri, geometri, architetti, geologi e compagnia cantando. Dal tavolo tecnico-scientifico deriverebbero poi specifici gruppi tecnici e forum dei cittadini.

Nessuno ha ancora scritto contro questa mostruosità che ha una ragion d’essere nella decisione di Foti di procedere ad una revisione del Puc in vigore e di approntare così la blindatura di alcuni interessi oggi in crisi ad Avellino che coinvolgono chi costruisce e chi appronta gli strumenti tecnici per costruire. Nel tavolo tecnico-scientifico ci si aggregherà per le decisioni di fondo, poi alle decorazioni o alle chiacchiere dei forum lasceranno il tempo che troveranno. Come se l’urbanistica appartenesse solo a costruttori e professionisti vari e non, innanzitutto, ai cittadini. Passano gli anni ma siamo sempre ai maledetti anni Sessanta. Passa Cervellati a Bologna e Vezio De Lucia ad Avellino, passa il Corviale a Roma e lo Zen a Palermo, passano pure sensibilità ambientalistiche e nuove forme di cittadinanza in Europa, noi ad Avellino riusciamo a rendere forma vuota, impaccio burocratico, orpello perditempo il principio della partecipazione. Altrove l’urbanistica è un approccio multidisciplinare e la città un organismo globale, qui un affare di cemento, forse di squadra e compasso, con i santini di Di Nunno e Cagnardi ben in mostra.

La seconda iniziativa riguarda il debutto dell’assessore Perna che probabilmente ha inteso la partecipazione come sinonimo di silenziosa presenza alla sua recente conferenza stampa in cui ha immaginato che piazzale Kennedy fosse un catino di aria sporca. Purtroppo i numerosi sforamenti non riguardano solo la centralina che sosta sotto gli stenditoi giganti del parco Kennedy, ma anche la seconda: l’aria inquinata riguarda la città e non solo una sua porzione. Non sarà sufficiente evitare che le auto più vecchie transitino per il catino, semmai con la punizione di andare a prendere le corriere dalle parti dello stadio.  Accanto a Perna, silente come uno strano convitato di pietra l’assessore ai Trasporti Preziosi. Da lì, dalla riorganizzazione dei trasporti pubblici e da un’immediata apertura dell’autostazione, dovrebbe venire una risposta che manca ancora ad Avellino.

 

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