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    22/09/2017

Sull’urbanistica uno scatto d’orgoglio

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Il Fenestrelle visto dal ponte della FerrieraAVELLINO – Alla luce della riunione dei giorni scorsi  in cui si è avviato il confronto tra consiglieri della maggioranza e minoranza sulle proposte dell'amministrazione in materia urbanistica, si può sostenere che è  stato solo una tempesta in un bicchiere d'acqua il voto contrario della commissione urbanistica del Comune di Avellino, qualche settimana fa, sulla bozza di indirizzi dell'assessore Ugo Tomasone, assente alla riunione perché impegnato per motivi istituzionali in Regione  Campania.

È importante, anche a distanza di tempo, ritornare su quell'episodio perché sintomatico delle difficoltà e del contesto nel quale si affrontano i nodi delle trasformazioni e dello sviluppo del capoluogo. Necessita ricordare che la convocazione della commissione era stata sollecitata, in particolar modo, dalle opposizioni e che il governo della città, anche a seguito dell'iniziativa promossa dal giornale L'Irpinia nel primo anniversario della scomparsa di Tonino Di Nunno sul tema "Dall'approvazione del Puc a oggi. Bilancio e prospettive", si era finalmente aperto al confronto.

Foti e Tomasone si sarebbero potuti nascondere dietro l'articolo 22 del regolamento delle commissioni consiliari che prevede in tema di indirizzo di poter discutere esclusivamente in Consiglio comunale, che rimane l'unico organismo sovrano. Va inoltre sottolineato che il presidente Genovese è stato eletto alla guida della più importante commissione in quota maggioranza con il Pd. Non è difficile intuire quale sia oggi la sua collocazione, visto che da tempo milita nella componente di Festa ed il voto di astensione espresso è nella fattispecie equiparabile ad un voto  contrario. A tutto ciò si aggiungano le reiterate assenze del consigliere Melillo, non sostituito dal capogruppo, se ci fosse un capogruppo, democraticamente eletto,  del Partito democratico.

Occorre  interrogarsi, inoltre, su che cosa condividano nel merito, sulle questioni del futuro della città Genovese, Preziosi  e Giordano. Soprattutto all'on. Giancarlo Giordano si chiede di affrontare la discussione nel concreto,  a partire dalla bocciatura dei sub-comparti, più correttamente comparti più piccoli, in avellinese lottizzazioni, che si vorrebbe reintrodurre nelle zone di interessa pubblico come il Parco dell'autostazione (da intitolare a Di Nunno) e sul Q9.

Bisogna stare molto attenti anche alla perimetrazione del Parco del Fenestrelle, 650.000 metri quadrati di area agricola inedificabile. Si può discutere dell'eliminazione o riduzione, realizzando vere e proprie opere di architettura, delle torri lungo l'autostrada e delle strade parco, a condizione che si cancellino le cubature e che non si incrementino in altre zone. Sì alla rigenerazione urbana ed al non consumo di nuovo suolo. Per la sostituzione delle costruzioni preterremoto bisogna capire come e dove si fa e, soprattutto, con quanta premialità.

Si continua a ritenere che l'amministrazione debba promuovere un'iniziativa pubblica, anche con la partecipazione del progettista del piano, l’architetto Augusto Cagnardi, per aprirsi a tutta la comunità e ai portatori di interesse diffusi sul territorio e non solo a quelli del settore edilizio. È, oramai, giunta l'ora, su tali vitali argomenti di pubblico interesse, di uscire dalle segrete stanze di Piazza del Popolo.

Se poi ci fosse uno scatto di orgoglio e di coraggio  bisognerebbe mettere in sicurezza  le colline ed i fiumi, vincolare i tre grandi parchi che caratterizzano la città immaginata da Di Nunno attraverso una nuova variante di salvaguardia. Tale opzione viene ritenuta decisiva anche dal noto urbanista Vezio De Lucia, che in un recente articolo sul nostro giornale ha sostenuto: "Il punto è che l'Avellino verde di Antonio Di Nunno, il Parco del Fenestrelle e gli altri spazi verdi del piano regolatore non possono essere vissuti come sogni di una stagione irripetibile ma vadano avviati e realizzati come atti concreti dell'amministrazione comunale".

 

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